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Consulenza “d’oro” all’Ospedale: 800 euro al giorno. Nesci e Parentela chiedono la revoca immediata

I deputatai al M5S chiedono al dg dell’Asp di Cosenza Mauro, di revocare subito la consulenza di 800 euro al giorno attivata all’Ospedale di San Giovanni in Fiore

SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – I deputati del M5s Dalila Nesci e Paolo Parentela hanno chiesto al dg dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, di revocare una consulenza da 800 euro al giorno attivata all’ospedale di San Giovanni in Fiore. Nei giorni scorsi, infatti, si è reso noto che, con una delibera dell’Asp di Cosenza, si sarebbe attivata una convenzione tra l’Azienda bruzia e l’Azienda ospedaliera-universitaria “Mater Domini” di Catanzaro. Ovvero una consulenza da parte di uno specialista, retribuita con 800 euro al giorno. Per il parere dell’esperto, per il tempo che manca alla fine del 2016, l’Asp avrebbe previsto di impegnare 9.600 euro nel bilancio corrente e 32mila in quello del 2017.

Da qui la richiesta immediata, da parte dei deputati, della revoca. “E’ l’ennesimo falò di denaro pubblico nella sanità calabrese“, commentano i 5 stelle, che in una nota – indirizzata allo stesso Mauro, al dg del dipartimento regionale Tutela della salute, Riccardo Fatarella, e al commissario per il rientro dal disavanzo sanitario, Massimo Scura – ne hanno parlato come di un “provvedimento inadeguato alle priorità sanitarie nel territorio specifico, perseguibile sul piano penale e contabile“.

I 5 stelle – spiega la nota – hanno interessato per opportuna conoscenza anche il sindaco di San Giovanni in Fiore, Giuseppe Belcastro, e tutti i consiglieri comunali. Secondo i due parlamentari “la consulenza, sotto soglia, è stata data per eseguire interventi alla tiroide, ma senza il sostegno di specifici dati epidemiologici riferiti al territorio. Inoltre – hanno rilevato i parlamentari – è assurda la corresponsione del professionista per accessi e non per attività chirurgica, che nel caso sarà numericamente contenuta e purtroppo non sostenuta dalla disponibilità di terapia intensiva e dalle necessarie dotazioni tecnologiche e di risorse umane”.

Secondo Nesci e Parentela, “non si intende per quale motivo, per esempio, non siano state o non possano essere utilizzate le risorse pubbliche impegnate per la consulenza al fine di potenziare, invece, il servizio di Cardiologia dell’ospedale di San Giovanni in Fiore, attualmente limitato a sei ore per giorno, oppure per l’organico dell’unità operativa di Pronto soccorso, di Radiologia o di Anestesia, indispensabili in quel presidio ospedaliero“.