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La magia di una foto

Tra selfie, foto di viaggi, foto di ricorrenze varie e foto scattate anche senza nessun motivo particolare, possiamo dire che ognuno di noi, anche quello più restio a farsi fotografare e a fotografare gli altri, ne possiede migliaia.

 

Anche se a dire il vero, più che di possesso vero e proprio si tratta di una disponibilità a poterle visionare. O appena vengono scattate, o quando viene la voglia di farlo. Sebbene quest’ultima possibilità però abbia un grosso limite. Se le foto sono recenti le trovi nell’ultimo smartphone che hai acquistato, ma se risalgono ad un po’ di tempo fa, allora potresti non essere in grado di reperirle con facilità. Se sono sul precedente smartphone, sempre ammesso che tu lo abbia conservato e che tu riesca a trovarlo, è probabile che lo troverai scarico.

Nessun problema, è semplice: basta solo ricaricarlo. E qui che incontri il primo ostacolo. Se sei riuscito, in qualche modo, a trovare il vecchio telefonino tra le tante cianfrusaglie, quelle che molti di noi si ostinano a conservare, perché non si sa mai un giorno potrebbero tornarci utili, non è detto che tu riesca ad avere la stessa fortuna con il caricatore della batteria. Puoi usare il caricatore di un altro telefonino. No, quello neanche a parlarne, hanno tutti un attacco diverso. A quel punto ti viene in mente che hai salvato le foto sul computer. Ma quale era il computer in quel periodo in cui hai fatto quelle foto? Ti si illumina la mente.

Su consiglio di tua moglie, che è semprestata più previdente di te, le hai copiate su un dispositivo di memoria usb. Non ti resta che trovare questo dispositivo usb. Inizi ad aprire come un forsennato tutti i cassetti dove sai che puoi trovare queste “chiavette”. E le trovi! Eccome se le trovi!

Ma sono così tante che è difficile capire su quale di esse tu hai copiato le foto che stai cercando con tanta frenesia. Non essendoci sui dispositivi usb nessuna scritta, nessuna indicazione ( e come potrebbe esserci, viste le loro minuscole dimensioni?), allora provi a ricordarti il colore e la forma di quel piccolo aggeggino. Ma niente, non riesci proprio a ricordare. Non ti resta che inserirli uno per uno nel computer per vedere quale di loro contiene queste benedette foto che stai cercando. A quel punto, esausto, rinunci alla ricerca delle foto e ti consoli pensando che comunque non le hai perse, perché da qualche parte ci saranno di sicuro.

Mentre stai facendo questa ricerca, che ti porta a visitare anche cassetti che non aprivi da tantissimo tempo, nei quali trovi cose che non vedevi da anni e che non pensavi neanche di possedere più, ecco che in quel preciso istante ti imbatti in una scatola quadrata di latta con sopra la scritta: Lazzaroni. E’ una vecchia scatola di biscotti, una di quelle che si usavano moltissimi anni fa quando tu eri poco più che un bambino. Sollevi il coperchio con delicatezza e scopri che dentro ci sono delle foto. Sono delle foto in bianco e nero, alcune un po’ ingiallite, alcune con i margini frastagliati.


Le conosci bene quelle foto! Sono quelle che tua nonna quando eri ragazzo ti mostrava, ma che tu, preso da altri pensieri, guardavi appena, giusto per accontentarla e per non spegnere l’ entusiasmo che mostrava nel descriverti i soggetti di quelle foto e loro storie. Sarà che non le vedi da molti anni, sarà che hai nostalgia di quei momenti in cui avevi il privilegio di stare con tua nonna e di ascoltare i suoi racconti , sebbene come ho detto prima non ne apprezzassi allora il valore, fatto sta che decidi di sederti con la scatola poggiata sulle gambe. Incominci a visionarne qualcuna e ti accorgi che le fai scorrere tra le mani lentamente. Su ognuna di quelle foto soffermi il tuo sguardo, ma soprattutto soffermi la tua memoria. Memoria che non fa riferimento solo alle persone raffigurate su di essa, ma anche quello che sta loro intorno, il cosiddetto sfondo.

In effetti, quello che cerchi è qualche elemento che ti riporti al momento in cui è stata scattata la foto, anche se in alcuni casi quel momento risale a prima che tu nascessi. Guardi l’espressione dei soggetti della foto cercando di intuire cosa stessero pensando e quali sentimenti provassero in quel momento. Vorresti vedere qualcosa di più di quello che sta nella foto, vorresti vedere ciò che sta ai lati o sopra e sotto di essa. Allora la muovi quasi come se quel gesto potesse consentirti di vedere altri particolari. Ritorni sui visi per cogliere nello sguardo di quelle persone qualche elemento che racconti qualcosa di loro. Ma, la foto non ha una buona definizione, non è come quelle di oggi con miglia di pixel, e per questo molti dettagli si perdono.

Decidi a quel punto di lasciare libera la tua fantasia e provi ad immaginare ciò che non si vede. Costruisci una tua storia intorno a quell’immagine che con la sua essenza rappresenta una fonte di memoria preziosa e magica, mentre ti penti amaramente per non aver prestato attenzione ai racconti di tua nonna.