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Genio, sregolatezza e successo

Pochi giorni fa mi è capitato di vedere in TV un film sulla vita di Fabrizio De Andrè e di aver avvertito alla fine della sua proiezione una sensazione strana.

 

Non posso negare che quando in un racconto viene tratteggiato un rapporto tra un padre ed un figlio, il mio stato d’animo viene sempre condizionato dal fatto che provo ad immedesimarmi nella situazione. Premetto che nel film ho trovato l’atteggiamento del padre nei confronti del figlio (Fabrizio) abbastanza condivisibile. C’era da parte sua la volontà di mantenere il rapporto con il figlio, improntato, almeno inizialmente, sul rispetto delle regole. C’era un’apparente durezza nei confronti di quest’ultimo, che era portato a non rispettare le regole, ma questa durezza si stemperava nell’ironia, nella ricerca dell’ascolto, nella volontà di mantenere sempre aperto un canale di comunicazione. La stessa scarsa propensione a proseguire gli studi, cosa che rappresenta di solito una preoccupazione per un genitore, non era vista dal padre come un elemento per il quale irrigidirsi e per distruggere il loro rapporto.

Ciononostante, c’era qualcosa che mi turbava e che destava in me una sensazione di amarezza, dovuta ad una forma di delusione. Non era la smodatezza e la sregolatezza nel modo di vivere del protagonista che mi lasciavano perplesso, quanto un suo atteggiamento di non pieno rispetto per i sentimenti della sua compagna, nonché madre di suo figlio. C’era un elemento di contraddizione, di contrasto, tra la nobiltà del suo animo espressa nei versi delle canzone, e il modo di relazionarsi con la compagna. La presenza di inganni, di tradimenti, capaci di distruggere l’esistenza di quella persona, con la quale condivideva la vita, rappresentavano anche per me un inganno. Sia ben chiaro che il mio non è un discorso moralistico, né tanto meno voglio considerare una colpa quella di poter non amare più una persona. E’ una questione di rispetto. Credo che nel caso in cui ci si accorge che l’amore finisce, questo cambiamento andrebbe comunicato alla persona interessata, cercando di preservarne, per quanto possibile, la sua dignità.

Alla fine del film, sono rimaste sospese nella mia mente alcune domande.

Mi sono chiesto se davvero la creatività richieda sregolatezza, se nel nome della creatività (e del relativo successo) possano essere giustificati comportamenti in contrasto con la sensibilità che si esprime attraverso una creazione artistica, e se possa essere desiderabile per un proprio figlio una vita di successo, nella quale convivano genio e sregolatezza. Per quanto riguarda il primo punto, credo che, a prescindere dalla genialità e dal talento, i risultati creativi arrivino con metodo e dedizione. Anzi, la sregolatezza potrebbe esser un limite che frena il talento, piuttosto che una miscela capace di accendere la creatività. E’ vero che alcuni capolavori sono nati nei periodi più tormentati della vita di grandi artisti, all’insegna della sregolatezza e della dissolutezza, ma è anche vero che sono comunque il frutto di anni di applicazione in quella disciplina.

Prescindendo da un discorso morale, a mio avviso, la sregolatezza non rende migliore un’opera. Una canzone, un’opera d’arte in generale, può anche venir fuori dopo eccessi, di droga, di alcool, ma non bisogna mai dimenticare che è stata composta da un artista preparato e scrupoloso, e che è il risultato di ore di lavoro stando seduti ad un tavolo. Diverso è il discorso della presenza di comportamenti stravaganti o di piccole abitudini bizzarre, che possono essere associati alla creatività. Il mito del “genio e sregolatezza” è, a mio avviso, da sfatare. Lo stereotipo, oltretutto, potrebbe falsare il giudizio di un’opera.

Alcuni studi sembrano smentire che la mancanza di regole accentui la creativitĂ . L’abitudine non solo sarebbe compatibile con la creativitĂ , non solo non la intralcerebbe, ma insieme all’autodisciplina potrebbe proteggerla dagli agguati dell’umore. L’equivoco che la sregolatezza aiuti il genio nella creativitĂ  nasce dalla constatazione che una certa disinibizione agevola il processo creativo, o forse sarebbe meglio dire che agevola la sua estrinsecazione (in uno stato di disinibizione un persona tira fuori quel che ha dentro, di buono o di cattivo). Può accadere cosĂŹ che l’uso di alcool o di droghe vengano usati in quanto agevolano un vagabondaggio mentale e consentono di attuare correlazioni tra idee lontane tra di loro.

Per quanto riguarda, invece, quello che sarebbe meglio desiderare per un figlio, tra genio e sregolatezza, corredati di successo, magari anche con il rischio che finisca per tenere in poco conto quello che sono i sentimenti di chi gli sta accanto, e capacità intellettive nella media, ed il rispetto delle regole per una comune e civile convivenza, non avrei alcun dubbio nello scegliere quest’ultima condizione. E se ciò non dovesse destinarlo ad essere conosciuto dal grande pubblico, ebbene potrebbe esserci in compenso una grande soddisfazione: quella di non correre il rischio di restare sconosciuto alle persone care che gli stanno intorno.