L’alcol e i ricordi

MILANO – Bere troppo, quando si tratta di alcolici, fa male. E se i medici sono concordi nel condannarne l’abuso e le campagne avvertono

dell’obbligo a bere responsabilmente, resta diffusa una antica credenza popolare che attribuisce all’alcol potenti effetti antidolorifici. Soprattutto di fronte a quei mali del cuore, e della psiche, difficili da affrontare a mente lucida. Ma uno studio americano sovvertirebbe questa credenza e direbbe anzi l’esatto contrario: non è vero che con l’alcol si dimenticano i dolori, anzi, alzando troppo il gomito difficilmente si supereranno i traumi, che tenderanno invece a ripresentarsi ancor più dolorosi.

LA RICERCA AMERICANA – Per dimostrare che il vecchio detto non ha basi scientifiche, e che invece l’alcol prolungherebbe il trauma, i ricercatori dello statunitense Niaaa (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism) e del Bowles Center for Alcohol Studies dell’università della North Carolina hanno svolto uno studio in laboratorio sui topi, spaventandoli con un rumore per loro assordante accompagnato da una piccola scarica elettrica. I topi sono poi stati «ubriacati» con alcol, e ancora sottoposti allo choc. In una seconda fase, gli animali sono stati sottoposti al rumore senza alcuna scarica elettrica, e tra loro una parte ha continuato a bere alcol, mentre una parte ha smesso di riceverne. E qui sono arrivati i risultati: gradatamente infatti, i topi che non bevevano più alcol hanno imparato a riconoscere il suono ostile e a non spaventarsi più nel sentirlo. Mentre quelli che ancora ricevevano alcol continuavano a esserne spaventati, nonostante l’assenza di scarica elettrica ad accompagnarlo.

I RISULTATI – Anche il cervello dei topi ubriachi, confrontato con quello dei ratti che non avevano bevuto, presentava strutture diverse: nei primi la corteccia prefrontale, quella dove si svolgono operazioni come prendere decisioni, dove si stabiliscono le funzioni cognitive, dove passano i giudizi e i comportamenti legati alla socialità, mostrava stimolazioni nervose differenti. Ma soprattutto, un recettore chiamato NMDA (la cui alterazione già in passato peraltro è stata associata all’abuso di etanolo), fondamentale per le sinapsi e l’elasticità neuronale, risultava assente nei topi alcol-dipendenti.

LE CONSEGUENZE – Dunque, sostengono i ricercatori che hanno svolto lo studio, l’alcol prolunga le reazioni a un trauma o a un dolore, di qualsiasi entità esso sia, rendendoci incapaci di controllarci e guarire. Il discorso vale ancor più nei casi di patologie conclamate come il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), che se legato a un forte consumo alcolico, non ha la possibilità di venire curato adeguatamente. Commenta uno dei ricercatori dell’università della North Carolina: «C’è una gamma infinita di reazioni umane a un evento traumatico. Noi cerchiamo quelle legate alla guarigione, al poter dire: ‘questo non è più pericoloso per me’. La nostra ricerca dimostra, fondamentalmente, come un consumo cronico di alcol causi un deficit sul controllo cognitivo del nostro cervello nei confronti delle nostre emozioni». E questa scoperta, legata a un’area particolare del nostro cervello, apre la porta a nuovi studi e ricerche per poter curare le dipendenze, lo stress da trauma, l’alcolismo.