E’ giusto (voler) dire “sempre” quello che si pensa?

La risposta, a mio avviso, è: no. Le situazioni in cui potremmo essere portati a dire quello che pensiamo sono tantissime, in teoria qualsiasi situazione potrebbe spingerci a farlo.

 

Se escludiamo le situazioni in cui siamo coinvolti direttamente, nelle quali dire quello che pensiamo, non sulle persone anche esse coinvolte, ma sul fatto accaduto, è più che comprensibile, in tutte le altre situazioni, cioè in quelle che non ci riguardano direttamente, ogni manifestazione del nostro pensiero rappresenterebbe un giudizio non richiesto, già inopportuno se è rivolto a ciò che è avvenuto, grave se si riferisce alle persone.
Per apprezzarne il suo vero significato e per consentirci di dare così una risposta più convinta, la domanda iniziale potrebbe essere posta in un’altra forma: è giusto esprimere “sempre” il nostro giudizio? Se questo non ci viene richiesto, è ovvio che non è giusto, se ci viene richiesto, in tal caso se ne può discutere.

Le situazioni alle quali mi riferisco sono quelle che riguardano sostanzialmente altre persone, dove noi siamo semplici spettatori diretti o resi edotti attraverso il racconto dell’accaduto dagli interessati o da terze persone. E’in quelle circostanze che spesso siamo tentati di esprimere il nostro pensiero su qualcuno che ha fatto qualcosa, che magari non condividiamo. Vorremmo dirlo apertamente alla persona interessata o a chi è in nostra compagnia, ma, il più delle volte, non essendo un giudizio lusinghiero, evitiamo di farlo, lasciandoci trattenere dai nostri fisiologici freni inibitori. E’inutile dire che nella maggior parte dei casi il nostro pensiero e giudizio, opportunamente non espresso, sia tanto più negativo quanto più siamo intransigenti (non tanto con noi stessi ma con gli altri).

Voler dire in ogni occasione quello che si pensa significa allentare i freni inibitori pensando di agire in maniera spontanea, ma in effetti cedendo solo ad un impulso. E questo tipo di spontaneità non può essere considerata una virtù, essa è piuttosto uno sfogo, un’incontinenza. Senza freni la spontaneità sconfina nella malvagità, nella brutalità di una franchezza che nel nome di una presunta sincerità, ferendo la sensibilità degli altri, finisce per il deteriorare i rapporti umani.

La spontaneità risulterebbe ammissibile se venisse manifestata da un bambino che agisce con la sua semplicità, perché privo di sovrastrutture mentali, sarebbe comprensibile se fosse espressa da qualcuno che ha fatto abuso di alcool, sarebbe comprensibile ed ammissibile, nello stesso tempo, nel caso in cui a rivelarla fosse una persona che presenta una condizione psicopatologica.

Per le persone adulte cosiddette “normali” voler emettere un giudizio non richiesto, su qualcosa che non le vede direttamente coinvolte, non rispettando quei semplici meccanismi regolatori che salvaguardano i rapporti con gli altri, e che garantiscono una reciproca tolleranza, non è né comprensibile, né ammissibile. Intervenire su tutto, tra l’altro, oltre a renderci terribilmente fastidiosi ed arroganti, anche perché chi dice quello che pensa è quasi sempre uno abituato a dare la colpa agli altri, diminuisce la nostra attendibilità. Prima di “dire la nostra” dovremmo sempre chiederci se sia il caso di farlo in quella specifica situazione. Inoltre, dovremmo sempre valutare se quello che pensiamo e vogliamo dire non sia il frutto di rabbia e di risentimento.

Questo, ovviamente, non vuol dire che bisogna mentire, cioè dire l’opposto di quello che si pensa. Ciò sarebbe scorretto. Bisognerebbe tener presente, anche, che la spontaneità non sempre significa sincerità e che quest’ultima non sempre corrisponde a dire la verità. La sincerità, a volte, viene usata per dire ciò che si pensa ma anche quel che si sente.

Vi sono situazioni in cui è giusto anzi risulta essere un dovere dire quello che si pensa, come ad esempio quando ci si trova davanti ad un’ingiustizia o a qualcosa di grave che è stata commessa da qualcuno. In questi casi, anche a costo di correre dei rischi, bisogna dire quello che è il nostro pensiero. Non farlo ci renderebbe in qualche modo complici.

Ben diverso è il caso in cui dire il proprio pensiero rappresenta solo un modo per denigrare una persona e metterla in ridicolo, magari facendo riferimento alle su fattezze fisiche. A volte, si coglie addirittura l’occasione, che tra l’altro ci si è creata da soli, per dire quello che si pensa di qualcuno verso il quale si manifesta da tempo una certa antipatia ed insofferenza. In questo caso usare la frase: “io dico sempre quello che penso”, invece di mettere in rilievo la spontaneità e la correttezza, segnalano la falsità e l’ipocrisia.