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Associazioni sul “Leonardo” di Saracena: «non è di Giocondo Bissanti»

Le Associazioni Mistery Hunters, Mystica Calabria e Santa Maria del Gamio intervengono sulle recenti notizie rispetto all’attribuzione dell’opera Ultima Cena di Leonardo rinvenuta a Saracena

 

SARACENA (CS) – “Non è di Giocondo Bissanti l’Ultima Cena scoperta a Saracena”. A precisarlo sono tre associazioni Mistery Hunters, Mystica Calabria e Santa Maria del Gamio, che hanno collaborato per “dare dignitĂ  e visibilitĂ  a quest’opera con una divulgazione emozionale su tutti i media, dettata dalla passione per l’amata Calabria, e uno studio serio e approfondito, con dati storici accertati, senza creare falsi miti”.

“Ci dispiace constatare – riporta una nota – dai documenti in nostro possesso, che l’autore dell’opera non può essere Giocondo Bissanti (non Giacomo)”. E le associazioni riportano una lettera di Lia Grisolia, Vicepresidente dell’Associazione Culturale Santa Maria del Gamio, che ha spedito ad Alfonso Morelli, Segretario dell”Associazione Mistery Hunters, e ad Ines Ferrante, Presidente dell’Associazione Mystica Calabria, dove vengono illustrate le nuove prove storiche sull’Ultima Cena di Saracena.

“Negli ultimi giorni si sta facendo un gran parlare di quello che a detta di molti sarebbe stato l’autore della copia dell’Ultima Cena collocata nel refettorio dell’ex Convento dei Cappuccini di Saracena. Tale autore secondo i giornalisti del quotidiano “Parole di vita” sarebbe proprio Giocondo Bissanti. Ebbene, al netto delle ultime ricerche effettuate da Don Leone Boniface è emerso chiaramente un dato storico inconfutabile: l’autore della nostra Ultima Cena non può essere Giocondo Bissanti per una serie di ragioni storiche. In primo luogo la filologia e lo studio delle fonti d’archivio hanno confermato questa nostra tesi in maniera lampante. In un inventario dei beni della parrocchia di Santa Maria del Gamio e delle Armi in Saracena, relativo all’anno 1809, si menzionano anche i beni afferenti al Convento dei Cappuccini dei quali si parla in questi termini: “Nel refettorio si ospitano sette mense, il quadro della Cena , quadri di Cardinale, uno di Arcivescovo e tre d’altri uomini di religione…”.

“Pertanto, stando all’evidenza storica e tenendo per certa la data 1809 come data in cui la nostra Ultima Cena doveva giĂ  essere allocata in situ, possiamo plausibilmente ritenere fondata l’ipotesi che il terminus ante quem relativo alla messa in opera della Cena di nostro Signore, sia appunto anteriore alla data riportata in calce al dipinto, il 1859″.

“Ulteriore prova che conferma questa ipotesi – prosegue la nota –  è il fatto, notorio a chi avrĂ  letto gli atti conservati presso l’archivio parrocchiale su citato, che le mani operose di Giocondo Bissanti apparvero per la prima volta a Saracena non prima del 1888 e restarono in piena attivitĂ  almeno fino al 1895. Ipotesi verificabile facilmente osservando con attenzione due ritratti conservati presso la Pinacoteca Comunale, realizzati e firmati dal Bissanti. Si tratta del ritratto di D. Leonardo Mastromarchi Sacerdote, nato nel 1844 e ritrattato dal Bissanti nel 1888 insieme al ritratto di D. Alessandro Mastromarchi Abbate Parroco, nato nel 1840, ritrattato nello stesso anno”.

“Dal punto di vista cronologico, dunque, tocca precisare anche il fatto che il committente dell’Ultima Cena pollineana non può essere stato Leonardo Mastromarchi, dal momento che risulta nato nel 1844, mentre la prima data utile che attesta la presenza dell’Ultima Cena nel convento è appunto il 1809. Il Sacerdote in questione non era nemmeno nato”.

“Se poi si considera che Bissanti operò sicuramente a Saracena anche nel 1895, come attestato dai ritocchi da lui eseguiti sui dipinti della Ss. TrinitĂ  e di S. Stefano conservati nella Chiesa di Santa Maria del Gamio in Saracena, il quadro storico risulta completo e ci consente di escludere Bissanti dal novero di quanti potrebbero aver contribuito a creare quest’opera che meriterebbe di essere conservata e preservata. Pertanto ad oggi, la copia dell’Ultima Cena di Saracena risulta ancora anonima, gli studi continuano alacremente alla ricerca di indizi e fatti storici che possano aiutarci a fare chiarezza sulle circostanze e la committenza del dipinto”. Al momento comunque non è stato risolto “l’enigma di chi sia il Leonardo di Saracena”.