Pausa di riflessione… Fiducia e conflitto d’interessi: a chi possiamo dare la nostra fiducia?

Quando siamo chiamati ad esprimere un nostro parere o a prendere una decisione su un determinato argomento, ci capita, molto spesso, di sentirci impreparati ad affrontare la scelta tra due situazioni che, a volte, risultano essere diametralmente opposte.

 

La nostra incertezza nasce, essenzialmente, o dal fatto di non conoscere bene la materia oggetto della disputa, perché essa esula dalle nostre competenze conoscitive, o perché riscontriamo qualcosa di condivisibile sia da una parte che dall’altra (o almeno così a noi sembra), o da entrambe le cose. Per ottenere elementi sui quali basare la nostra scelta dobbiamo fare necessariamente riferimento ai sostenitori di entrambe le posizioni, che conoscono bene l’argomento (o che per lo meno dovrebbero conoscerlo), senza pregiudizi e senza la logica del partito-preso.

Ed è a questo punto che subentrano le difficoltà

Ci accorgiamo subito, ascoltando le argomentazioni dei rappresentanti delle due parti in campo (a volte, le parti sono più di due), che quella che dovrebbe essere l’espressione di un’opinione, di una spiegazione del proprio punto di vista, frutto di una profonda convinzione, risulta essere dettata da motivazioni di tutt’altra natura. Il presenzialismo e la ricerca di visibilità a tutti i costi, che sottendono un’eccessiva vanità, sono solo due dei motivi che possono spingere a sostenere la tesi del proprio schieramento, al di là dell’essere convinti della sua effettiva bontà.
Ma paradossalmente, essi non sono quelli moralmente più condannabili, per un motivo semplice, perché essi possono anche non configgere, totalmente, con l’aver fatto quella scelta in perfetta buona fede e nell’interesse comune. Ben altra cosa è la situazione in cui il conflitto si instaura tra la tesi sostenuta e un interesse personale vero e proprio, concreto. In questo caso, la difesa di quella determinata posizione avviene “a prescindere”.  Si instaura, in altri termini, un vero e proprio conflitto di interesse, che rende poco attendibile la persona.

Sia ben chiaro, ognuno di noi, in qualche ambito, ha un conflitto di interesse. Ciò è dovuto al fatto che ogni nostra decisione, su qualsiasi argomento, è dettata da più fattori, ognuno dei quali potrebbe rappresentare un conflitto di interessi, perché capace di viziare la nostra scelta, facendoci deviare da quella che può essere la nostra vera convinzione e comunque da quello che avvertiamo dentro di noi come l’interesse comune.

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Molto spesso, come ho detto, la motivazione possiamo individuarla in semplici note caratteriali (vanità, presunzione), incapaci, probabilmente, di influire in maniera sostanziale sulla scelta di appoggiare una determinata posizione, senza condividerla. Altre volte, può essere collegata all’appartenenza ad un movimento o ad un gruppo, che detta la linea da seguire. Ovviamente, in questo caso non si può escludere che possa esserci buona fede nel sostenere la tesi, ma non si può neanche escludere che la capacità di scelta possa essere quantomeno offuscata dalla passione (elemento peraltro positivo), che in questi casi spesso è presente. Tutte queste situazioni risultano comprensibili, sebbene possano non essere del tutto giustificabili.

Ma quando le motivazioni che ci portano a sostenere pubblicamente una posizione anziché un’altra, a volte con veemenza, assumono una connotazione di impedimento alla nostra coscienza di fare la scelta liberamente, per un interesse comune e non personale, in quel caso la condanna non può che essere senza riserve. E’ il caso delle frustrazioni, delle rivalse, delle sfrenate ambizioni, che prendono le sembianze del bieco arrivismo, e soprattutto, di ogni difesa dei propri privilegi, della ricerca del profitto personale economico o di posizione sociale. Ogni riferimento ad una situazione recente, in cui siamo stati chiamati ad esprimere il nostro parere, è puramente “intenzionale”.