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Il bene effimero della bellezza

Che la bellezza sia un bene effimero si è sempre saputo ed i poeti ed i cantautori ce lo hanno sempre ricordato (ad esempio De Andrè nella canzone Bocca di rosa), ma se ne riceviamo una prova diretta ce ne convinciamo ancora di più.

 

Quando è scomparsa Silvana Pampanini, attrice famosa anche per la sua prorompente avvenenza fisica, l’immagine della sua camera ardente, con una bara bianca con sopra cinque rose rosse, senza nessuno accanto, mi ha lasciato un senso di tristezza. Nessun viso noto a rendere omaggio se non a lei, almeno all’idea di bellezza che Silvana Pampanini ha “incarnato” per diverse generazioni di italiani e non solo. E’ altrettanto risaputo che lo sfiorire della bellezza possa determinare una sorta di malessere e di depressione in alcune persone, in modo particolare nelle donne. Non sono poche le storie di donne belle che davanti alla perdita reale o solo temuta della loro bellezza hanno deciso di porre fine alla loro esistenza.

La preoccupazione che la bellezza possa essere erosa dal passare degli anni, ma non solo da essi (anche da un incidente stradale o da un tumore), è presente in molte donne (ma anche in molti uomini). La lotta delle donne per la loro emancipazione, che le ha portate ad ottenere molte conquiste, sembra non essere riuscita però ad affrancarle dal culto esagerato per la bellezza. Tale culto, tra l’altro, ha giocato spesso un ruolo negativo, esercitando un freno, sul processo della loro indipendenza. A contribuire ad alimentare questa eccessiva considerazione della bellezza vi sono i messaggi pubblicitari che, mettendo in risalto corpi statuari, vogliono fare passare l’idea che un corpo di quel genere possa garantire il centro dell’attenzione e di avere uno stuolo di ammiratori. Eppure basterebbe poco, esaminando con attenzione quella pubblicità, per capire che il messaggio è ingannevole.

L’idea che vuole trasmettere viene tradita, involontariamente, da quelle poche parole che accompagnano le immagini. Esse, infatti, sono parole che mettono in risalto l’irrilevanza e l’inconsistenza che c’è sotto quel corpo, anche per come vengono pronunciate, spesso addirittura biascicate, dando una sensazione di miseria intellettiva. Molte donne però rischiano di restare imprigionate in quei canoni estetici che sembrano appositamente costruiti per farle sentire inadeguate e in difetto e che, determinando a volte una vera e propria ossessione, le rendono insicure. E’ comunque del tutto comprensibile che il veder sfiorire la propria bellezza possa dare spesso una sensazione di tristezza e di malinconia.

Per una bella donna (o un bell’ uomo), che per molto tempo, entrando in un locale, ha fatto letteralmente “girare la testa” ai rappresentanti dell’altro sesso, e non solo a loro, dover notare che non ottiene più quello stesso effetto diventa qualcosa di demoralizzante. Ci si sente improvvisamente disarmati, quando non si è pronti ad affrontare una situazione che spesso non era stata messa in conto. Ciò non avviene, invece, in coloro che non hanno mai avuto una particolare avvenenza fisica. Queste persone infatti, sono in qualche modo preservate ed immuni da questo tipo di preoccupazione, perché non avendo mai potuto fare affidamento sulle loro qualità estetiche, hanno dovuto per necessità affinare altre qualità e non sono state costrette a dover controllare giorno per giorno i cambiamenti del loro aspetto fisico. Tutto ciò, alla fine, potrebbe rappresentare per loro una sorta di rivincita e di (magra?) consolazione.