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Sei alimenti per umani che sono pericolosi per il vostro cane        

Anche chi non ha mai avuto un cane sa benissimo cosa accade a tavola quando c’è un amico a quattro zampe

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Ogni portata viene consumata sotto l’occhio languido – e a volte supplicante – di un dolce animaletto peloso la cui ragione di vita, in quel momento, sembra essere solo e unicamente l’assaggiare ciò che avete nel piatto. Anche i più duri di cuore, a lungo andare, finiscono per cedere, e così il pranzo e la cena vengono quasi sempre divisi con il proprio cane. Per non parlare di quando a casa ci sono dei bambini, assolutamente incapaci di dire di no a qualsiasi richiesta del loro migliore amico.

Questa pratica, tuttavia, non sempre è consigliabile, e non solo perché non è un buon modo di educare il proprio cane. Ci sono infatti degli alimenti che, per lo stomaco dei cani, sono dei veri e propri veleni. E si tratta di prodotti di uso comune, come il cioccolato o la cipolla. Vale dunque la pena di conoscerli e memorizzarli, per evitare che un gesto di affetto si trasformi in un’angosciante corsa dal veterinario. Li abbiamo raccolti per voi: non vi resta che mettervi comodi e continuare a leggere!

  • Caffeina e cioccolato

Dal cioccolato bianco a quello fondente, la teobromina contenuta nel cioccolato non può essere metabolizzata dal vostro cane e, a seconda di fattori come taglia, peso, e anche quantità ingerita, il rischio di un’intossicazione alimentare è decisamente alto. La cioccolata, inoltre, come anche il the e quasi ogni altra bevanda energizzante, contiene caffeina, che altera il battito cardiaco del vostro cane e potrebbe portare conseguenze che vanno dal “semplice” vomito fino alla morte per attacco cardiaco.

  • Avocado

Alimento estremamente in voga negli ultimi anni, l’avocado è ricco di vitamine e oligoelementi che sono un vero toccasana per la salute delle persone. Per il vostro cane, però, l’avocado è soprattutto fonte di persina, che può provocargli dalla nausea all’arresto cardiaco. C’è tuttavia una buona notizia, ed è che la persina si trova principalmente nel nocciolo. Questo esclude almeno i cani di taglia più piccola, che non riuscirebbero a ingerirlo, e vi rende più semplice prestare attenzione.

  • Il cibo per gatti

Capita, e non troppo di rado, che chi ha in casa tanti animali tenda a servir loro una sola varietà di cibo, per ragioni sia di tempo che di risparmio. In verità, per la salute del vostro amico a quattro zampe è necessario servirgli i migliori croccantini per cani, gli unici in grado di dar loro i nutrienti necessari per il loro benessere. Ma soprattutto, è necessario evitare in ogni caso il cibo per gatti, in cui grassi e proteine sono commisurati alle necessità del gatto, e che quindi risultano alimenti “vuoti” per il cane.

  • Pepe, aglio e cipolla

Questi condimenti, estremamente diffusi nella cucina nazionale, sono davvero da tenere sotto controllo. Aglio e cipolla, infatti, contengono solfiti e disolfiti che danneggiano le cellule bianche del sangue e possono causare anemia. Il pepe, invece, provoca problemi digestivi in quanto piccante. E, a proposito di questo: attenzione anche ai peperoni, mai piccanti e sempre tagliati in piccoli pezzi per facilitare la digestione.

  • Pesce e carne crudi

Nonostante una dieta a base di alimenti crudi stia prendendo sempre più piede tra i proprietari di animali, in verità quando si tratta di carne e pesce occorre fare attenzione. In entrambi i casi, infatti, la presenza di batteri che possono causare intossicazioni alimentari è un rischio più che concreto. Cosa fare? In linea generale, sarebbe meglio evitare di servire pesce crudo, mentre per quanto riguarda la carne il consiglio è quello di tenerla prima in un abbattitore o in un congelatore per almeno 5 giorni.

  • Lo xilitolo

Forse pensate di non averne mai sentito parlare, ma in realtà lo xilitolo è il principale aroma artificiale utilizzato per le gomme da masticare e le caramelle che praticamente tutti abbiamo in tasca. Ed ecco perché, data la sua enorme diffusione, si tratta di un alimento particolarmente pericoloso e da tenere sotto controllo. Basta una singola gomma da masticare per provocare una sindrome da avvelenamento che può portare anche alla morte. Tra i sintomi da tenere sotto controllo: vomito e perdita di coordinazione.

Per concludere: attenzione agli alimenti più comuni e apparentemente innocui

Abbiamo elencato finora gli alimenti più potenzialmente pericolosi per il vostro cane, non solo dal punto di vista degli effetti, ma anche per via della loro diffusione, che rende più facile che i cani li ingeriscano, magari anche per sbaglio. Ce ne sono però molti altri, alcuni dei quali facilmente intuibili, come le bevande alcoliche, ma molti, la maggior parte, insospettabili, come la pasta cruda del pane. Il consiglio, dunque, se volete essere completamente sicuri, è quello di utilizzare solo il miglior cibo umido e i migliori croccantini per cani, evitando del tutto di condividere con loro le vostre pietanze.

 

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Bonus baby sitter, meno risorse rispetto al 2020. Ecco chi può richiederlo

A dirlo Domina, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico: “bisogna puntare con convinzione sulle famiglie per la ripresa del Paese”

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Per fronteggiare la diffusione della pandemia, il decreto legge del 13 marzo 2021, n. 30, prevede, tra gli altri provvedimenti, un nuovo bonus baby sitter. L’anno scorso la disponibilità finanziaria era di 1,7 miliardi di euro, circa sei volte tanto quella attuale“. A dirlo DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico.

“Le famiglie che nel 2020 avevano inoltrato la richiesta del bonus sono state poco più di 1,3 milioni, – prosegue l’associazione – il 45% dei potenziali beneficiari (quasi 2,9 milioni di famiglie con figli da 0 a 12 anni). Se manteniamo le proporzioni, quest’anno potrà essere soddisfatto al massimo il 7,5% delle famiglie che potrebbero aver bisogno di questo contributo. Con cento euro a settimana per sei mesi, poi, ogni famiglia potrebbe ottenere al massimo 2.600 euro, ma per distribuire le risorse ad almeno 200mila famiglie, ogni nucleo dovrà accontentarsi di 1.300 euro”.

Per chi sono previsti i fondi e come vengono erogati

“Sono previsti interventi di sostegno per lavoratori con figli minori affetti da COVID-19, in quarantena o in caso di sospensione dell’attività didattica in presenza. La norma vale per tutti i casi sopra che si siano verificati dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 e dispone un tetto massimo, per ogni famiglia con figli minori di 14 anni, di 100 euro settimanali”, dichiara DOMINA.

“Il bonus è riconosciuto anche ai minori di 14 anni affetti da disabilità grave, iscritti a scuole di ogni ordine e grado per le quali sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, per i quali sia stata disposta la chiusura. Il provvedimento legislativo si rivolge però solo ad alcune tipologie di lavoratori: iscritti in via esclusiva alla gestione separata; lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Inps; lavoratori autonomi iscritti alle casse professionali autonome; personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico; lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato (medici, infermieri, tecnici di laboratorio biomedico e di radiologia, operatori socio-sanitari. Sono compresi anche i medici di base e i pediatri, gli ostetrici, i soccorritori, gli autisti, i medici e il personale sanitario addetto al servizio del 118″.

“I fondi sono erogati mediante il libretto famiglia, come l’anno scorso – precisa Domina. – A differenza del 2020, i soldi pubblici non possono essere utilizzati per remunerare le prestazioni rese dai familiari, fino al terzo grado di parentela. Congedo e bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting sono riconosciuti nel limite complessivo di 282,8 milioni di euro per tutto il 2021.

“Ci aspettiamo altri interventi di sostegno”

Al primo bonus baby sitter, istituito nel 2020, l’Osservatorio nazionale DOMINA, aveva dedicato una sezione del suo Rapporto annuale sul lavoro domestico, elaborando i dati statistici delle richieste e degli stanziamenti. Si può provare a fare un raffronto tra i due provvedimenti e a ipotizzare qualche previsione sull’efficacia dell’attuale decreto legge.

“Meglio di niente”, commenta Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, che lancia un messaggio al governo: “ci aspettiamo ben altri interventi di sostegno al nostro settore. La pandemia non è finita e puntare con convinzione sulle famiglie per la ripresa del Paese mi sembra doveroso e lungimirante”.

 

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Covid, con il vaccino sintomi attenuati anche con le varianti. Uno studio lo conferma

Un riscontro clinico è stato ottenuto dall’Istituto Clinico Diagnostico di Ricerca Altamedica di Roma

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ROMA – Il vaccino contro il virus Sars-CoV-2 non blocca completamente l’infezione, soprattutto in caso di varianti, ma è in grado di attenuare la sintomatologia, in particolare negli anziani, tra i quali è spesso grave. Un riscontro clinico in questo senso è stato ottenuto dall’Istituto Clinico Diagnostico di Ricerca Altamedica di Roma ed è in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Pathogens.

Il caso di un paziente over 80 vaccinato

Il Laboratorio Altamedica, grazie all’utilizzo del recente test messo a punto per la caratterizzazione delle varianti, ha identificato un particolare caso di paziente che, pur avendo ricevuto entrambe le dosi del vaccino (Pfizer), risultava positivo alla variante brasiliana. L’uomo, 83 anni, aveva ricevuto la seconda dose il 16 febbraio 2021. L’11 marzo, entrando in contatto con un collega infetto, è stato contagiato e il 17 marzo, in assenza di sintomi, si è sottoposto a tampone molecolare risultando positivo. Nonostante avesse un titolo anticorpale (IgG) nella media dopo il vaccino, è risultato avere una carica virale molto alta e per questo si è provveduto alla caratterizzazione delle varianti.

“Il test di identificazione rapida delle varianti – spiega Claudio Giorlandino, direttore scientifico del Centro – ha identificato le mutazioni della proteina S del lineage brasiliano. L’ulteriore analisi di conferma eseguita con sequenziamento completo del genoma virale ha confermato la presenza della variante. Solo tre giorni dopo il primo tampone positivo il paziente ha riportato lievi sintomi come mal di testa e sintomi influenzali che si sono risolti in due giorni senza ausilio farmacologico. Il 22 marzo il paziente è risultato negativo. Da recenti pubblicazioni scientifiche è emerso che le varianti brasiliana e africana sono in grado di effettuare un ‘escape’ dal sistema immunitario di circa 6 volte maggiore rispetto alla variante classica”.

“Sfortunatamente però – ha osservato Giorlandino – le informazioni disponibili sulla copertura vaccinale alle varianti sono molto scarse e relative ai soli studi in vitro, nessun trial o studio su pazienti è ancora disponibile. Con questo ‘case report’ in via di pubblicazione, per la prima volta si ha un riscontro clinico di come il vaccino, nonostante non riesca a bloccare completamente l’infezione soprattutto a fronte di varianti, è comunque in grado di attenuare i sintomi“.

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Rifiuti sulle spiagge, due su tre sono guanti e mascherine

I rifiuti del Covid sono presenti sul 72% delle spiagge italiane. Lo rileva l’indagine Beach Litter 2021, realizzata dai circoli locali di Legambiente su 47 spiagge in 13 regioni anche in Calabria

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ROMA – Guanti monouso e mascherine chirurgiche buttati via e smaltiti in modo non corretto finiscono sulle nostre spiagge. Tra le tante conseguenze del Covid-19 c’è anche quella della cattiva educazione che genera inquinamento. Sul 72% dei lidi monitorati in 13 regioni sono stati rinvenuti guanti usa e getta, mascherine o altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19. In particolare le mascherine sono state rinvenute sul 68% delle spiagge monitorate, i guanti usa e getta sul 26%.

L’indagine ha interessato 47 spiagge in 13 regioni: Abruzzo, Basilicata, Toscana, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto.

Per l’Ue una spiaggia in buono stato ambientale deve avere meno di 20 rifiuti ogni 100 metri mentre sulle spiagge c’è una media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari e nell’84% dei casi si tratta di plastica. Un numero che supera di gran lunga il valore soglia o il target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, ossia meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri lineari di costa. E tra questi rifiuti si trovano frequentemente anche guanti monouso e mascherine (in più di due spiagge su tre).

Sono stati censiti 36.821 rifiuti in un’area totale di 176.100 mq e sono per lo più usa e getta, legati principalmente agli imballaggi, al consumo di cibo e ai rifiuti da fumo: dalle bottiglie ai contenitori e tappi di plastica, dai mozziconi di sigaretta ai calcinacci e ai frammenti di vetro, per arrivare a dischetti, guanti e mascherine.

La plastica, primo materiale tra i rifiuti spiaggiati

Su circa un terzo delle spiagge campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati, mentre sul 72% dei lidi monitorati sono stati rinvenuti guanti usa e getta, mascherine o altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19.  Tra i troppi rifiuti sulle nostre spiagge, la plastica dunque, la fa da padrone: rappresenta l’84% dei rifiuti che invadono la sabbia, seguita da vetro/ceramica (4,5%), metallo (3,2%) e carta/cartone (2,9%), gomma e tessili (entrambi all’1,4%), legno trattato o lavorato (1,3%). Il restante 1% è formato da materiali legati al Covid-19, bioplastiche, oggetti in materiali misti, rifiuti da cibo e prodotti chimici/sintetici.

L’indagine Beach Litter 2021, conferma al primo posto nella top ten dei rifiuti spiaggiati, gli oggetti e i frammenti di plastica o di polistirolo non identificabili, che insieme rappresentano circa il 29% dei rifiuti registrati. Al terzo posto i mozziconi di sigarette (l’8,7% dei rifiuti rinvenuti), seguiti da tappi e coperchi in plastica (8,3%), cotton fioc in plastica (5,4% dei rifiuti monitorati). Questi ultimi sono il simbolo per eccellenza di maladepurazione (spesso infatti vengono gettati nel wc) e in Italia sono al bando in favore di alternative più sostenibili e compostabili.

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