‘Ndrine nel ‘Principato’, Enza Bruno Bossio era garantista: ”Bernaudo e Ruffolo persone per bene”

Concluse le indagini secondo l’accusa “Principe sollecitò d’intesa con Bernaudo l’assunzione del capo clan Ettore Lanzino”.

 

RENDE – Era il febbraio 2013 e l’attuale deputata del PD Enza Bruno ‘scendeva in campo’ per accaparrarsi una poltrona in Parlamento. La campagna elettorale fu caratterizzata per i democrat calabresi dall’arresto del sindaco di Melito Porto Salvo del PD Salvo Gesualdo Costantino accusato di associazione di stampo mafioso per i legami con la cosca Iamonte. La moglie di Nicola Adamo, noto alla cronache soprattutto per il processo Eolo, sulle presunte ‘mazzette’ per la costruzione del parco eolico di Isola Capo Rizzuto intervistata due giorni dopo l’arresto di Costantino si professava garantista. Una posizione chiara e netta che mantenne nella stessa occasione anche in merito alle vicende che avevano coinvolto diversi mesi prima l’ex sindaco di Rende Umberto Bernaudo e l’assessore comunale Pietro Ruffolo. Entrambi del PD, ieri sono stati destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel dispositivo firmato da Nicola Gratteri, Vincenzo Luberto e dal pm Pierpaolo Bruni è scritto che Principe, Bernaudo e Ruffolo si sarebbero accordati con gli uomini della cosca che “a fronte del procacciamento di voti, dell’impegno elettorale e della propaganda avrebbero ricevuto condotte amministrative di favore” per oltre un decennio, dal 1999 al 2011. “I personaggi del PD si vogliono difendere all’interno dei processi e non fuori. Si possono esprimere dei giudizi sulle persone, – affermò l’allora candidata alla carica di deputata – non conosco il sindaco di Melito Porto Salvo, ma conosco bene Bernaudo e Ruffolo. Sono persone per bene e sicuramente senza collusione con la mafia. Ci sono le indagini in corso che mi auguro siano frutto solo del lavoro dei magistrati e non di una gogna mediatica per cui se sei solo indagato o rinviato a giudizio sei automaticamente un delinquente. Un atteggiamento che mette in discussione la tenuta della democrazia che è basata sull’autonomia della magistratura. Siamo in un paese garantista e solo chi è condannato definitivamente al terzo grado di giudizio, salvo errori giudiziari che ci possono essere, può essere considerata una persona da mettere da parte. Fino al terzo grado la nostra Costituzione ci tutela e io penso che sia giusto così”.