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Ferrovie joniche e la chimera “Frecciarossa” grazie a Corigliano Rossano

Oliverio annuncia l’elettrificazione della tratta fino a Rossano. Da Cavour a oggi, un abbandono lungo 150 anni

 

CORIGLIANO/ROSSANO (CS) – Certo, sarà anche necessario un periodo fisiologico di assestamento, perché Rossano e Corigliano sono ancora su “livelli” diversi di servizi erogati al cittadino. Ma non bisogna dimenticare che questa grande rivoluzione sociale, qual è stata la fusione, necessità di tempo e che in Italia – e figuriamoci al sud – non esiste la bacchetta magica.

Un arnese che sembra avere in mano il governatore della Calabria, Mario Oliverio, e che ama brandire, a volte, vestendo i panni di Merlino per far comparire qui un ospedale, lì un’elettrificazione della rete ferroviaria, qui un porticciolo, lì una nuova strada tranne poi lasciarla a metà, come quella della diga di Tarsia. E specialmente in periodi elettorali come i prossimi, delicatissimi per Corigliano Rossano, la terza città della Calabria, che fra un anno esatto sarà chiamata alle urne per eleggere il primo sindaco della storia e dell’intera regione che in autunno dovrà scegliersi il governatore.

E siccome nell’aria c’è profumo di campagna elettorale, da queste parti i coriglianesi ed i rossanesi non vorrebbero trovarsi – dopo l’annuncio giunto oggi pomeriggio dell’elettrificazione della tratta ferroviaria jonica (al momento) fino a Rossano – di fronte ad una nuova chimera come l’Ospedale della Sibaritide. Che, per chi non lo sapesse è stato presentato quattro volte e per il quale si è avuto il coraggio di inaugurare a Insiti, prima del voto del 4 marzo scorso, l’inferriata dei cantieri preparativi, nonostante non vi sia ancora un progetto definitivo dopo “appena” undici anni di iter procedurale.

Anche per quel che riguarda la linea ferroviaria jonica, ci si potrebbe scrivere su un bel libro tragicomico. Fino allo scorso anno la strada ferrata nel tratto calabrese, quindi da Rocca Imperiale a Reggio Calabria – perché, sempre per chi non lo sapesse, il tratto lucano jonico ospita già la Frecciarossa a Ferrandina e Metaponto, appena 80 km da Corigliano Rossano, grazie alla Regione Basilicata che sborsa una diecina di milioni l’anno – era rimasta ai tempi di Cavour. Da Camillo Benso in poi sono state man mano chiuse tutte le stazioni, quindi soppressi tutti i treni a media e lunga percorrenza. Un disastro per le generazioni ’70-’80-’90 che si sono consumate sul celeberrimo “Crotone-Milano”, utilizzato a mo’ di carro bestiame per andare a studiare e lavorare “fuori” o semplicemente per svago. E così sulla tratta ancora oggi imperversano quasi esclusivamente le littorine diesel anni ’60. “Nel frattempo” la Regione acquista in Polonia due treni Swing che, inaugurazione a parte (2015), non viaggiano praticamente mai.

Solo nel 2016, governo e regione si accorgono che questa linea ferroviaria è una vergogna e così il ministero delle Infrastrutture stanzia poco più di 500 milioni di euro per un ammodernamento che prevede l’elevazione della rete a “rango C”, quindi il rifacimento di qualche stazione, come quella di Corigliano e il cambio dalle traverse in legno di fine ‘800 a quelle in cemento. I lavori effettuati l’estate scorsa consentono ai treni di viaggiare abbattendo il “fatidico muro” dei 90 chilometri orari precedente, per raggiungere una velocità massima e ipotetica dei 130 attuali.

Adesso la storia sembra ripetersi perché per quest’estate la Regione ha annunciato, come accennato, i lavori di elettrificazione, previsti in un primo momento da Metaponto a Sibari e poi, grazie all’intercessione di Oliverio ai tavoli romani, da estendere fino a Rossano e l’anno prossimo fino a Roccella.

Una bella conquista, non c’è che dire. Probabilmente non ci si sarebbe mai giunti – ammesso che partano i lavori, anche se il precedente dell’estate scorsa fa ben sperare – se non ci fosse stata la fusione. Corigliano Rossano, una città da 80mila abitanti e nel cui hinterland ne gravitano circa 200mila, costretti tutti a viaggiare solo su gomma, non possono essere privati del sacrosanto diritto alla mobilità. Gli standard europei sono solo un sogno, è vero, ma almeno da queste parti che transitino treni alla stregua delle altre regioni d’Italia e dello stesso Tirreno calabrese. Ci si accontenterebbe.

Luca Latella