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“Alberi e ambiente, un binomio necessario” per il recupero degli spazi verdi cittadini

Parco-Nazionale-della-Sila 2Bisogna perciò che il concetto di verde urbano, sviluppatosi nell’urbanistica del secolo XIX, riacquisti la sua rilevante funzione sociale di recupero e salvaguardia degli spazi verdi pubblici, anche per superare l’attuale situazione di “città diffusa” di oggi, nella quale vi è una grande confusione tra città e campagna e dove entrambe hanno perso le loro caratteristiche proprie. L’ultimo intervento è toccato al dottore Ferdinando Laghi, di recente nominato presidente di ISDE Internazionale, un’organizzazione internazionale, riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che lavora per diffondere e approfondire le conoscenze sul legame tra il degrado ambientale e la salute umana. Laghi ha parlato dell’inquinamento ambientale e del fatto che può dipendere non solo da aspetti sanitari (il 10%) ma anche dallo stile di vita e da fattori ambientali (90%). Questi ultimi, poi, influiscono sul 25% delle malattie degli adulti e e su più del 25% di quella dei bambini.

È stato accertato da tempo che l’inquinamento atmosferico (particolato, polveri fini e ultra fini) è una causa di alcune patologie dell’apparato respiratorio, di malattie cardiache e dell’insorgere di alcuni tumori, senza trascurare il fatto che tale situazione può anche instaurare una predisposizione genetica alle malattie croniche e degenerative per le generazioni future. Anche l’albero, che tanti benefici apporta alla salute dell’uomo, può rappresentare un serio pericolo se inserito in processi di combustione e di produzione energetica “lineari”, che hanno, cioè, un inizio e una fine e una conseguente produzione di sostanze tossiche e pericolose scorie finali. In questo modo anche l’albero rischia di diventare un nemico se aggredito dall’attività umana. Partendo da queste considerazioni, Laghi introduce il discorso delle centrali a biomasse, che, per definizione, dovrebbero essere piccoli insediamenti finalizzati alla combustione dei residui di lavorazione degli scarti dell’agricoltura e della forestazione o di piantagioni dedicate. Una piccola centrale, di conseguenza, dovrebbe produrre poca energia con approvvigionamento locale e ristretto.

centrale-biomassa del VultureLa vicenda della Centrale Enel a biomasse del Mercure, funzionante dal 2016, è posizionata nel parco del Pollino, in prossimità del fiume Mercure-Lao (la cui acqua viene utilizzata per vari scopi), dimostra purtroppo il contrario. L’Enel, spiega Laghi, ha pubblicamente affermato che la centrale del Mercure, nel 2016, ha guadagnato 49 milioni di euro di cui però solo 10 milioni risultano proventi della produzione energetica, mentre i restanti 39 milioni derivano totalmente da incentivi pubblici. Siamo quindi difronte a una produzione energetica che risulta drogata da incentivi pubblici e non agisce in base alle richieste di energia proveniente dal territorio.

Allora, si chiede Laghi, perché dobbiamo rifiutare il funzionamento di una centrale così concepita?

Per diverse ragioni. La prima è che per poter produrre l’eccessiva quantità di energia prevista (ben al di sopra del fabbisogno energetico regionale) vi è bisogno di una quantità enorme di biomassa necessaria al suo funzionamento (circa 350,000 tonnellate l’anno) da reperirsi sul territorio dell’intera Unione Europea, con il rischio, tra l’altro, di “importazione” di specie alloctone e di possibile contaminazione da pesticidi, rischiose per l’integrità della biodiversità del Parco e per la salute delle popolazioni residenti.

Questa Centrale, poi, funziona con delle autorizzazione scadute e con proroghe della Regione Calabria, impugnate dalle associazione ambientaliste del territorio (Forum Stefano Gioia delle Associazioni e Comitati calabresi e lucani per la tutela della Legalità e del Territorio). Ulteriori aspetti criticabili sono legati alla mancanza di un serio studio microclimatico della Valle del Mercure (l’unico effettuato è stato fatto mutuando i dati di una valle diversa) e l’assenza di una Valutazione d’Impatto sulla Salute (VIS). L’Osservatorio Ambientale costituito dallo stesso Produttore, inoltre, prevede la partecipazione del Parco del Pollino, della Regione Calabria i dei Comuni confinanti interessati ma non del Comitato Scientifico, che svolge una semplice funzione consultiva esterna. Assolutamente da non trascurare, infine, il pericolo delle infiltrazioni criminali che mostrano rilevanti interessi nella produzione energetica.