Pausa di Riflessione – Un sogno, Natale, tanti regali e… tanti auguri!

Sarà stato per la scorpacciata di auguri, di quelli fatti e di quelli ricevuti o per la grande abbuffata alimentare, o per entrambe le cose, che questa notte ho fatto un sogno davvero bizzarro e che ho raccontato, questa mattina, a mia moglie.

 

Mi trovavo in un posto imprecisato, ma l’atmosfera era quella natalizia, ne sono certo, perché era presente quell’ansia dovuta al fatto di dover fare ancora molti regali e che il tempo a disposizione fosse poco. Era il pomeriggio che precede la cena della vigilia di Natale.

Girando per i negozi in cerca di giocattoli per i nipotini, attraversando una galleria di luci sfavillanti, mi trovo catapultato in un paese del tutto sconosciuto, che mi trasmette subito una bella sensazione e placa le mie ansie. Vedo tanti bambini giocare con i loro genitori in un parco e, pur essendo il giorno di Natale, non sento da parte loro una particolare frenesia di dover provvedere alle incombenze dei regali o della preparazione di tavole riccamente imbandite. Timidamente chiedo ad un signore a me vicino, forse vicino anche di età, quale sia la ragione per la quale riescono ad attendere con tranquillità l’evento del Natale senza una particolare smania. Il signore parlandomi molto affabilmente, mi racconta di come vivono loro questa festività e mi accorgo che le differenze con le nostre usanze sono notevoli e riguardano tutte le ricorrenze.

I regali ad esempio non vengono mai fatti in ragione di un’occasione particolare, ma quando se ne ha voglia, senza un preciso motivo, se non quello del gusto di farlo e gratificare i propri familiari ed i propri amici. Continuando a discorrere, vengo a sapere che da loro non c’è l’usanza di farsi gli auguri in maniera spasmodica, cercando di raggiungere in quel determinato giorno un numero impressionante di persone, con qualsiasi mezzo. Gli auguri si fanno quando ci si incontra e, per questo, fanno di tutto per incontrarsi con le persone a cui tengono.

Notando, forse, una qualche mia espressione di perplessità, prova a spiegarmi che non essendoci da loro l’abitudine di fare gli auguri da lontano, con i vari mezzi di comunicazione a disposizione, nessuno avverte la sensazione di essere stato trascurato, per non aver ricevuto gli auguri da parte degli amici e dei parenti, dai quali e verso i quali preferisce ricevere e manifestare, in altri modi, attestati di affetto.

Nel frattempo, si avvicinano altre persone e noto che ognuno di loro si rivolge all’altro, anche nel caso in cui si intuisce che non si conoscono, con un unico pronome: il tu.

Provo a capire il perché di questo modo di relazionarsi, che a me sembra bellissimo. Mi viene spiegato che non esiste, nel rivolgersi all’interlocutore, l’uso di altri pronomi e che il rispetto, la considerazione o la confidenza che si ha nei suoi confronti, dipende dal modo, dal tono e dall’espressione usata da chi parla.

A quel punto si avvicinano a noi molti bambini, che mi osservano incuriositi, forse per il fatto che mi vedono stracarico di pacchi e pacchetti. Essi parlano con molto entusiasmo del Natale, della sua magia e della sua sacralità e si capisce che il loro entusiasmo è davvero dettato dall’idea di poter festeggiare la ricorrenza della nascita di Gesù e che questo pensiero riempie di gioia i loro cuori.

Uno degli astanti, che credo debba essere un insegnante, li riunisce in cerchio ed insieme iniziano ad intonare Merry Christmas ed io mi lascio trasportare da queste note e partecipo al canto.

Ed è a questo punto che mi sveglio e sento che la ragazza che abita al piano di sopra sta cantando e suonando al piano la stessa canzone. Capisco allora che si trattava di un sogno e mi chiedo: esisterà in qualche parte del mondo un posto così? Desidererei tanto che fosse in Italia, ma purtroppo nutro molti dubbi che questo mio desiderio possa avverarsi.