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Caos rifiuti: lo spettro di nuove discariche ed inceneritori nel Cosentino

In provincia di Cosenza dovranno sorgere due megaimpianti per lo smaltimento di tutti i rifiuti della provincia di cui uno a Rossano. Intanto la discarica di Celico è già satura e si paventa un possibile ampliamento del sito alle porte del Parco Nazionale della Sila

 

 

CELICO (CS) – “Una legge nazionale del 2011, recepita con una legge regionale di ben 4 anni fa, – ricorda in una il Comitato Ambientale Presilano – prevede che siano i comuni ad occuparsi della gestione del ciclo dei rifiuti tramite gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali). In Calabria gli ATO sono 5 e ognuno comprende i paesi delle diverse province. Il presidente dell’ATO di Cosenza è Marcello Manna, sindaco di Rende. Dal 2015 la Regione ha sollecitato i Comuni a predisporre ogni atto necessario per iniziare a gestire direttamente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Il transito definitivo sarebbe dovuto avvenire il 30 giugno 2018, ma su richiesta dei sindaci il termine è stato posticipato al 31 dicembre 2018.

 

 

Quello che sta accadendo in questi giorni, con i sindaci (non parliamo di quelli dei piccoli comuni di 2-3000 abitanti, ma di grosse città che dispongono di strutture tecniche adeguate) che dichiarano l’impossibilità di acquisire la gestione diretta del ciclo dei rifiuti dimostra l’inadeguatezza di una classe politica incapace ed inetta. Si poteva approfittare della gestione dei rifiuti in scala ridotta per migliorare le economie, l’efficienza, per predisporre impianti più piccoli e meno impattanti, per avviare un’economia circolare. Invece i sindaci manifestano pubblicamente la loro incapacità e cosa ugualmente grave i gestori degli impianti privati chiudono i cancelli e non permettono l’ingresso dei rifiuti perché non si fidano dei “pagherò” dei Comuni.

 

COMMISSARIAMENTO

Qualche giovane politico nato vecchio chiede il commissariamento della gestione dei rifiuti. Per ben 17 anni i rifiuti in Calabria sono stati gestiti da commissari. 17 anni durante i quali sono stati realizzati impianti in deroga, i rifiuti sono stati sversati allo stato tal quale con grave nocumento per l’ambiente, sono stati autorizzati sovrabbanchi, sono stati lasciati milioni di euro di debiti e non sono stati realizzati gli impianti pubblici per permettere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. A chi converrebbe un commissariamento che tra l’altro rappresenta quanto di meno democratico possa essere disposto?

 

SITUAZIONE IMPIANTI

Il Piano rifiuti della Regione Calabria, approvato nel 2016, prevede la realizzazione di impianti di grosse dimensioni. Per l’ATO di Cosenza dovrebbero realizzarne due. Uno è in corso di riammodernamento (quello di Rossano) mentre per un altro deve ancora essere individuato il sito. Ovvio che se si progettano grossi impianti l’impatto è notevole e pertanto è naturale (guai se così non fosse) che le popolazioni dei territori interessati si mobilitino come stanno facendo in questi giorni a Bucita. Nelle more della realizzazione degli impianti pubblici vengono utilizzati quelli privati.

 

 

L’ATO di Cosenza utilizza l’impianto di Calabra Maceri per la lavorazione dei rifiuti e la discarica di Crotone per smaltire gli scarti. In un’ultima riunione tra il Dipartimento Ambiente della Regione e la Presidenza dell’ATO Cosenza è nuovamente uscita dal cilindro la discarica di Celico. Sia la discarica di Celico che quella di Crotone sono quasi piene e nell’arco di pochi mesi sarà necessario individuare un posto dove smaltire gli scarti, anche perché tutte le gare esperite per individuare discariche fuori regione sono andate deserte.

 

NUOVE DISCARICHE

Finché non sarà avviata un’economia circolare che permetta di recuperare dai rifiuti il 100% dei materiali utilizzati sarà impossibile fare a meno delle discariche. Chi parla di inceneritori fa solo il gioco degli imprenditori che lucrano sui rifiuti e fa finta di non sapere che parte dei rifiuti che vengono bruciati diventa cenere da smaltire in discarica. Ma dove realizzare le discariche di servizio?

 

 

Certamente non a Castrolibero in un posto che dista 500 metri da una scuola. Certamente non a Scala Coeli in mezzo a produzioni biologiche di qualità. Certamente non in mezzo ad una montagna a ridosso del Parco della Sila o del Pollino. Se non è corretto portare gli scarti dei nostri rifiuti in altre regioni o peggio ancora all’estero (dove non si ha alcuna garanzia sul tipo di precauzioni adottate nella realizzazione degli impianti), è necessario individuare criteri oggettivi che garantiscano la tutela dell’ambiente, della salute e del quieto vivere dei cittadini.

 

 

Sul sito della Regione è presente lo studio per la localizzazione di una o più discariche nella provincia di Cosenza. I siti analizzati sono: Castrolibero, Castrovillari, Montalto Uffugo, Santa Caterina Albanese, Torano Castello, Acri e Castiglione Cosentino. Quello che preoccupa in questo studio è che i fattori che dovrebbero essere escludenti diventano solo penalizzanti. In altre parole: se un sito dista meno di 2000 metri da un centro abitato o è vicino ad una zona protetta o ad un corso d’acqua, non viene ritenuto non idoneo e quindi escluso ma acquisisce semplicemente un punteggio più basso che per assurdo, in assenza di altri parametri negativi, potrebbe farlo ritenere un luogo adatto per impiantare una discarica.

 

 

È quindi ancora più fondamentale che i cittadini tornino ad essere protagonisti del proprio destino, informandosi e partecipando per fermare per tempo eventuali decisioni insane. La gestione del ciclo dei rifiuti attraverso gli ATO potrebbe avere il vantaggio di avvicinare, anche se parzialmente, il centro decisionale ai cittadini.

 

IL FUTURO DELLA DISCARICA DI CELICO

L’impianto di Celico è privato, la discarica è quasi piena, da un po’ di tempo lavora umido proveniente da fuori regione e vi si sversano scarti della raccolta differenziata della carta e della plastica. Nel mese di dicembre dello scorso anno qualcuno ha deciso di utilizzare la discarica per gli scarti di lavorazione dei rifiuti provenienti dall’impianto di Calabra Maceri. A seguito di questa richiesta la Regione ha predisposto una bozza di contratto con MiGa, ma pare che dal 1 gennaio il gestore non abbia accettato i rifiuti perché i Comuni non garantiscono il pagamento dello smaltimento. Cosa accadrà nei prossimi mesi non è chiaro. Il timore maggiore è quello che MiGa provi a chiedere l’ampliamento o quanto meno l’autorizzazione ad aumentare la quantità di rifiuti che possono essere sversati. Ovviamente in questo caso l’opposizione della Presila sarà chiara e forte”.

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I COMUNI DEPUTATI AD ACCOGLIERE GLI IMPIANTI

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