La cosentina Francesca Gerbasi è la voce emergente della lirica italiana

COSENZA – Talenti di Calabria. Venezia, patria dell’amore per eccellenza, famosa per i suoi canali, per le sue romantiche gondole, per l’accattivante fenomeno naturale dell’acqua alta, è anche la città dove è esplosa l’eccezionale bravura di Francesca Gerbasi, cosentina,

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rinomato soprano falcon, idolatrata dalla critica e apprezzata dal pubblico per via della sua particolare vocalità. Raggiungiamo telefonicamente Francesca Gerbasi, in un momento di pausa. L’accoglienza che ci riserva è particolare, non foss’altro perché siamo della sua stessa città. Domanda d’obbligo: Il rapporto con la musica. «Forse è nato lo stesso giorno che sono venuta al mondo io, a quattro anni ho inziiato a studiare pianoforte. A sedici ho scoperto la lirica e nel 2006 sono stata ammessa al Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza, dove ho studiato col soprano Claudia Sisca. Ho poi proseguito gli studi con il baritono verdiano Giancarlo Pasquetto, trasferendomi nel dicembre 2011 al Conservartorio “B. Marcello” di Venezia, al quale sono attualmente iscritta, perfezionandomi con lo stesso Pasquetto affiancato dal pianista, cembalista e organista Silvio Celeghin per la costruzione e perfezionamento del repertorio lirico e barocco». A Venezia è entrata tra le Masterclass di Alto perfezionamento di Canto Lirico, quelle con il Soprano Luciana Serra, con il baritono Giancarlo Pasquetto; masterclass di canto barocco “Le sonate di A. Scarlatti”, tenuta dal soprano Gloria Banditelli; masterclass di liederistica tedesca di Mozart e Schubert; masterclass di liederistica tedesca di Strauss e Schumann con la pianista Marina D’Ambrosio; approfondimento su repertorio di liederistica tedesca di Schumann e Mahler con il direttore d’orchestra Rigon; masterclass sul repertorio spagnolo con il tenore Fernando Luigi Marquez Fernandez, docente dell’Istituto Superior de Màlaga; masterclass di perfezionamento sul repertorio antico spagnolo, in particolare lo studio sulla Zarzuela, con Ana Rodrigo ed Hector Guerrero, insegnanti presso la Escuela Superior de Canto de Madrid.

E ora? ««Ho sempre mirato alla cultura e al miglioramento e scoperta di me stessa. Non è da me limitare la mente: sono nel frattempo iscritta al Corso di Specialistica Magistrale con indirizzo bio-patologico molecolare, della Facoltà di Biologia, presso l’Università della Calabria, dove nel 2008 ho conseguito la Laurea di I Livello. Credo che tutti gli studi possano e debbano essere collegati tra di loro, dandogli un giusto senso, con degli scopi utili e pratici per sé e per la società. Unendo quindi gli studi musicali a quelli scientifici, mia seconda grande passione, ho infatti seguito i corsi di Foniatria teorico-pratica tenuti da Massimo Borghese e Franco Fussi». Ci spiega poi come sia importante per un cantante avvicinarsi allo studio dei Madrigali: «E’ interessante come qui la parola sia un tutt’uno con l’andamento della linea melodica nelle diverse voci che sembrano addirittura non avere senso se cantate singolarmente. Interpretare un ruolo operistico e trovarvi in un senso è molto più immediato quando vi è una trama, una scena e una personalità già stabilità. Per questo è importante sforzarsi a cercare un senso in ciò che immediato non è: aiuta a guardare oltre le apparenze».

È elemento del Coro Madrigalistico “Achille Falcone”, sotto la direzione di Michelangelo Gabrielli, con la realizzazione in prima assoluta dei Madrigali di Achille Falcone (periodo ‘500). Importanti i due concerti eseguiti in Palazzo Pisani e presso La Scuola Grande di San Rocco, di Venezia, che la vede protagonista, a parti reali e come solista, nei Madrigali di Andrea e Giovanni Gabrieli (periodo ‘500-‘600), con la collaborazione speciale di Doron Sherwin al cornetto antico, alla direzione Erle.

IL PROFILO – Co-fondatrice dell’ensamble vocale a cappella “Sine Nomine”, col quale ha in attivo programmi teatrali e concertistici, di musiche inedite o riarrangiate con gli stessi componenti del gruppo. Tra questi il progetto teatrale, “Elastic Reality”, a loro proposto da Paola Daniele, coreografa, attrice e ideatrice insieme a Tommaso Muto, del quale progetto ne è il compositore delle musiche elettroniche, eseguito anche di recente per il Settembre Rendese e prossimamente in Francia e in Belgio. Nel marzo 2012 è nella voce dell’Alto presso la Chiesa della Pietà (VE), in concerto dedicato Vivaldi, in cui presenta in Prima Esecuzione Moderna il “Pange Lingua” di Giovanni Porta per soprano, alto, basso, archi e continuo, alla direzione Erle, sotto la guida vocale del soprano Cristina Miatello. Sulla sua particolare e rara vocalità di Soprano Falcon, per estensione, colore vocale e intensità di timbro, le scrivono tre ruoli operistici, di cui due già messi in scena: è “Piccarda Donati”, nell’opera omonima, di Mauro Perissinotto, in prima esecuzione assoluta, in forma concertistica con l’Orchestra del Veneto, presso Palazzo Pisani (VE); è poi la protagonista “Molly” nell’Opera “Molly degli Aviatori”, un lavoro a più mani (tra cui Giampaolo Testoni e Marco Gatto) edito dalla importante Casa Editrice Musicale Sonzogno di Milano, eseguita in prima assoluta a Cosenza, nell’ottobre 2012. Nel mese di settembre scorso, con spazi solistici, esegue tre concerti di Musica Barocca: nella Sala delle Conchiglie di Villa Contarini (PD), a Modena per il Festival “Grandezze&Meraviglie” e presso il Teatro Olimpico di Vicenza per il Festival “Spazio&Musica”. In ottobre è ospite presso gli Studi Rai di Via Teulada, 66, nella trasmissione televisiva “MattinoInFamiglia”per l’esecuzione di un brano in quartetto vocale su arrangiamento di Zanettovich.

QUELLA VOCE CHE EMOZIONA – Il suo timbro vocale, per drammaticità ed espressione, le permettono di debuttare nel marzo scorso in un ruolo che il Teatro La Fenice presenta al Teatro Malibran: La Vecchia Madre, nell’Opera “Sette Canzoni” di G.Malipiero. La sua voglia di mettersi in gioco la sostengono nelle sue prime assolute. Sulla sua particolare e rara vocalità di Soprano Falcon, per estensione, colore vocale e intensità di timbro, le scrivono tre ruoli operistici, di cui due già messi in scena: è “Piccarda Donati”, nell’Opera omonima, di M. Perissinotto, in prima esecuzione assoluta, presso Palazzo Pisani (VE); è poi la protagonista “Molly” nell’Opera “Molly degli Aviatori”, un lavoro a più mani (tra cui Giampaolo Testoni) edito dalla importante Casa Editrice Musicale Sonzogno di Milano, eseguita in prima assoluta a Cosenza, nell’Ottobre 2012. Ancora in prima a assoluta esegue il melologo di Marco Gatto, “La primavera Hitleriana”, su testo tratto dalla poesia omonima di E. Montale e, come attrice e cantante, l’aria “Che cos’è il rumore” musica e testo di Salvatore Reale. Voce particolare e duttile quindi, ma non sempre facile da gestire. «Come tutte le cose particolari è necessario averne anche una cura maggiore; nella crescita di un cantante, e in generale di un artista, è facile perdere la bussola o avere momenti di grande cambiamento fisico e interiore, che possono segnare profondamente la sensibilità artistica, costantemente in evoluzione. Quando non riuscivo a definire la mia vocalità è nata la voglia di commissionare musiche, sui i miei testi, ‘cucite’ appositamente per me. Solo col tempo ho capito del vantaggio della mia voce, ma nel frattempo la mia voglia di scrivere era irrefrenabile, così come sorprendenti le musiche che nascevano dai compositori”. Tra agosto e novembre 2011, scrive il suo primo Libretto d’Opera, musicato da S.Sangiovanni e T.Muto, rispettivamente per la musica orchestrale ed elettronica. Tra agosto e settembre 2012 matura e scrive 4 Lieder cameristici, “Sprachen Lieder – L’evoluzione di una Nuvola al suono del vento” musiche di Gatto, in programma l’esecuzione e la seguente pubblicazione.

PREMIATA DAL PUBBLICO – «Alla fine di un concerto una donna si è avvicinata a me e, con le lacrime agli occhi, mi ha detto “Grazie”. Rimasi stupita, ma dopo di lei altri hanno ripetuto l’azione. Ritorno allora al concetto iniziale di missione: l’arte è l’azione più sublime che l’uomo può provocare. Esiste, ma non ha forma; Si avverte, ma non si vede. Basta fermarsi ad osservare, per capire quanto bisogno c’è, tra la gente, di provare un’emozione: l’arma che anziché uccidere ci rende vivi. Ecco, gli artisti fanno questo: osservano, ascoltano, danno forma e colorano, fanno di un pentagramma in bianco e nero, un’arcobaleno.».

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