Utero retroverso e mestruazioni dolorose: sfatiamo qualche falso mito

L’ utero retroverso è quell’utero che, anziché, come nella maggior parte delle donne, essere flesso in avanti verso la vescica, tende a flettersi all’indietro verso il retto

 

L’utero retroverso non è un’anomalia di posizione, come spesso viene definita, ma semplicemente una variante che interessa al giorno d’oggi circa il 20% delle donne. Amalia Allevato, ostetrica, ci viene in aiuto per comprendere meglio l’argomento. La maggior parte delle donne nasce con un utero retroverso, altre volte, invece, può presentarsi nel corso della vita per cause secondarie: per esempio a seguito di processi infiammatori e altre malattie come l’endometriosi oppure per via di manovre ostetrico-ginecologiche (durante parti, aborti) che possono generare una patologia infiammatoria, che a sua volta genera aderenze. In passato avere un utero retroverso era sinonimo di patologia. Ad esso erano attribuiti: infertilità, dolori mestruali, dolori durante i rapporti, prolasso. La maggior parte dei medici, una volta diagnosticato, decideva di intervenire chirurgicamente sulla paziente, “correggendolo”.

 

L’ostetricia è un ramo delle professioni sanitarie che si occupa dell’assistenza alla donna nelle varie fasi della vita

 

Fortunatamente, la scienza si è evoluta, gli studi hanno dimostrato che l’utero retroverso non è associato a infertilità o a problematiche riguardanti il concepimento, la gravidanza o il parto e che questa variazione di posizione non è associata a dolori mestruali o dolori durante i rapporti (che dipendono nella maggior parte dei casi da un pavimento pelvico che non funziona bene), all’impossibilità di utilizzare contraccettivi o la coppetta mestruale. Una donna con utero retroverso vive, quindi, esattamente come una donna con utero antiverso! Allora perché in questo periodo di quarantena si sono registrati irregolarità mestruale, dolori durante le mestruazioni ed altri segni legati alla sfera femminile? Le donne che hanno notato dei miglioramenti ci riportano che stanno mangiando meglio, oltre a muoversi ed ascoltarsi maggiormente.

 

La figura dell’ostetrica oggi svolge un ruolo fondamentale

 

I peggioramenti degli squilibri già presenti (spotting, dolore premestruale o mestruale, sindrome premestruale, lunghezza del mestruo e flusso), così come la comparsa di questi sintomi in donne che non li avevano mai avuti, sono avvenuti su donne che stanno mangiando peggio, che hanno ridotto o smesso di fare movimento, che non stanno bene umoralmente per la situazione, che dormono peggio. “La quarantena ha modificato, in molti casi, i fattori che influenzano gli ormoni mestruali, come l’alimentazione, con nuovi picchi di insulina, il movimento, che ci aiuta con il consumo dei carboidrati e con l’elasticità dei muscoli e degli organi, la produzione di cortisolo, che ha ridotto quantità e qualità del sonno. Insomma – ha spiegato Amalia Allevato – a tutte quelle amiche preoccupate per “ritardi”, sintomi mai avuti prima e segni mestruali atipici, vista la situazione, possiamo dire che, teoricamente, dovrebbe sistemarsi tutto una volta riprese le buone abitudini”. Sarà il caso di seguire approfondimenti dopo 3 mesi dalla ripresa della sana quotidianità e la continuazione di sintomi negativi.