Al cinema: “Tutta colpa di Freud”

La malattia più diffusa del mondo? L’amore.

Parola di Paolo Genovese, che firma la nuova commedia “Tutta colpa di Freud”, con Marco Giallini, Vittoria Puccini, Anna Foglietta e Alessandro Gassman. Tre storie di diversità, di amori anomali e difficili. “L’amore è si una malattia – conferma la Foglietta -, per molte donne è associato alla sofferenza. Io ora l’ho capito, amore è solo benessere”. Già è difficile per uno psicanalista avere a che fare con tre storie d’amore complicate, se poi le protagoniste sono le sue figlie, c’è da uscirne pazzi. La prima, lesbica convinta, dopo una delusione d’amore vuole diventare etero. La seconda è una libraia che si innamora di un sordomuto che ruba i libri nel suo negozio, e l’ultima è una 18enne che si infila in un rapporto con un cinquantenne sposato. Al centro c’è sempre l’amore, anche se in storie dove la a fare da padrone è la diversità. “Io dico sempre che nel cinema ormai è stato raccontato tutto – spiega Genovese -, l’unica cosa che possiamo fare noi è scegliere un punto di vista, che renda anche gli argomenti più sfruttati, originali”. Genovese in questo caso ha anche debuttato nelle vesti di scrittore, dal momento che il libro “Tutta colpa di Freud” è uscito a gennaio. “In realtà è stato una casualità – spiega -, non avevo intenzione di scrivere un romanzo. Come sempre ho buttato giù un soggetto da presentare ai produttori, solo che al posto delle solite 20 pagine ne ho scritte 150. E non solo è piaciuto ma mi hanno detto che sarebbe potuto diventare un libro. E così è stato”. Negli ultimi film di cui è stato protagonista, da “Posti in piedi in paradiso” a “Buongiorno papà” e “Una famiglia perfetta”, Marco Giallini sembra essersi specializzato nel ruolo di padre anomalo, sempre in situazioni che in qualche modo sfuggono alla normale quotidianità. “sì – conferma lui -, è un po’ così anche la mia vita. Non posso dire di riverdermi in certi personaggi ma d’altra parte io sono in quei personaggi. Non sono un attore di quelli che studiano, a meno di ruoli particolari. Io mi immergo nel personaggio e lo faccio diventare me stesso”. Nel film comunque Giallini è un padre che si trova in una situazione non facile ma che non fa mai mancare alle figlie il supporto e l’amore. Come sottolinea Anna Foglietta. “Mi piace molto la sensazione di calore che viene fuori da queste storia – spiega -. Spesso dai film italiani emerge la foto di una famiglia devastata, una disgregazione che poi si riflette sulla società. Qui c’è un po’ di speranza”. E in quanto all’amore come malattia? “Purtroppo per molte donne è così – dice -, non c’è amore senza sofferenza perché sembra che debbano espiare chissà quale senso di colpa. Ci sono passata anche io. Ma alla fine ho capito che l’amore non è quello, l’amore è benessere, è gioia”.