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Libro Elia

Nutri Menti – Cibo e ritualitĂ  nella tradizione calabrese e mediterranea. Il libro di Luigi Elia

“La Calabria ha alle sue spalle una lunga e antica storia alimentare, risultato d’incontri, scontri, contrasti e contaminazioni di tradizioni e culture millenarie, che rimandano al bacino del mediterraneo, al nord dell’Europa e al vicino oriente”.

“I popoli che in passato hanno abitato questo lembo d’Italia, dal tempo degli antichi greci ai giorni nostri, hanno tramandato di generazione in generazione, oltre ad importanti influenze linguistiche e culturali, anche tradizioni alimentari caratteristiche, pietanze dai sapori antichi, rituali folkloristici e religiosi legati indissolubilmente a un cibo autoctono, semplice e naturale, indiscusso simbolo di quella dieta mediterranea fortemente caratterizzante questa terra selvaggia e misteriosa della bassa Italia”. Così si legge nell’introduzione del libro “Alimentazione e cibo nella Calabria popolare”, scritto dal biologo nutrizionista Luigi Elia e presentato domenica 10 aprile alla libreria Mondadori di Cosenza.

 

Con Luigi Elia, a discutere di tradizioni, riti e sana alimentazione, era presente anche la diabetologa Francesca Faggiano, presidente della sezione regionale calabrese della Società Italiana di Diabetologia (SID). Elia nella sua presentazione ha spiegato il lavoro da lui svolto anche nelle scuole e ha descritto la struttura del libro, che vede una prima parte dedicata a una breve storia dell’alimentazione in Calabria come si è andata evolvendo dai greci, passando per la dominazione romana, il periodo medioevale, fino ai nostri giorni.
 
La seconda parte del libro è, invece, dedicata al rapporto tra alimentazione e salute con un lungo e particolareggiato excursus sulla Dieta mediterranea e su come si è affermata nel tempo, uscendo dall’ambito degli addetti ai lavori, fino alla proclamazione nel 2010 di “Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità” da parte dell’Unesco. La terza parte tratta specificatamente del cibo calabrese e dei suoi stretti legami con le tradizioni e i simboli (il cibo dell’esistenza), la religiosità (il cibo nelle ricorrenze religiose) e la ritualità (il cibo ei riti e nelle usanze popolari). La quarta, infine, è dedicata a un gustoso e particolare ricettario mediterraneo della cucina popolare calabrese.
 
Elia ha tenuto a porre l’accento come il concetto stesso di Dieta Mediterranea sia nato nella nostra regione, per gli studi condotti sessanta anni fa dal biologo americano Ancel Keys a Nicotera e poi sviluppati in Campania all’inizio degli anni ’60. Da allora quelle abitudini tradizionali sono state modificate dalla popolazione calabrese e, producendo un cambiamento negativo delle abitudini alimentari e degli stili di vita. Ciò ha portato a conseguenze assolutamente negative sullo stato di salute della popolazione della nostra regione e italiana in generale, con l’insorgere di tutte quelle patologie definite da qualche tempo le “malattie del benessere”.

 

Le malattie del benessere

Su quest’argomento è intervenuta la dottoressa Faggiano che ha riportato gli ultimi dati sui livelli di obesità nel mondo, evidenziando che, dal 1975 a oggi, il peso della popolazione mondiale è aumentato in media di 6 kg e si è passati da cento (105) a seicento (641) milioni di obesi in tutto il mondo.
 
D’altra parte lo stesso Elia ha confermato che, nonostante numerosi studi indichino come lo stile alimentare cui tendere per una vita sana sia la dieta mediterranea, negli ultimi decenni si è assistito, in tutta l’area del sud dell’Europa, a un graduale abbandono di questa dieta a favore di stili alimentari meno salutari ed estranei alle nostre origini. Viviamo oggi, in tutta la realtà mediterranea, un grave e reale problema di perdita d’identità e cultura alimentare.
 
A questo proposito la dottoressa Faggiano ha commentato che le persone obese non solo si alimentano in modo sproporzionato ma tendono a rimpinzarsi, con super porzioni (basta penare alle bevande in contenitori maxi), di sostanze che presentano un altissimo contenuto calorico e, nello stesso tempo, un bassissimo valore alimentare. Siamo vittima della globalizzazione del gusto e delle vere e proprie droghe costituite dagli ingredienti utilizzati nella maggior parte dei cibi che servo a stimolare i nostri centri del piacere: grassi, zuccheri, sale e spezie piccanti. Un’altra conseguenza negativa di questa situazione e che è statisticamente provato che un bambino di un genitore obeso ha alte possibilità di diventare egli stesso obeso, sin dagli anni della sua infanzia (8-9 anni).

Alimentazione Calabria popolare
Esiste oramai una consapevolezza dello stretto legame che esiste tra malattia e cibo e non da ora poiché basta richiamare alla memoria il famoso formulario medico alimentare in versi (XI o XII secolo), chiamato “Regola Sanitaria Salernitana”, che fa riferimento, con il termine “diaeta” alle qualità nutritive e terapeutiche dei cibi e delle bevande, alle regole di sanità basate sulla corrispondenza tra uomo e ambiente.
 
L’altra grande emergenza planetaria, collegata a stili di vita errati, è certamente il diabete di tipo 2, che, nella Giornata Mondiale della Salute (7 aprile 2016), è stato definito come una vera e propria epidemia, perché rappresenta, su circa 442 milioni di persone affette da questa patologia, il 90% dei casi, con gravi ricadute anche economiche in quei paesi con un welfare sanitario avanzato.
 
Elia ha anche ricordato che esiste un indice definito di “adeguatezza mediterranea“ che descrive se quello che mangiamo risponde ai criteri della nostra dieta tradizionale mediterranea. A un valore alto corrisponde un’adesione quasi totale e al contrario un basso valore risponde al massimo scostamento. In questo caso, secondo recenti studi, il valore in questione è passato 7,5 degli anni ’60 e ’70 a uno inferiore a 1 ai nostri giorni!
 
A conclusione della presentazione è stata letta e commentata una favola tratta da un libro dell’antropologo calabrese Vito Teti, che dimostra, come un tempo, il cibo necessario e poco disponibile lo diventava solamente nel momento in cui la natura e la cultura interagivano in un ordine che riusciva a salvaguardare le esigenze e le competenze di tutti.