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Pausa di Riflessione – Polemica, estremizzazione e fanatismo

Penso che estremizzare una propria posizione su qualche argomento sia, il più delle volte, un tentativo per venir fuori da una sorta di “impasse”, per non restare in una situazione di sospensione e di indeterminatezza, come in un limbo.

 

In altri termini, nutrendo dubbi sulla posizione da prendere, su una determinata questione, non avendo cioè un’idea chiara a quel proposito e notando che quei dubbi alimentano ogni tipo di paura (soprattutto quella del diverso), si tende ad assumere, spesso con una certa forzatura iniziale, una collocazione estrema solo per auto convincersi della bontà della scelta. Oltrepassare velocemente una delle due sponde che segnano i confini di quel “fiume” dove passano l’analisi, la riflessione e la discussione, mette al riparo da ripensamenti. Su quella sponda avviene poi l’incontro con coloro che hanno effettuato la stessa scelta integralista, con le stesse modalità, e questo fatto trasmette sicurezza, dovuta non solo alla condivisione di quell’idea, ma anche alla condivisione del modo con il quale si intende difenderla e proporla agli altri: con aggressività, con violenza e, soprattutto, con una totale refrattarietà a qualsiasi critica e a qualsiasi osservazione. Yutto ciò avviene esacerbando gli animi e finendo, a volte, per sconfinare nel fanatismo.

Una conseguenza inevitabile dell’estremizzazione, ancor più se supportata dal fanatismo, è la creazione di due blocchi contrapposti che, come in una tifoseria da derby, porta gli integralisti di una parte e quelli dell’altra ad affrontarsi con polemiche violente. Ed è proprio la vocazione alla polemica che rappresenta un po’ l’humus e la spia di questa voglia di radicalizzare le proprie idee. L’estremizzazione spesso rappresenta, infatti, l’evoluzione di una tendenza, oggi più che mai in voga, che è quella di polemizzare su tutto. Lo si fa con due precisi scopi: quello di inscenare il proprio egocentrismo, dando così sfogo alla propria vanità, e quello di provocare, spesso per il solo gusto di farlo.

Ad ognuno di noi è di certo capitato di aver provato ad intervenire in una discussione, con amici o con semplici conoscenti, e di averlo fatto con estrema pacatezza, riportando argomentazioni dettate più dal buon senso che da altro e di aver notato che il suo intervento è passato del tutto inosservato, non ha ricevuto cioè alcun commento. Questo perché i partecipanti alla discussione erano impegnati a scagliarsi contro chi osava contraddire le loro affermazioni, dimostrando così, in maniera palese, che non ci fosse nessun interesse ad analizzare la questione, e che l’avvio della discussione rappresentasse solo un pretesto per fare polemica e per lanciare qualche improperio verso chi si permetteva di contraddire, con il risultato, tra l’altro, di estromettere dal confronto chiunque non si adeguava a quel modo di fare.

Se poi una discussione di questo genere avviene sui “social” possiamo star certi che questa dinamica risulterà ancora più evidente, perché i social hanno la capacità perversa di far risaltare i nostri peggiori difetti. Dietro quello schermo siamo capaci di perdere ogni freno inibitorio ed ogni forma di ritegno, finendo con il mostrare tutta la miseria che alberga dentro di noi.