Riappropriamoci del nostro tempo

Nei giorni scorsi è stato in visita in Italia l’ex presidente dell’Uruguay, José Pepe Mujica. Durante alcune sue interviste egli ha espresso il suo pensiero su alcuni argomenti di attualità, e non solo.


Tra le sue tante affermazioni, tutte di indiscutibile rilevanza e, a mio avviso, di grande saggezza, una mi ha particolarmente colpito, quella che riguarda il valore che dovremmo dare al tempo della nostra vita, che si configura come una risorsa scarsa e non riproducibile. Mujica sostiene che, quando qualcuno compra qualcosa, sembra che lo faccia con il denaro, ma in effetti lo fa con il proprio tempo, quello che ha dovuto utilizzare per guadagnare il denaro necessario.
Quindi, è fondamentale capire, quando acquistiamo qualche oggetto, se esso ha per noi una particolare importanza, se risponde a qualche nostra esigenza fondamentale, e per questo, irrinunciabile, che possa giustificare il consumo di una parte del nostro tempo, per ottenerlo. Partendo da questo assunto risulta consequenziale che acquistare cose futili e superflue, diventi uno spreco inconcepibile.

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José Pepe Mujica

Infatti, dal momento che l’unica cosa che non si può comprare è la vita, sprecare il nostro tempo significa consumare la nostra vita, perdendo così la libertà di fare quello che ci piace di più. “E’ da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”, dice Mujica. Per non perdere la libertà non dobbiamo cadere nella rete del consumismo sfrenato, che viene sapientemente tessuta e dispiegata dalla pubblicità dei media, ma dobbiamo impostare la nostra vita all’insegna della “sobrietà”.

In realtà, la società ci propina non solo oggetti, ma anche bisogni, sempre nuovi, spesso effimeri, che per soddisfarli dobbiamo investire risorse economiche, per ottenere le quali consumiamo parte del nostro tempo, rischiando di diventare schiavi. Voltaire diceva, infatti, che è il bisogno che ci rende schiavi.

Ora, se il bisogno rientra tra quelli primari, necessari alla nostra sopravvivenza, investire il nostro tempo e rischiare la nostra libertà per soddisfarlo è comprensibile e, se dovessimo diventare schiavi per questo, ciò sarà dovuto alla diseguaglianza che c’è tra gli uomini, cosa di cui non abbiamo colpa. Ma, se vogliamo soddisfare un bisogno non essenziale e per far ciò dovessimo perdere la nostra libertà, non potremmo dare la colpa a nessuno, se non a noi stessi.
Riappropriamoci, dunque, del nostro tempo, finché siamo nelle condizioni di poterlo fare, teniamo presente la sua fugacità e, proprio per questo motivo, facciamone buon uso.

Non è un caso che il tempo (Chronos) per gli Elleni rappresentasse una divinità onnivora che divorava i propri figli , fuggendo poi inesorabilmente, senza sentire preghiere o suppliche.

Esso andrebbe, quindi, considerato da noi come un’opportunità, un’occasione da cogliere, per dedicarci ai nostri affetti, alle nostre passioni, ai nostri pensieri, a ciò che più ci piace e che ci rende felici, senza cadere nell’errore di rimandare tutto ciò ad un domani indefinito. Parafrasando Turgenev, direi che la parola domani, dovremmo riservarla per coloro i quali è stata inventata, cioè per gli indecisi e per i bambini.