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Castrovillari

Chiusura pediatria a Castrovillari: per Catapano e Tocci sarebbe una iattura

«Facciamo appello a tutti i sindaci, perché insieme si possa far sentire la voce di un territorio che chiede solo diritti e non pretende favori»

 

CASTROVILLARI – Chiudere anche il reparto di pediatria sarebbe davvero un fallimento per l’ospedale di Castrovillari. Angelo Catapano, sindaco di Frascineto ed Alessandro Tocci sindaco di Civita, intervengono sulla paventata chiusura del reparto di Pediatria che rischia di non poter più assicurare la degenza dei piccoli pazienti, se il sistema sanitario regionale e l’Asp non riusciranno a garantire il personale adeguato. Si parla di almeno sei medici a fronte di quattro disponibili, per non parlare della carenza di personale infermieristico. «La drammatica situazione che si paventa a breve termine per il reparto di Pediatria, che non riesce più ad assicurare assistenza ai bambini ricoverati, ai neonati patologici, per mancanza di personale è la sintesi perfetta di come il sistema sanitario regionale non sia più in grado di risolvere problemi ma di aggiungerne altri a quelli già esistenti. E soprattutto è la manifestazione plastica di come anche i proclami del Governo gialloverde sul sud e la Calabria in particolare, siano solo promesse elettorali che nulla hanno a che vedere con la realtà che era e resta drammatica per uno dei servizi e dei diritti fondamentali da garantire ai cittadini ed al territorio». Sono contrariati i sindaci di Frascineto e Civita. Ma l’intero comprensorio ne risentirebbe, con il rischio effettivo per le azioni di pronto soccorso dei piccoli pazienti. Catapano e Tocci promettono «Battaglia istituzionale e democratica su ogni fronte possibile» perché la «salute e soprattutto quella dei più piccoli deve essere garantita a tutti i costi senza guardare tanto ai numeri e alle carte, ma sfidando le regole del tecnicismo per tutelare chi soffre ed ha bisogno di cure mediche. Facciamo appello a tutti i sindaci del comprensorio – hanno concluso Catapano e Tocci – perché insieme si possa far sentire la voce di un territorio che chiede solo diritti e non pretende favori. Se i piccoli assistiti nel nostro ospedale rischiano di essere trasferiti avremo sulla coscienza non solo la fuga di cervelli, ma anche la noncuranza e l’abbandono per coloro che hanno avuto bisogno di noi fin dai primi giorni di vita e abbiamo abbandonato al loro destino di numeri, piuttosto che di persone».