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Amantea, Sabatino: “non siamo contro i migranti ma contro un business che non è integrazione” (AUDIO)

La cittadina di Amantea accoglie i migranti da diversi anni, ma al tempo stesso non può più contenere e gestire, qualora il numero aumentasse, un nuovo flusso di persone da ospitare. Per questo motivo il sindaco Monica Sabatino ha scritto nei giorni scorsi al Prefetto, e sono subito montate le polemiche.

AMANTEA (CS) – Monica Sabatino aveva scritto qualche giorno fa, a Gianfranco Tomao, prefetto di Cosenza, per sottolineare che la città di Amantea e l’ente municipale che lei rappresenta hanno sempre dato massima disponibilità nell’accogliere gli immigrati,  ma la sua richiesta è stata quella di scongiurare l’arrivo di nuove persone sottolineando che questa attività, non è altro che un business per chi riesce a mettere a disposizione un qualsiasi locale dove ospitare immigrati. Ma la gestione di questi arrivi e l’integrazione sono tutt’altra cosa. Negli ultimi giorni infatti, sono aumentati gli episodi di microcriminalità e il sindaco intende garantire in primo luogo la sicurezza nel suo comune. Additata da molti di essere ‘razzista’, Monica Sabatino non ci sta, e risponde a queste ‘accuse’ sottolineando che la sua protesta non è affatto contro gli immigrati che sono vittime di un sistema malato, ma è contro “il business che ormai ha preso una piega pericolosa per la sua comunità”.

Monica Sabatino, è intervenuta per spiegare le sue ragioni e quelle della comunità che lei rappresenta ai microfoni di Rlb Radioattiva

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“La città di Amantea ha sempre mostrato il volto umano della comprensione e dell’accoglienza e così sarà in futuro, ma non si può assistere inermi ad una continua proliferazione di centri d’accoglienza – ha dichiarato la Sabatino – Per quanto riguarda l’accesso al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati la stiamo prendendo in considerazione per la prossima finestra temporale, alla luce della circolare ministeriale dell’11 ottobre 2016, che avrebbe inserito la clausola di salvaguardia e che consente, ai comuni che diventano sede SPRAR, di ponderare il numero di presenze, gestendole direttamente. La stessa non permette l’apertura di altri centri e consentirebbe la chiusura graduale di quelli già presenti”.