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Uno stupro contraddittorio

Ritenere che un certo reato sia da punire senza appello se è commesso dagli altri, e che non lo sia, invece, quando lo commettiamo noi, è una cosa assurda e incomprensibile.

 

Fare una diversa valutazione di una nostra azione che obiettivamente rappresenta un reato, rispetto ad una identica azione commessa da un’altra persona, è dovuto, nella maggior parte dei casi, ad una forma di maggiore indulgenza verso noi stessi, che ci porta facilmente ad autoassolverci. Ma, vi sono casi in cui non si tratta di indulgenza, ma del fatto che quell’azione che si compie non la si riconosce (o non la si vuole riconoscere!) come reato.

In pratica, l’autore di quell’azione, che non avrebbe nessuna difficoltà a registrarla come reato nel caso fosse compiuta da altri, nel suo caso la derubrica ad una veniale trasgressione di qualche regola neanche poi troppo importante. Queste modalità contraddittorie di pensiero e di condotta le riscontriamo in particolar modo in coloro che sono i censori più intransigenti di certi comportamenti. E ciò non è una novità, è sempre stato così fin dall’antichità. Ma, se con questo modo di fare ci siamo un po’ abituati, diverso è il discorso quando qualcuno arriva a ritenere che una stessa azione possa essere ritenuta reato o meno a seconda se l’autore sia un “nero” o un “bianco”. Cioè, usando come discrimine il colore della pelle. Questo, che rappresenta il modo più manifesto di essere razzisti, francamente è inaccettabile.

Alcuni giorni fa, in provincia di Viterbo, due ragazzi italiani, di carnagione bianca, hanno stuprato una donna, anch’essa di nazionalità italiana, anch’essa di carnagione bianca. Uno dei due stupratori sulla sua pagina Facebook, un po’ di tempo fa, ha postato la foto di un manifesto risalente al periodo della Repubblica sociale italiana, in cui è ritratta una donna biondissima e dalla carnagione bianchissima che viene aggredita, senza ombra di dubbio a scopo di stupro, da un uomo dalla pelle nera, in abiti militari.

Nella locandina appare una frase perentoria: Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia. Sotto la foto aveva scritto: “La prossima Pamela, la prossima Desirée potrebbe essere tua figlia, tua moglie o tua sorella. Sveglia”. In pratica, sembrava che, con questo suo post, volesse formulare una condanna assoluta nei confronti dello stupro, sebbene la cosa lasciasse qualche dubbio. Il dubbio che vi fosse in questa sua specie di denuncia un messaggio non tanto universale, ma piuttosto limitato ad un ambito preciso: quello in cui si muove l’ “uomo di colore”. La sua era in effetti un’indignazione unidirezionale ed una chiamata “alle armi” non per il reato in sé, ma per il fatto che a commetterlo “possono” essere dei neri, delle persone appartenenti ad altre etnie, ai quali bisogna impedire di fare ciò.

La prova che non era lo stupro in sé a preoccuparlo, ce l’ha voluta dare lui stesso stuprando una ragazza, italiana come lui, di carnagione bianca come lui, probabilmente con la convinzione che ciò che stava commettendo non poteva essere considerata uno stupro. Forse, nella sua mente distorta potrebbe esserci stata l’idea che uno stupro è veramente tale solo se lo si compie nei confronti di una persona con un colore diverso della pelle (così come avrà pensato quel tizio che a Casal Bruciato ha urlato la frase: “ti stupro”, ad una donna rom con la figlia in braccio). Forse, avrà pensato che solo violentando una donna nera, essendo lui bianco, ci sarebbe stata la giusta combinazione di colori da poter configurare il reato di stupro. Forse, la scelta di non violentare una donna nera potrebbe essere stata dettata non solo dalla paura di essere condannato per reato di stupro, ma dalla sua idiosincrasia per il colore nero. No, pensandoci bene questa ipotesi è da escludere perché questo colore non può essere per lui del tutto ripugnante, dal momento che alla base della sua fede e della sua ideologia politica. Ecco ci sono, non ha violentato una donna nera perché altrimenti sarebbe stato tacciato di razzismo e questo francamente non l’avrebbe potuto proprio accettare.