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Coronavirus, Istituto Superiore Sanità conferma: “le zanzare non trasmettono il virus”

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Al loro interno, infatti, il Sars-Cov-2 “non è in grado di replicarsi” e quindi, anche qualora dovessero pungere una persona contagiata, non potrebbero inocularlo

 

ROMA – Sia la zanzara tigre (Aedes albopictus) che la zanzara comune (Culex pipiens) non sono in grado di trasmettere il virus responsabile della Covid-19. Al loro interno, infatti, il Sars-Cov-2 “non è in grado di replicarsi” e quindi, anche qualora dovessero pungere una persona contagiata, non potrebbero inocularlo. A scacciare una preoccupazione molto sentita con l’inizio della stagione calda, sono i dati preliminari di uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per valutare, attraverso prove di infezione sperimentale, la possibilità che le zanzare possano esser vettori del nuovo coronavirus.

Il Sars-CoV-2è un virus respiratorio, che si trasmette da uomo a uomo, principalmente attraverso le goccioline emesse con starnuti o colpi di tosse o portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi, dopo aver toccato superfici o oggetti contaminati di recente. Ad oggi non c’è alcuna evidenza scientifica di una trasmissione attraverso insetti che succhiano il sangue, come zecche o zanzare, che invece possono veicolare altri tipi di virus (detti arbovirus), responsabili di malattie come la dengue e la febbre gialla.

La ricerca, condotta da virologi ed entomologi dell’ISS in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha mostrato che il Sars-Cov-2, una volta penetrato all’interno della zanzara attraverso un pasto di sangue infetto, non è in grado di replicarsi e quindi non può essere successivamente inoculato dalla zanzara attraverso una puntura. I risultati definitivi saranno pubblicati a breve.

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Covid: stabile al 4% l’occupazione dei posti letto, in Calabria è al 9%

Friuli, Lazio, Lombardia e Puglia vedono aumentare i ricoveri in ospedale per Covid. I dati emergono dal monitoraggio dell’Agenas. Nessuna regione supera la soglia di saturazione del 15%

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ROMA – Resta stabile al 4%, a livello nazionale, l’occupazione dei posti letto da parte di pazienti affetti da Covid-19 nei reparti ospedalieri, ma quattro regioni vedono un aumento giornaliero dell’1%, ovvero Friuli Venezia Giulia (che sale a quota 2%), Lazio (che sale al 6%), Lombardia (sale al 4%), Puglia (che arriva al 3%). Segna il -1% l’Umbria.

E’ quanto emerge dal monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che confronta i dati del 3 agosto rispetto a quelli del giorno precedente. Sono le regioni del Centro Sud quelle che vedono in questo periodo un maggior peso nei reparti ordinari di malattie infettive, medicina interna e pneumologia: in particolare la Sicilia, con un tasso di occupazione dell’11%, seguita da Calabria (9%), Basilicata, Calabria, Campania e Lazio (6%).

Nessuna regione però supera la soglia di saturazione del 15%, indicata come uno dei nuovi parametri principali per il cambio di colore delle regioni e l’introduzioni delle conseguenti maggiori restrizioni.

Per i ricoveri Covid in area medica ‘non critica‘, questa nel dettaglio, la situazione regione per regione:

Abruzzo (3%),
Basilicata (6%),
Calabria (9%),
Campania (6%),
Emilia Romagna (4%),
Friuli Venezia Giulia
(2%, con il +1%),
Lazio (6%, con +1%),
Liguria (2%),
Lombardia (4%, con +1%),
Marche (3%),
Molise (1%),
Bolzano (2%),
Trento (2%),
Piemonte (1%),
Puglia (3%),
Sardegna (5%),
Sicilia (11%),
Toscana (3%),
Umbria (2%, con il -1%),
Valle d’Aosta (4%, con il +1%),
Veneto (2%).

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Italia

Venerdì via al green pass. Spunta l’ipotesi per i prof, in CDM l’estensione all’uso

Resta prudenza sull’impiego del green pass nei posti di lavoro. Per i trasporti, treni e aerei si valuta l’utilizzo a partire da settembre

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COSENZA – L’obbligo del green pass per il personale scolastico è una delle tante ipotesi che potrebbe arrivare su tavolo del governo. Anche se al momento nulla è deciso. In attesa della cabina di regia e del Cdm, che sono previsti giovedì, allo studio ci sarebbero le nuove misure per la scuola e i trasporti mentre, almeno per ora, non si discuteranno le norme sul certificato nei luoghi di lavoro e resta un rebus l’ipotesi di Pass per alcune categorie di lavoratori.

Prof vaccinati, Calabria agli ultimi posti

Per il personale scolastico, l’ipotesi che circola in queste ore in ambienti di maggioranza, sarebbe quella di introdurre l’obbligo del pass, anche considerando che l’incidenza di vaccinati tra insegnanti e personale è già altissima, dell’85% circa: sono invece quattro le Regioni che registrano un numero consistente di scettici del vaccino tra i prof (Sicilia, Liguria, Sardegna e Calabria). Resta in campo, ma è meno probabile, l’ipotesi di intraprendere percorsi specifici con misure ad hoc, come la Dad, laddove il numero di immunizzazioni fosse stato ancora basso. Tra le forze politiche era anche spuntata in queste ore l’ipotesi di allargare la platea di persone per le quali il ‘lasciapassare’ dovrebbe diventare tassativo. L’idea, che sembra per il momento accantonata, era di rendere obbligatorio, dai ristoratori agli istruttori delle palestre, il passaporto verde in tutti quelle attività per le quali ne è prevista l’esibizione. Ma la prima difficoltà sarebbe stata sui tempi: da venerdì prossimo il pass entrerà ufficialmente in vigore e sarà già necessario per l’accesso a spettacoli, cinema, centri termali, piscine, palestre e ristoranti al chiuso e anche nel caso di consumazione ai tavoli che si trovano all’interno dei bar.

Sono ore determinanti anche per l’approvazione in generale del Piano Scuola, in vista del rientro a settembre. Il documento dovrebbe essere discusso, non è ancora chiaro se informalmente, dai governatori domani in una riunione straordinaria della Stato-Regioni. L’intenzione del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – e di tutto l’Esecutivo – è di ripartire con le lezioni in presenza, seguendo la linea dettata dal Comitato Tecnico Scientifico nel suo ultimo parere fornito al dicastero. Da questo punto di vista sarà anche determinante l’aumento del numero delle corse, visto che l’80% della capienza non è sufficiente a garantire distanziamento su metro e autobus. E a Roma, grazie al rinnovo di un protocollo tra Campidoglio e Vicariato, centinaia di ragazzi potranno seguire le lezioni scolastiche nelle aule del catechismo e negli spazi parrocchiali anche per il 2021-2022.

Continuano a correre le inoculazioni. In questo mese, infatti, le somministrazioni proseguiranno, nonostante gli attacchi e i tentativi di boicottaggio degli hacker. Il Lazio, che di fronte all’attacco dei pirati informatici non ha mai bloccato le inoculazioni, è pronto a riprendere le prenotazioni nell’arco di 72 ore e lo stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini, dopo aver visto il Commissario Figliuolo conferma: “il lavoro negli hub vaccinali di tutta Italia andrà avanti, senza sosta, anche in questo mese di agosto. Il vaccino è libertà. Procediamo spediti. E’ la strada giusta”. I governatori sono pronti a discutere anche la bozza di Protocollo per la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzo contenuto, il provvedimento – d’intesa con il Commissario, il ministero della Salute e le farmacie – prevede un prezzo calmierato dei tamponi, che potrebbe attestarsi sui 6-7 euro. In vista del Consiglio dei Ministri, l’unico nodo resta l’applicazione del green pass nei vari settori e categorie di lavoratori. L’introduzione dell’obbligatorietà del certificato per i trasporti a lunga percorrenza (su aerei, treni e traghetti) è quasi certa, ma avverrà solo da inizio settembre.

Sul certificato verde c’è poi lo scoglio delle forze politiche: circa 1.300 emendamenti sono stati presentati in commissione Affari sociali alla Camera al decreto che introduce dal 6 agosto l’obbligo del lasciapassare in determinate attività e, di questi, 916 proposte di modifica arrivano dalla sola Lega, che è critica sul tema. Secondo un sondaggio di Confesercenti, invece, il 47% degli italiani già si è procurato il documento, mentre il 20% segnala di aver iniziato l’iter per ottenerlo. Rimane, però, un 21% che resiste all’idea dell’obbligo di certificato vaccinale e dichiara di non volerlo ottenere. Dal sondaggio emerge anche che il 46% degli imprenditori del settore ristorazione teme che l’introduzione dell’obbligo “avrà un effetto negativo”, con aumento dei costi a carico dell’impresa e riduzione dei fatturati, mentre solo il 29% spera in un effetto positivo. Tra i consumatori, invece, prevale l’ottimismo.

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Italia

Decreto del Viminale, le elezioni amministrative si svolgeranno il 3 e 4 ottobre

I comuni coinvolti saranno 1.162, tra i quali 18 capoluoghi di provincia. Eventuale ballottaggio domenica 17 e lunedì 18 ottobre

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ROMA – Domenica 3 e lunedì 4 ottobre oltre 12 milioni di cittadini andranno alle urne per eleggere i sindaci in 1.162 Comuni, a cui si aggiungeranno quelli delle regioni a statuto speciale, come il Friuli Venezia Giulia. Il decreto che ne fissa la data è stato firmato dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e l’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci è previsto domenica 17 e lunedì 18 ottobre. Resta aperta la partita sulla data per le regionali, laddove è previsto il ritorno ai seggi: è il caso di Sicilia e Calabria: è naturalmente probabile un ‘election day’ che comprenda quindi anche le amministrative. In tutta Italia i Comuni coinvolti saranno 1.162, tra i quali 18 capoluoghi di provincia – ivi comprese le sfide clou tra i candidati alla poltrona di prima cittadino a Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli – e 9 Comuni sciolti per fenomeni di condizionamento e infiltrazione di tipo mafioso, per un totale di 12.015.276 elettori. Si chiude dunque il calendario per il rinnovo dei vertici amministrativi in autunno, che nelle ultime settimane aveva diviso la maggioranza e con una finestra elettorale ristretta, che andava dal 15 settembre al 15 ottobre, come deliberato dalle Camere.

Il Pd aveva spinto per anticipare le urne mettendo al riparo le elezioni dal rischio Covid: un’idea definita “ragionevole” dal Nazareno, che aveva spiegato questo orientamento come una scelta dettata dalla prudenza di fronte all’aumento veloce dei contagi per la variante Delta. E per evitare quindi l’eventualità di ulteriori slittamenti, considerando che il rinnovo dei consigli comunali arriva già con cinque mesi di ritardo. In direzione opposta era andato il leader della Lega, Matteo Salvini, che a margine di un incontro con il premier Mario Draghi aveva stoppato qualsiasi ipotesi di anticipo, spingendo per il 10 ottobre con l’obiettivo di scongiurare “il rischio di liste a ferragosto”. In queste ore il decreto del Viminale ha chiuso la questione.

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