Addio a Neil, un “piccolo passo” nella leggenda

Roma, 26 ago. (TMNews) – “Non abbiamo deciso di andare sulla Luna perché è facile, ma perché è difficile”: le parole di John F. Kennedy riassumono perfettamente il senso del Progetto Apollo, che appena otto anni dopo, il 20 luglio del 1969 poté dire “missione compiuta” con il “piccolo passo” di Neil Armstrong.

Un piccolo passo che trasformò Armstrong, scomparso ieri, nel simbolo del progresso tecnologico, una leggenda che l’ex pilota collaudatore – e unico civile fra gli astronauti del programma – interpretò in modo schivo e riservato – salvo quando si trattava di confutare i sostenitori della teoria secondo la quale il “piccolo passo” non sarebbe mai avvenuto.

Le impronte di Armstrong e “Buzz” Aldrin sulla Luna rimangono il simbolo e l’epitome dell’epica di “Apollo” e dell’intero programma spaziale dell’umanità, un capitolo a parte con le annesse note: Aldrin che insiste sul fatto che nelle tradizioni della Marina – di cui fa parte e sotto cui ricadono le formalità del programma spaziale – il comandante è l’ultimo a sbarcare, la Nasa che premerebbe invece su un “civile” quale è Armstrong e che infine decide che, visto che il portello del Lem si apre verso l’interno bloccando di fatto il passaggio ad Aldrin, il primo passo tocca per forza al comandante.