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Sergio Cammariere sta realizzando docu-film su Rino Gaetano

L’antico amore per il jazz, un’incursione nel mondo black, tra soul e rhythm and blues, e un tocco di pop, passando anche per il funky e il country-folk “perché la canzone d’autore è sempre in evoluzione”.

 

Il nuovo album di Sergio Cammariere, La fine di tutti i guai (in uscita oggi per Jando Music in co-produzione con Parco della Musica Records e distribuzione Egea), segna una svolta dell’artista calabrese che si spinge fin nelle atmosfere della musica latino-americana. “Con un’attenzione certosina ai testi, scritti insieme a Roberto Kunstler – racconta Cammariere, seduto a un tavolo di un ristorante romano -. Ci sono voluti tre anni di lavoro per scegliere le parole giuste, che fossero ben armonizzate con il suono”. Un’attenzione alla parola che forse non a caso arriva dopo l’album strumentale Piano, uscito poco più di un anno e mezzo fa. Il titolo – spiega ancora – “è di buon auspicio, è una visione di pace e di amore in questo mondo dove si registra una curva di involuzione, una speranza nel travaglio di questa condizione umana. E ben si lega ad altri titoli strani che ho dato ai miei lavorio in passato”. Il tema dell’amore è il fil rouge che lega gli undici brani di La fine di tutti i guai.

“Racconto l’amore perché l’amore è quello stato mentale, quel sentimento che aiuta a dimenticare e che ti fa scoprire la bellezza – dice Cammariere, che sta lavorando anche ad un docu-film su Rino Gaetano, dopo aver scoperto nel 1996 di essere suo cugino – l’amore universale che è comprensione e accettazione dell’altro. E va oltre l’amore tra un uomo e una donna, tra due donne, tra due uomini”.

Sergio Cammariere

“Sto lavorando a un docu-film su Rino Gaetano e sono a buon punto. Sto cercando uno sponsor per finalizzare la cosa”. Lo ha detto Sergio Cammariere, durante la presentazione del suo nuovo disco La fine di tutti i guai. Cammariere ha scoperto nel 1996 di essere cugino di Rino Gaetano e da allora ha iniziato a raccogliere testimonianze video. “La mamma di Rino era figlia illegittima di mio nonno, per questo nessuno ne parlava e io non ne ero a conoscenza. Nel 1996 l’ho scoperto grazie ai nipoti di Rino incontrati a Crotone che mi hanno messo in contatto con sua madre. Al primo incontro con lei avevo la telecamera e ho ripreso tutto, come anche gli incontri successivi. Mi ha anche regalato tre cilindri di Rino, che custodisco”.