Tirreno
l'ordinanza
La morte di Antonio Perrotta: Domenico Orsino resta in carcere, scarcerato il fratello Umberto. Il gip non convalida il fermo
Il Gip del Tribunale di Paola non convalida il fermo dei fratelli orsini e riqualifica il reato in omicidio preterintenzionale. Resta in carcere Domenico mentre è stato scarcerato il fratello Umberto

PAOLA (CS) – Importanti novità sul caso dell’omicidio di Antonio Perrotta, il 34enne tragicamente deceduto a seguito di una violenta colluttazione avvenuta nei pressi della discoteca “Il Castello” di Sangineto. Il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha deciso di non convalidare il decreto di fermo emesso nei confronti di Domenico e Umberto Orsino, i due fratelli originari di Belvedere Marittimo ma residenti in Lussemburgo, finiti al centro delle indagini condotte dalla Procura. La decisione del giudice ha prodotto esiti e posizioni cautelari nettamente differenti per i due indagati, difesi dagli avvocati Alessandro Gaeta e Francesco Gelsomino.
Domenico Orsino resta in carcere, libero il fratello
Nonostante la mancata convalida del fermo, Domenico Orsino rimane in custodia cautelare in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nei suoi confronti il Gip ha ritenuto sussistente un grave quadro indiziario. È stata invece disposta l’immediata scarcerazione di Umberto Orsino, per il quale il giudice ha rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dal Pubblico Ministero, ritenendo del tutto insussistenti gli indizi di colpevolezza a suo carico.

Derubricato il reato: da omicidio volontario a preterintenzionale
Una delle decisioni chiave del Gip riguarda la riqualificazione giuridica del reato. L’accusa iniziale formulata dalla Procura ipotizzava l’omicidio volontario commesso in concorso e aggravato da futili e abietti motivi. Il Giudice ha invece derubricato il fatto a omicidio preterintenzionale, escludendo – allo stato attuale degli atti e delle indagini – che vi sia stata un’azione coordinata o la volontà diretta di uccidere. Nel provvedimento viene chiarito che il fermo eseguito l’11 agosto mancava dei presupposti di legge: non sussisteva alcun concreto pericolo di fuga.
Il Gip ha evidenziato come I due fratelli si erano ritirati a Belvedere Marittimo, dove la famiglia trascorre regolarmente le vacanze estive. Sono stati rintracciati dai Carabinieri senza alcuna difficoltà in un viottolo nei pressi della propria abitazione. La prenotazione aerea per il 17 agosto risaliva al 1° agosto, quindi era stata effettuata molti giorni prima della colluttazione, come aveva anche evidenziato la difesa. Gli indagati non hanno mai cercato di anticipare la partenza o di nascondersi per sottrarsi alle forze dell’ordine.

L’ipotesi iniziale dell’accusa sostenuto che la vittima fosse stata travolta da calci e pugni non avrebbe trovato riscontro negli accertamenti preliminari. Nessuno dei testimoni ascoltati, inclusi gli addetti alla sicurezza della discoteca, ha riferito di aver visto sferrare calci contro Perrotta. Una testimone ha raccontato di aver visto l’uomo cadere all’indietro e battere la testa a causa di un pugno. I fotogrammi della videosorveglianza acquisiti mostrano solo la presenza degli indagati vicino alle transenne e il personale di sicurezza. Inoltre, le prime risultanze medico-legali consegnate il 14 agosto non hanno fornito prove decisive per sostenere condotte lesive multiple o aggravate.
Fratelli Orsino: la testimonianza di Umberto
L’unica ricostruzione ritenuta pienamente compatibile con gli elementi investigativi è quella fornita dallo stesso Umberto Orsino durante l’udienza di convalida del 13 agosto. Umberto ha ammesso che il fratello Domenico avrebbe sferrato un unico pugno al volto di Perrotta provocandone la caduta all’indietro. Per il fratello Umberto non sarebbe stato rilevato alcun contributo materiale o morale. Il Gip ha precisato che addebitargli una responsabilità sarebbe frutto di meri «sospetti e congetture», ordinandone la liberazione.
Il Gip ha infine evidenziato che la versione del fratello ha fornito i gravi indizi di colpevolezza per l’omicidio preterintenzionale. Pur escludendo il pericolo di fuga e di inquinamento probatorio, il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere per il rischio di reiterazione del reato, definendo le modalità dell’aggressione «oggettivamente allarmanti» e legate a una personalità apparsa incapace di controllare i propri impulsi.


















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