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Soldi, potere e libertà

Una dichiarazione di Daniela Santanchè, durante la trasmissione televisiva “Alla lavagna”, ha suscitato molte polemiche.

 

La senatrice di Fratelli d’Italia ha sostenuto, davanti ad una platea costituita da bambini di soli dieci anni, che per avere libertà è necessario avere i soldi: “Il denaro è l’unico vero strumento di libertà. I soldi servono ad essere liberi. Il mio papà ha insegnato a me e ai miei fratelli che chi paga comanda, pagare i propri conti vuol dire comandare. Il denaro è un grande strumento di libertà”. Questa è la frase completa.

In un’altra trasmissione, pochi giorni dopo, un altro personaggio politico (anche lei donna) ha polemizzato con l’esponente di Fratelli d’Italia, sostenendo che non sono i soldi che rendono liberi, ma il potere.

Non vi sono dubbi che l’affermazione della senatrice sia stata del tutto inopportuna, non fosse altro perché ha provocato nei bambini un sentimento di disincanto, ed ha messo ancora una volta in luce l’indole e la natura della signora Santanchè. Ma, per una volta, mio malgrado, mi trovo costretto a darle ragione: tra soldi e potere, secondo me, forse sono i primi che possono concedere una certa libertà, di sicuro non può farlo il potere. Stabilire tra soldi e potere quale delle due cose consenta maggiormente di essere liberi (o forse sarebbe meglio dire: di sentirsi liberi) sembra a prima vista una questione di “ lana caprina”, anche per il fatto che i soldi ed il potere sono andati quasi sempre di pari passo.

Ma, è quel “quasi”, però, che ci porta a fare dei distinguo.

Premesso che sia il denaro che il potere, tentazioni alle quali è difficile resistere, quando diventano degli idoli, dopo averci dato l’illusione della libertà, ci conducono alla schiavitù. Ciononostante, non posso negare che nella mia testa le due parole hanno sortito sempre un effetto diverso. La prima ha avuto sempre un suono meno sinistro della seconda.

Sarà perché i soldi mi fanno pensare anche al frutto di un onesto lavoro ( ovviamente non mi riferisco a quelle ricchezze spropositate, sulle cui origini ho sempre nutrito dubbi di legittimità), mentre la parola “potere” ha sempre riportato alla mia mente parole come autorità, obbedienza, imposizione e soprusi.

Sarà perché ho considerato sempre il valore dei soldi non come qualcosa di intrinseco, ma facendolo coincidere solo con la sua capacità di soddisfare i bisogni materiali. Sarà perché ritengo che i beni materiali, e il denaro quindi, possono essere apprezzati, se accompagnati dal senso della misura: “niente di troppo”, come recita la saggezza oracolare di Delfi. Fatto sta che non mi riesce di considerare un certo tipo di ricchezze sempre e comunque come qualcosa da demonizzare. Cosa ben diversa è ovviamente la situazione in cui i soldi diventano un fine, non più un mezzo, e accumularli diventa un atto compulsivo, una vera ossessione, in quel caso non vi è dubbio che essi perdono quel lato positivo di cui parlavo.

Mentre per i soldi, però, riesco a fare queste distinzioni, non mi riesce di fare altrettanto con l’idea di potere. Credo che il potere, a qualsiasi livello esso venga esercitato, renda liberi solo apparentemente, anzi a ben guardare rappresenta il modo per perdere la propria libertà. Per ottenere il potere e ancor più per mantenerlo, infatti, sono necessari molti compromessi, e, oltretutto, esso non sarà mai assoluto. Ci sarà sempre qualcuno (un superiore nella scala gerarchica o il popolo che te lo ha conferito mediante il consenso) dal quale dipende il potere che tu eserciti, (che agli occhi della gente sembra essere illimitato e incondizionato, ma che in realtà non è mai tale!) ed al quale devi rispondere del tuo operato. Per questo motivo esso risulta del tutto effimero. Ma, la cosa grave è che portandoti ad accettare qualsiasi compromesso finisce con il farti perdere la dignità.