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Nutri Menti – Vivere la cultura tra natura e stile tra Calabria e Mediterraneo nel libro di Scaglione

Cibo, design, arte e paesaggio tra Calabria e Mediterraneo. È possibile una via intelligente, un nuovo e diverso rapporto tra buon cibo, buon abitare e buon paesaggio?

COSENZA – Una scelta di un’alimentazione nel solco della tradizione della dieta mediterranea, rifuggendo l’adesione a modelli di cibo spazzatura, può dare la consapevolezza che solo recuperando cibo e tradizione, paesaggio e identità, abitare ecologico e naturale, si possono attivare grandi risorse per il sud e, in particolare, per la nostra regione?

Intorno a queste domande e ad altri aspetti riguardanti le ricette, i luoghi, le case e gli interni, si muove il libro “Cibo, Natura Abitare” di Pino Scaglione, docente di Progettazione Urbana presso l’Università di Trento, presentato, nei giorni scorsi, a Cosenza presso il Chiostro di San Domenico, con il Patrocinio del Comune di Cosenza.

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La casa editrice italiana-catalana List&Books che pubblica il testo apre con questo volume il percorso di una serie di libri-guida che si muoveranno tra gusto, cultura, luoghi, fotografia, architettura, paesaggio, design.

Nel caso del libro di Scaglione viene messo in evidenza, come si legge nelle note di copertina, che bisogna considerare “il buon cibo come cura e terapia, il paesaggio come risorsa del benessere la natura come amica vicina e affidabile, la campagna come riscoperta di sapori e tempi di vita diversi”.

La serata, introdotta dall’architetto reggino Consuelo Nava, progettista ed esperta di progettazione sostenibile, ha visto la partecipazione di Arturo Crispino di Calabria Food, Rosario Branda direttore di Confindustria di Cosenza, Silvia Destito, artista e performer calabrese e Emilio Salvatore Leo designer e titolare del Lanificio Leo.

L’autore, che vive e lavora da 10 anni in Trentino, ha spiegato il senso di un libro che nasce dalla nostalgia della sua terra e vuole porre l’accento, partendo dalla riproposizione delle ricette della tradizione familiare, sulla necessità di promuovere una visione utile a riscoprire i sapori e la particolarità di una cultura, particolarmente sensibile al bello, che ha caratterizzato per secoli la Calabria e il sud in generale, recuperando tradizioni eccellenti con rivisitazioni contemporanee.

L’idea portante del libro tenta, in un certo modo, di definire un nuovo tracciato in cui cibo e alimentazione, collocati in quel segmento storico e culturale della dieta mediterranea, consentano a quelle generazioni che sono attratte da una alimentazione massificata, fatta di cibo spazzatura o dei grandi chef, di scegliere una direzione diversa e di riprendere una tradizione familiare con sani principi legati alla sensibilità ecologica e alla difesa della natura da tempo dimenticata, umiliata o devastata.

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C’è bisogno di recuperare, come afferma Scaglione quel “patrimonio culturale identitario che rappresenta una straordinaria forza e capacità di legare. In questo modo il cibo dovrà essere visto non solo come mera sussistenza ma come affermazione di un legame culturale e identitario”.
Nel libro si parla poi di design nell’accezione anglosassone del termine, poiché si tratta di lavorare a un progetto di una dimensione che possa innovare la tradizione, agganciare la contemporaneità, la tecnologia, l’innovazione e la produzione e permetta anche di competere sui mercati internazionali e non solo quelli locali.

Il libro abbina poi, in maniera assai originale, ricette tradizionali e di facile esecuzione, immagini di paesaggi straordinari, case, orti, campagna e prodotti agricoli, che diventano, pagina dopo pagina, protagonisti di una proposta nuova per vivere nel proprio territorio in maniera equilibrata attraverso la riscoperta di sapori dimenticati e di buon cibo.

 

cibo-natura-abitare-pino-scaglione“C’è un ritorno alla terra da parte di giovani che sempre più numerosi scelgono le facoltà legate all’agricoltura, dice Scaglione, riavvicinandosi alla terra, con un approccio scientifico che rinnova il rapporto con l’agricoltura, con la produzione di prodotti agricoli, altrimenti destinati a essere dimenticati”.

Nel corso della serata è poi intervenuto Arturo Crispino di Calabria Food, che ha ribadito l’importanza, per un’azienda che produce e trasforma gli ortaggi tipici del proprio territorio, di una ricerca di qualità e di sapori antichi e genuini della nostra tradizione.

Rosario Branda, direttore di Confindustria di Cosenza, ha poi messo in evidenza che il sistema agroalimentare calabrese rappresenta un comparto economico importante e distintivo delle produzioni regionali, e ha confermato, nel contempo, che solo l’innovazione nel solco della tradizione potrà permettere ai nostri prodotti di essere competitivi nei mercati nazionali ed esteri.

Silvia Destito, artista e performer calabrese, che trattato dei numerosi richiami ai paesaggi e ai territori presenti nel libro. In conclusione, è intervenuto Emilio Salvatore Leo, designer e titolare del Lanificio Leo, il quale, richiamando la storia della sua azienda, ha affermato che il patrimonio di saperi e conoscenze createsi nel passato possono innescare, attraverso la condivisione di forti elementi identitari, nuovi processi culturali indispensabili per produrre sviluppo e innovazione.