Triplice omicidio. A Cassano c’è rabbia per l’uccisione di un bimbo di 3 anni

CASSANO JONIO (CS) – L’innocenza di un bambino, una vita difficile a soli tre anni, una morte atroce senza che lui avesse la benché minima colpa.

Era assieme al nonno e alla sua giovane compagna quando è stato ucciso barbaramente mentre la sua mamma e il suo papà sono in carcere. Assieme alla madre Antonia, di 24 anni, che ha altri due figli, il piccolo “Cocò” ha addirittura avuto modo di conoscere, ancora in fasce, l’esperienza del carcere dopo l’arresto della donna per spaccio di sostanze stupefacenti. La donna era ritornata in carcere dopo essere evasa dagli arresti domiciliari e per questo il piccolo era stato affidato al nonno Giuseppe Iannicelli. L’uomo, dopo che la moglie, Maria Rosaria Nucera, era stata arrestata anche lei per droga, così come era accaduto ad un’altra figlia, Simona, che è attualmente ai domiciliari, aveva allacciato una relazione con la giovane donna marocchina con la quale ha condiviso lo stesso destino e quello del nipote. Il triplice omicidio ha segnato duramente la città di Cassano Jonio, perché nonostante il territorio negli anni, sia stato segnato da gravi fatti di sangue, non era mai successo che l’atrocità dei criminali si concentrasse anche su un bambino.

 

“Cassano – ha dichiarato il sindaco, Gianni Papasso – non è questa. Mai avrei voluto commentare una simile circostanza. Sono sbigottito ed addolorato, soprattutto per la ferocia con cui è stato consumato un simile crimine. Inorridisco, soprattutto, poiché tra le vittime c’è un bambino di appena tre anni, e mi chiedo con quale coraggio un uomo possa usare tanta ferocia contro i suoi simili e, ancor di più, contro un innocente”. E anche il Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Franco Giacomantonio, che coordina le indagini affidate al pm di turno, Roberto Quaranta ha commentato l’efferato omicidio: “Come si fa – ha detto Giacomantonio – ad uccidere un bambino di tre anni in questo modo? Si è superato ogni limite. E’ qualcosa di inaudito, di orrendo. In tanti anni di lavoro credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui è toccato occuparmi”.

 

Lo spaccio della droga dunque è l’elemento che lega le sorti di molti dei componenti della famiglia Iannicelli. Ed è proprio sulla pista della droga che si concentrano le indagini degli inquirenti. Iannicelli, era già noto alle forze dell’ordine per reati del genere e in passato aveva anche scontato una condanna ad otto anni di reclusione. Dopo essere tornato in libertà era stato sottoposto alla misura che prevedeva l’obbligo di non allontanarsi dalla propria abitazione dalle 20 alle 8 del mattino. Secondo gli investigatori, Giuseppe Iannicelli potrebbe essere andato di proposito con la compagna e il nipotino ad un appuntamento con gli assassini. E’ ipotizzabile, infatti, che durante l’incontro, motivato da questioni legate allo spaccio di droga che Iannicelli avrebbe gestito autonomamente anche se, comunque, sotto il controllo delle cosca di ‘ndrangheta degli “zingari”, sia accaduto qualcosa che ha fatto precipitare la situazione al punto da determinare l’uccisione di Iannicelli, e che la donna e il nipotino del sorvegliato speciale siano stati uccisi perché ritenuti testimoni scomodi.

 

La preghiera del vescovo di Cassano Jonio

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale ad interim della Conferenza Episcopale Italiana, si è recato sul luogo in cui sono stati trovati i tre corpi carbonizzati e ha assistito in preghiera al recupero dei resti delle vittime, tra cui un bimbo di tre anni. “Sono sgomento – ha detto il presule – per il livello di efferatezza raggiunto da chi ha consumato questo delitto. Come si può dar fuoco a una macchina sapendo che lì dentro vi sono delle persone e, tra queste, un bambino? Come si può non sentire il pianto di un bambino? Come si può? Non parlate di comportamento bestiale. Facendolo, offendiamo le bestie. Sconfitto perché la sconfitta è di tutti, soprattutto di quanti continuano a girare alla larga dal disagio morale, oltre che economico e sociale nel quale si vive accanto a noi. E’ una sconfitta anche per quanti nella nostra comunità ecclesiale continuano a pensare che basta una serie di cerimonie ben fatte per sentirci a posto”. “Avrei voluto godere di più con i ragazzi che erano in cattedrale – ha aggiunto mons. Galantino, facendo riferimento alla Giornata della Pace in programma nella cittadina – e con gli straordinari loro animatori. Ma non è stato possibile. Spero di poter presto incontrare sacerdoti e operatori pastorali per riflettere su quanto è accaduto a poche centinaia di metri dalle nostre chiese. Voglio sapere che risposta, come Chiesa, sentiamo l’urgenza di dare perché, anche da parte nostra, ci siano parole e comportamenti chiari sulla legalità e sul rispetto della vita; e quali scelte ci sentiamo di fare. Il Signore ci interpella anche attraverso i resti carbonizzati delle tre vittime che ho visto estrarre dalla macchina data alle fiamme. E’ anche quella Parola di Dio”.