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Nutri Menti – Al Coni di Cosenza, l’incontro sul ‘valore scientifico della dieta Vegan’

Il valore scientifico della dieta Vegan. Perché essere Vegani significa stare bene e in buona salute per tutta la vita.

COSENZA – Si è tenuto nei locali del CONI di Cosenza, nell’ambito della Giornata Mondiale sul cancro, un incontro organizzato dall’Associazione Ganesha con il patrocinio dell’Assessorato alla salute del Comune di Cosenza e dell’Associazione AssoVegan, dal titolo “Incontro tra la malattia, scienza e conoscenza nutrizionale”. All’iniziativa hanno preso parte l’assessore alla Sanità, Massimo Bozzo, la giornalista Rosalba Baldino, le nutrizioniste Maria Grazia Vignarolo (AssoVegan) e Valentina Mazzuca (Ganesha), il professor Giancarlo Statti del Dipartimento di Farmacia e Scienza della Salute e della Nutrizione dell’UNICAL e il dottor Vasco Merciadri, membro del Comitato scientifico AssoVegan. Dopo i saluti dell’assessore Bozzo, delle associazioni organizzatrici e un breve intervento del professor Statti, è intervenuto il dottor Merciadri sull’alimentazione vegana e su cosa la contrappone alle diete a base di carne.

Merciadri, vegetariano da trent’anni e vegano da quattro, in una lunga e articolata esposizione, ha spiegato il collegamento che un’alimentazione Vegan può instaurare con le patologie che affliggono le società moderne e il cancro in particolare. L’esposizione è partita dalla storia dell’evoluzione dell’uomo e della sua alimentazione quando, secondo le teorie più accreditate, si passò da una fase di caccia all’agricoltura e, infine, all’allevamento. Queste teorie hanno fatto il loro tempo, secondo il dottor Merciadri, alla luce di nuove scoperte e dell’esame degli esseri viventi più vicini a noi, i primati, che sono vegetariani.

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Gli animali cacciatori, come i felini, presentano delle caratteristiche fisiche particolari e diverse dagli animali vegetariani: posizione degli occhi nel cranio, visione in bianco e nero, denti aguzzi per strappare le carni delle prede, digestione rapida, intestino corto, apparato digerente strutturato in maniera tale da digerire gli aminoacidi e anche riflessi rapidi per catturare la preda. Gli animali erbivori, all’opposto, hanno struttura diversa poiché i denti piatti sono più adatti alla masticazione, il loro stomaco digerisce cellulosa e lignina, l’intestino è lungo fino a venti volte la misura del loro corpo.

L’uomo, invece, presenta una visione stereoscopica e a colori per riconoscere anche i vegetali e frutta, il pollice opponibile per raccogliere bacche frutti e una dentatura fornita di denti molari che servono a masticare la frutta e i semi e gli animali carnivori non possiedono. Inoltre, è privo di sufficienti acidi gastrici utili per disintegrare le proteine animali, a differenza dei carnivori, di enzimi per sciogliere gli acidi urici prodotti dalla digestione della carne e, soprattutto, possiede un sistema gastrointestinale lungo, stretto, spugnoso inadatto per un pasto a base di carne che producesostanze in putrefazione da espellere in breve tempo. Nell’uomo, poi, la digestione inizia già nella bocca grazie agli enzimi prodotti dalle ghiandole salivari mentre nei carnivori, che non masticano, la digestione inizia direttamente nello stomaco in un ambiente molto più acido.

Per quello che riguarda poi il consumo di cacciagione già nella preistoria, anche in base ai graffiti con scene di caccia rinvenuti in diversi siti archeologici, in realtà, ha precisato Merciadri, si ritiene che esse fossero invece rappresentazioni di riti iniziatici e mistici, legati all’abitudine di cibarsi dei grandi predatori o dei propri nemici per assumerne la forza.

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Le abitudini alimentari sono realmente cambiate dalla metà del 1800, quando il consumo di carne si è esteso a vasti strati della popolazione. All’inizio del 1900 si consumava una media di 3 chili di carne all’anno pro-capite mentrenei giorni nostri siamo arrivati a oltre 88 chili.
Con i progressi della scienza le vecchie malattie sono ben lontane dall’essere state, debellate e alleinfezioni più diffuse si sono aggiunte patologie non di origine infettiva, come il cancro, le malattie cardiovascolari eil diabete.

Alimentazione e  malattie

Queste malattie molto più diffuse oggigiorno dipendono dall’alimentazione e oltre alla carne, che è ricca di grassi saturi che aumentano il colesterolo e la pressione, vi sono anche sostanze nocive che possono essere ingerite quotidianamente, quali:
* ormoni della crescita, somministrati a manzi e vitelli (e se le bestie provengono dall’estero,saràsufficiente interrompere il trattamento una settimana prima della macellazione per evitare qualsiasi positività negli esami degli animali);
* medicine date agli animali, per esempio antibiotici, anche a scopo solo preventivo;
* nitrosamine, sostanze altamente cancerogene prodotte dalla digestione della carne, che possono causare il cancro all’intestino o altre sostanze nocive residue come i pesticidi usati in agricoltura.

Di pari passo c’è stato un calo del consumo di vegetali, con conseguente minore assunzione di vitamine, sali minerali, fibre. La minore assunzione di fibre è anche conseguenza diretta del consumo di prodotti sempre più raffinati e trattati chimicamente quali farine, zucchero e cereali. La scelta del pesce come alimento non si dimostra migliore: esso, infatti,non è sempre la scelta migliore, anzi, produce ammoniaca con la sua decomposizione e si alimenta in zone ad alto rischio d’inquinamento. Non sono esenti neanche gli allevamenti, dove le bestie sono allevate in condizioni igieniche insufficienti pericolose per la salute del consumatore.
L’OrganizzazioneMondiale della Sanità, d’altronde, ha pubblicato recentemente uno studio dove si evidenzia come esista una stretta correlazione tra il consumo di carne rossa e alcuni tipi di cancro.
La carne rossa è probabilmente cancerogena, quella lavorata, salata, essiccata, inscatolata (wurstel, salsicce, carne in scatola) è certamente cancerogena. La discussione che si apre ora, dopo una conferma a tesi conosciute da tempo, è determinare la quantità che la rende così pericolosa. A tutto ciò si aggiunge che la parte più sviluppata del pianeta ha adottato uno stile alimentare non più sostenibile per l’intero ecosistema.

Più vegetali e meno carne dovrebbe essere la parola d’ordine di una politica del benessere che veda coinvolti tutti dalle scuole alle famiglie. È necessario, inoltre, un intervento che cerchi altre strade per sfamare in modo soddisfacente una popolazione mondiale di 7 miliardi di persone che tra 20, 30 anni rischiano di diventare 9 miliardi. Per quanto attiene alla questione della carenza di vitamina B12 nelle diete vegane, il problema è stato esaminato sul finire dell’incontro con un invito a ricorrere, in via eccezionale, a specifici integratori vitaminici. Sull’enorme consumo giornaliero di farmaci utilizzati per le varie patologie che affliggono gran parte della popolazione, ha concluso Merciadri, bisognerà trovare delle efficienti soluzioni che impediscano il tracollo del nostro sistema sanitario. In questo caso l’unica terapia vera è la prevenzione e questa comincia certamente dall’alimentazione.