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Annullare le differenze d’etĂ 

Non è da escludere che alcuni dei problemi che riscontriamo nei vari ambiti della nostra vita quotidiana (quello della scuola, quello della politica, ecc.) abbiano una matrice comune: il tentativo di annullare le differenze di età (ce ne sarebbe un altro: quello di annullare le differenze culturali).

 

Le modalità con cui esso viene messo in atto sono diverse da un ambito all’altro, perché diversi sono i motivi che spingono a fare ciò. Il giovanilismo ossessivo che imperversa tra gli adulti di una “certa” età, diventato, in questi ultimi anni, patetico, e l’insofferenza che manifestano i giovani verso qualsiasi cosa che abbia il sapore di consiglio (non richiesto) da parte di una persona “un po’ in là con gli anni”, rappresentano le due modalità estreme, di un paradigma che contiene tutti gli schemi necessari per ottenere un fine intermedio, che è quello di annullare la differenza di età tra i soggetti interagenti tra di loro.

Questo fine intermedio costituisce il passaggio propedeutico per raggiungere il fine ultimo, che è, da un lato (quello degli adulti “maturi”), la voglia di far fronte alle proprie insoddisfazioni e frustrazioni, e, dall’altro lato (quello dei giovani), la voglia di realizzare in fretta i propri desideri, bruciando le tappe, senza accettare consigli e indicazioni dagli adulti, e senza sottostare alla famosa gavetta.

Queste aspirazioni, alimentando la contrapposizione dei primi nei confronti dei secondi, e la noncuranza di quest’ultimi nei confronti dei primi, rischiano di annullare tra di loro ogni tipo di rapporto. Nel perseguire i due obiettivi si innesca un circolo vizioso, del quale è difficile rintracciare il punto di partenza. Possiamo fare solo delle supposizioni. Il giovanilismo degli adulti potrebbe essere visto dai giovani come un tentativo di usurpazione, come un’invasione di campo, con fare subdolo, o almeno percepito come tale. Ciò li porterebbe a ribellarsi a questo comportamento da loro ritenuto scorretto, e di conseguenza a non accettare più i loro consigli, visti magari anche come un tentativo di depistaggio, come qualcosa per metterli fuori gioco. Questa affannosa rincorsa degli adulti a voler sembrare più giovani potrebbe indurre i giovani non solo a diffidare di loro, ma anche a non ritenerli idonei per impartire lezioni o per dispensare consigli a chicchessia, in quanto privi di quella autorevolezza, la cui fine sarebbe decretata proprio da questa loro sciocca pretesa di sembrare giovani a tutti i costi.

Potrebbe avvenire anche l’operazione inversa.

In altri termini, i giovani, nel tentativo di emanciparsi totalmente, di affrancarsi dagli adulti, e di sganciarsi dal loro controllo, potrebbero rifiutare ogni consiglio e voler fare tutto da soli, ritenendo la loro presenza più un intralcio che un vantaggio o un’opportunità della quale approfittare. Gli adulti, sentendosi messi da parte e ritenendo, a torto, che questa ribellione dei giovani sia dovuta alla scarsa considerazione che questi hanno di loro, perché visti come anacronistici, antiquati, in una parola: vecchi, potrebbero ritenere che l’unico modo per riprendere le redini della situazione sia quello di entrare con loro in competizione, partendo dall’aspetto fisico. Anche perché farlo sul piano intellettivo e culturale, non sempre è facile e, oltretutto, prevedendo l’uso della parola, diventerebbe ancor più fastidioso per i giovani che già sono abbastanza restii a voler sentire parlare gli anziani.

Il risultato di questo processo, al di là di quello che può essere il suo innesco, è sotto gli occhi di tutti.

Da un lato, vediamo persone più o meno anziane che, rasentando il ridicolo, finiscono per non assolvere a quella che è la loro funzione: la trasmissione di saperi, di valori, di insegnamenti e di principi morali, elementi che hanno sempre assicurato una tenuta del tessuto sociale. E, soprattutto, alla funzione di memoria storica generazionale. Dall’altro lato, vediamo tanti giovani che senza esperienza, né personale, né appresa dagli anziani, si improvvisano manager, imprenditori e politici, con conseguenze spesso disastrose.