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Pausa di riflessione – Le colpe dei figli e le colpe dei padri

Una sentenza emessa da un giudice del tribunale di Sulmona ha condannato alcuni minorenni, dopo che erano stati prosciolti in sede penale, al pagamento di un risarcimento di 100 mila euro ad una loro compagna.

 

Il magistrato ha tenuto a precisare che il risarcimento dovrà essere pagato dai genitori dei ragazzi colpevoli di aver fatto girare sui social delle foto “osé” della ragazza, anch’essa minorenne. La motivazione della sentenza sta nel fatto che il giudice ha ritenuto colpevoli i padri e le madri dei minorenni per non aver svolto il loro ruolo, in pratica per “omesso ruolo di genitori”. Essi, secondo il magistrato, non avrebbero saputo educare i loro figli e non avrebbero saputo trasmettere loro quei principi basilari che vanno a stimolare il senso critico che qualsiasi persona, anche in fase adolescenziale, dovrebbe possedere e mettere in pratica, in modo tale da non commettere facilmente del male nei confronti del prossimo.

Al di là del fatto specifico, che rientra a tutti gli effetti negli atti di cyberbullismo, uno fra i tanti di quelli che si verificano, purtroppo, quotidianamente, e che spingono a volte la vittima a compiere gesti estremi, è il principio che afferma questa sentenza che vale la pena di sottolineare. Infliggere una condanna, seppure solo pecuniaria, sotto forma di risarcimento, ai genitori di un gruppo di ragazzi minorenni, colpevoli di aver “bullizzato” una loro coetanea, costituisce un precedente di non poco conto. Viene sancito il principio che il ruolo di un genitore nella crescita di un figlio è determinante, perché una carenza educativa priva quest’ultimo di quella capacità di discernere dove sta il bene e dove sta il male, a discapito della tutela della sua salvaguardia ma, soprattutto, di quella degli altri.

Se è giusto, dunque, come recita il vecchio detto, che la colpa dei padri non debba ricadere sui propri figli, non possiamo ritenere altrettanto giusto che la colpa dei figli non debba ricadere sui propri padri. Del resto, se noi genitori ci sentiamo orgogliosi per le azioni buone che compiono i nostri figli, provandone ad accreditarcene qualche merito, non possiamo, poi, non assumerci le nostre responsabilità quando egli commette delle azioni deplorevoli, rifiutando di addebitarcene la colpa.

Ritornando alla sentenza, dimenticavo di dire che il giudice ha ridotto l’entità del risarcimento rispetto a quello richiesto dai genitori della ragazza in quanto ha ritenuto che tra i cattivi maestri non devono essere annoverati solo i genitori dei bulli, ma anche quelli della ragazza. Il motivo di questa decisione è molto semplice: anche il padre e la madre della ragazza avrebbero commesso lo stesso reato di “omessa educazione” e mancata vigilanza sulla condotta della propria figlia, che aveva inviato di sua iniziativa, a qualche compagno o qualche compagna, le sue foto, nelle quali appariva nuda.