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Artemisia Gentileschi, una riflessione su ‘Lo Spazio Bianco’

Il momento che segue l’episodio di violenza in cui può esserci il nulla (la rassegnazione e l’inerzia della vittima) o il tutto (la reazione, la richiesta d’aiuto).

 

AMANTEA (CS) – Una serata all’insegna della condivisione e delle belle emozioni il tutto in una atmosfera da sogno come quella del “Palazzo delle Clarisse” ad Amantea, arricchito per l’occasione con alcuni dipinti inerenti proprio il tema della violenza e realizzati dai soci dell’Associazione Corto Circuiti, partner – per l’occasione – dell’Associazione Artemisia Gentileschi.

Si è parlato di donne, bellezza e libertà il tutto valorizzato dalla preziosa testimonianza della signora Filomena Lamberti, sfigurata con dell’acido dall’ex marito e dell’intervento del Commissario Lanzaro, il quale – portando i saluti del Questore – ha partecipato attivamente all’incontro. Gli interventi degli amici di Artemisia si sono susseguiti in una atmosfera emotivamente coinvolta, grazie anche e soprattutto alla ricostruzione di una storia di violenza, riletta con pathos da Francesca Ramunno (voce di RLB), nominata socia onoraria dell’Associazione. Questo ha permesso di introdurre la serata, aperta dai saluti di Fernanda Gigliotti, Presidente del Palazzo delle Clarisse, che ha puntato la sua attenzione sulla figura di Artemisia Gentileschi. Proprio il suo lavoro è stato da stimolo per orientare l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato.

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L’associazione Artemisia Gentileschi, nonostante sia nata da qualche mese ha già fatto tanto e tanto ha in cantiere, ha spiegato la presidente, Rosangela Cassano. “Siamo dei pionieri di un cambio di prospettiva in una realtà troppo spesso abituata alle divisioni fondate su basi politiche, religiose, culturali. Noi siamo un gruppo di persone eterogenee che proprio della trasversalità fanno un punto di forza affinchè l’unione che abbiamo realizzato serva a ingenerare nelle persone quella fiducia necessaria a chiedere aiuto, dopo un episodio di violenza”. Un progetto di vita quello di Artemisia, che sta prendendo forma con la realizzazione di una casa di fuga segreta (in collaborazione con alcune amministrazioni del territorio e forze dell’ordine), per accogliere temporaneamente le donne vittime di violenza sino alla loro definitiva messa in sicurezza. La vicepresidente, Simona Nigro, proseguendo i saluti iniziali, ha parlato della resilienza e della paura: dare una speranza alle donne e soprattutto aiutarle a riconoscere la violenza. Prevenzione, questo è Artemisia. Bisogna parlare ai ragazzi, educare alle emozioni. Simonetta Caminiti, giornalista e scrittrice che da anni si occupa di questo tema, ha esposto chiaramente la casistica e la sua esperienza sul campo a partire dalla sindrome di Medea nell’uomo: uccidere i suoi stessi figli per colpire la compagna che lo ha lasciato. Cisterna di Latina e altre storie, in particolare quella di Erika Patti e dei suoi bambini. Anche lei, sopravvissuta ma “orfana” dei due figli dati alle fiamme dall’ex marito, aveva più volte denunciato. Come il 44,6% delle 114 donne uccise lo scorso anno. Denunciare è un passo imprescindibile, ma il supporto di associazioni e centri antiviolenza può ribaltare il destino di molte donne. 28684925_1981638038776647_4060342776036851712_n

Oggi esiste una percentuale più alta di donne che denunciano. Emilio Perfetti, penalista e socio dell’Associazione Artemisia, ha spiegato come il delitto d’onore nel corso degli anni si sia trasformato, citando anche il primo processo per stupro del 1979, che vide come avvocato di parte civile Tina Lagostena Bassi, durante il quale gli avvocati difensori chiesero alla vittima dettagli provocanti come se ci fosse stata “ fellatio cum eiaculatione in ore”, se avesse mai avuto prima rapporti carnali con il principale imputato e alla madre di lei giustificazioni rispetto al fatto che la figlia si fosse incontrata con un uomo che non le aveva presentato. La serata è terminata con la forte testimonianza di Filomena Lamberti la quale – con profondo rammarico dovuto al fatto di non aver denunciato subito l’ex marito – ha ricordato come nella notte del 28 maggio 2012 abbia subito una brutale aggressione realizzata mediante il versamento di acido solforico sul 70% del corpo. “Volevo cambiarlo, migliorarlo – ha confessato la donna – ma non ci sono riuscita. Ora però, anche se ho subito un vero e proprio omicidio di identità, mi sento libera. E per me libertà significa anche solo poter uscire per fare la spesa senza dover rendere conto a nessuno”. Una vita in rinascita, descritta anche nel libro “Un’altra vita” che la signora Lamberti ha scritto con le ragazze del centro antiviolenza di Salerno Spazio Donna. “Sento spesso parlare della necessità di fare rete – ha affermato, in conclusione, la Presidente Cassano – e ritengo che stasera abbiamo qui dato forma a una rete a maglie strettissime, formata da tutte le figure che possono e devono intervenire nello spazio bianco, per aiutare concretamente le persone. Questa è l’unica cosa che ci interessa davvero”.

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