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Aids, lo studio: ‘Sesso non protetto senza rischi’

Sesso sicuro senza protezioni nelle coppie gay se la persona sieropositiva è sotto trattamento antiretrovirale.

COSENZA –  Aids, lo studio: ‘Sesso non protetto senza rischi’. Un messaggio importante quello dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet che conferma i primi risultati di una ricerca iniziata otto anni fa secondo cui “se il partner malato si sottopone alla terapia antiretrovirale non ci sono rischi di trasmettere il virus Hiv durante i rapporti sessuali non protetti”.

I ricercatori, guidati da Rodger, docente di malattie infettive nel Regno Unito, hanno tenuto sotto controllo 972 coppie di uomini gay, nelle quali solo uno dei partner aveva l’HIV e seguiva una terapia antiretrovirale. I farmaci di questo tipo servono per ridurre il più possibile la carica virale dell’HIV, più si riduce la carica, minori sono i sintomi legati e i rischi di contagiare qualcun altro durante i rapporti sessuali non protetti.

Lo studio spiega di non avere rilevato nessuna trasmissione del virus nelle 972 coppie tenute sotto controllo, tra il 2010 e il 2017. Le coppie interessate dallo studio dovevano tenere traccia delle loro attività sessuali e segnalarle ai ricercatori. Nel corso degli anni, sono stati riferiti oltre 76mila rapporti anali senza l’utilizzo del preservativo, a conferma dell’efficacia nel prevenire il contagio dei farmaci antiretrovirali. Solo 15 partecipanti hanno contratto il virus durante lo studio, ma le analisi hanno potuto escludere che la fonte del contagio fosse stata il loro partner. Tra i partecipanti, quelli con HIV avevano iniziato la loro terapia antiretrovirale in media 4 anni prima dell’inizio della ricerca, rendendo il virus non rilevabile. Di solito livelli di questi tipo vengono raggiunti in sei mesi di trattamento con i farmaci anti HIV.

Secondo gli autori, il nuovo studio: “Offre prove definitive sul fatto che il rischio di trasmettere l’HIV tramite il sesso anale, quando la carica virale è soppressa, è effettivamente pari a zero”. Rispetto alla penetrazione vaginale, quella anale può comportare la formazione di piccole ferite, rivelandosi più rischiosa per la trasmissione dell’HIV. Questa circostanza ha talvolta serie ripercussioni nella vita sessuale dei gay e, nel tempo, ha costituito anche un certo stigma sociale nei loro confronti. Gli antiretrovirali non curano l’AIDS, sindrome per la quale non c’è ancora una cura definitiva, ma la loro assunzione giornaliera consente di rallentare moltissimo la replicazione virale dell’HIV. È questo rallentamento a far ridurre la carica virale, fino a rendere il virus non rilevabile nel sangue. I farmaci di ultima generazione hanno permesso di ridurre sensibilmente gli effetti collaterali, rendendo più sopportabile la loro costante assunzione. Il problema è che sono ancora costosi e il loro impiego è complicato nei paesi più poveri, come quelli africani, dove l’HIV continua a essere piuttosto diffuso.

Il nuovo studio coordinato da Rodger non solo conferma questa circostanza, ma lo fa anche per il tipo di rapporto sessuale più a rischio.