ASCOLTA RLB LIVE
Search

misiti ortopedico cosenza africa

Medico cosentino volontario in Camerun: “Gli ‘eroi’ sono i colleghi dell’Annunziata” (VIDEO)

Lavora gratuitamente in Africa e odia i meccanismi perversi della sanità cosentina.


 
RENDE (CS) – La medicina in Calabria non è solo malasanità. Agli orrori degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove i ‘professionisti’ pare si spendano per nascondere e ‘taroccare’ cartelle cliniche si contrappongono splendidi esempi di etica ed umanità. E’ il caso di Carmelo Massimo Misiti chirurgo ortopedico cosentino, membro del direttivo del Collegio Italiano Chirurghi e direttore scientifico della Società Italiana di Artroscopia che svolge con umiltà la propria professione in uno studio a Roges di Rende. Da circa tredici anni fa parte di Orthopaedics, un’associazione di volontariato che opera in Camerun, Tanzania, Eritrea e Sud America. “Che sia un piede occidentale, che sia un piede africano la chirurgia è la stessa. Bisogna raggiungere il miglior risultato con la minima sofferenza del paziente”. Questi i concetti cardine della filosofia del dottor Misiti che in Camerun è riuscito in questi anni a portare la chirurgia protesica dell’anca e del ginocchio a Mambu Bafut e con il contributo del radiologo cosentino Antonio Perri a fornire la regione di Bamenda della sua prima ambulanza.
 
 
“Ci occupiamo di tutto quello che è l’universo dell’ortopedia – spiega il dottor Misiti – dalle deformità congenite alle patologie degenerative. In Eritrea però siamo andati oltre e abbiamo creato un ospedale che si occupa di tutto, dalla ginecologia alla chirurgia generale. Il motto della nostra associazione è ‘aiutiamo l’Africa a camminare’. L’obiettivo è fare in modo che i chirurghi locali possano rendersi autonomi. Nell’ultima missione in Camerun siamo riusciti a fare in modo che un’equipe chirurgica formata solo da personale camerunense possa fare impianti di protesi d’anca. Non avevano né i macchinari, né gli strumenti, né le competenze. In dieci anni abbiamo trasformato un sanatorio in un ospedale dove ora c’è una sala operatoria, una sala raggi, un ambulatorio ecografico ed una struttura di riabilitazione che accoglie 350 bambini con deformità. Quello che qui è uno scarto in Africa è oro”.
 
 

FARE IL MEDICO A MAMBU BAFUT

“Non abbiamo nessun tipo di sovvenzione statale. Ci paghiamo il viaggio da soli, lavoriamo gratuitamente, ci autotassiamo e raccogliamo offerte con cui comprare i materiali. Quando partiamo – precisa il chirurgo – ognuno di noi porta due valigie da 23 chili con strumentazione e medicinali, per noi usiamo solo lo spazio del bagaglio a mano. Ogni anno da Pisa mandiamo due container, allestiti dal professor Faldini fondatore dell’associazione, con scarpe, lenzuola, libri, antibiotici. Partiamo ogni sei mesi. Ho intrapreso questo percorso per la voglia di poter fare qualcosa per qualcuno che non ha la reale possibilità di curarsi e star bene. In Africa ho riscoperto la dignità dell’essere umano. Il rispetto per chi sta decisamente male, la gratitudine che traspare da un sorriso. E’ difficile da spiegare. Si lavora per essere d’aiuto non per guadagnare. Bisogna, appunto, ‘aiutare l’Africa a camminare’. I migranti che rischiano la propria vita ed arrivano in Europa, fanno comodo a tanti, perché fanno guadagnare. Non si può aiutare gli altri pensando di lucrare. Se davvero volessimo aiutare l’Africa andremmo lì a dare una mano ed avremmo più risultati spendendo molto di meno. Lo stesso discorso vale per i paesi in guerra. Non possiamo vendergli le armi e poi partire per concordare la pace”.
 
 

FARE IL MEDICO ALL’ANNUNZIATA

“I medici che accettano di lavorare all’Annunziata possano essere considerati degli eroi. I colleghi dell’Ospedale di Cosenza – tuona Misiti – devono subire ingerenze che non hanno nulla a che fare con la sanità. Parliamo di un meccanismo perverso legato alla presenza della politica e alla strumentalizzazione dei posti di lavoro dei sanitari. Ci sono degli interessi che vanno oltre all’obiettivo di far stare bene il paziente, viene dimenticata la salute dei cittadini. Certo ci sono dei colleghi all’Ospedale di Cosenza, Paola, Catanzaro che lavorano in maniera eccezionale. Un esempio. Nel reparto di Ortopedia dell’Annunziata hanno un sovraccarico di lavoro che rasenta la follia con una carenza di personale enorme rispetto alle utenze da trattare. Ci sono colleghi costretti a raddoppiare gli orari di lavoro ed è ovvio che in queste condizioni si possono commettere errori. Certo chi non fa, non sbaglia, ma da un medico che lavora dalle sette del mattino alle sette del mattino successivo non si puo’ pretendere l’impossibile.
 
Bisogna mantenere attivi ogni giorno: l’ambulatorio, la sala gessi, il reparto per i degenti, la sala operatoria e il servizio per le visite. Regolarmente dovrebbero esserci sette specialisti di branca per ogni 14 posti letto, di cui tre in sala operatoria, ma questi standard non sono rispettati. Non ci sono sette medici per turno a coprire tutte le esigenze di un reparto di Ortopedia in un ospedale come l’Annunziata che serve una città grande come Cosenza. Chi amministra ha un’immensa fame di potere. Una siringa in Friuli costa 0,10 centesimi, in Calabria un euro. E’ normale che chi vende il materiale decuplichi i prezzi visto che il Friuli paga la siringa dopo quindici giorni ed invece la Regione Calabria salda il conto almeno tre anni dopo. Perché a Potenza il macchinario per la TAC costa 100mila euro e a Cosenza 500mila? Queste cose andrebbero spiegate ai pazienti da chi gestisce la sanità. I cittadini però sembrano ormai abituati a subire questi meccanismi invece di reagire, protestare, ribellarsi. Abbiamo un’arma che si chiama voto che dai calabresi non viene usata e ci si ritrova con le stesse persone al comando”.
 
orthopeadics misiti
 

UN PARAGONE TRA L’OSPEDALE IN CAMERUN E L’OSPEDALE DI COSENZA

“In Camerun dal nulla siamo riusciti a fare un ospedale. Abbiamo – racconta l’attivista cosentino di Orthopaedics – fatto una sala operatoria con attrezzature regalate, spesso improvvisate. Sicuramente non si tratta di una clinica svizzera, ma programmando il lavoro riusciamo ogni volta a fare più interventi di quelli che avevamo preventivato. Non abbiamo turni da rispettare è tutto delegato alla nostra volontà di fare del bene a persone che rivisiteremo tra sei mesi. A Cosenza invece ci sono persone che vincono il concorso per fare i medici e li ritrovi poi negli uffici a mettere timbri su delle ricette. Alcuni fanno il concorso per medicina interna e dopo operano in pediatria. Bisogna inoltre tener conto che a Cosenza chi è ‘amico dell’amico’ riesce ad avere agevolazioni ed accedere al servizio con più facilità rispetto a chi non ha nulla e nessuno. Lo spirito di collaborazione tra pazienti invece in Camerun è enorme. La solidarietà verso il membro di una famiglia che si è ammalato fa sì che della patologia se ne prendano carico più famiglie dello stesso villaggio. Un paragone in Camerun non riesco a farlo a 360° perché è un paese diviso, dal punto di vista sanitario, in ricchi e poveri. Noi vediamo solo poveri, sappiamo che esistono cliniche per ricchi, ma noi lavoriamo con persone che partono dal loro villaggio dieci giorni prima per farsi visitare e operare”.
 

LA SCELTA DI NON OPERARE IN CALABRIA

“Io lavoro in Puglia per scelta personale. Ho lavorato in Calabria – ricorda con amarezza il dottor Misiti – per tanti anni poi ho rinunciato ed ora opero a Taranto dove sono stato accolto con entusiasmo. Lì si lavora con dei ritmi e delle dinamiche che l’ambiente sanitario calabrese potrebbe avere, ma di fatto non ha. Si dice che bisogna favorire i giovani medici e poi vediamo che si assume personale pensionato per soli interessi economici. Così in Calabria in alcune strutture il paziente diventa solo denaro e l’intervento chirurgico solo una questione di soldi. Le persone deputate ai controlli dovrebbero fungere realmente da controllori. Perché se basta spostarsi di duecento chilometri per avere una realtà sanitaria completamente diversa c’è qualcosa che non funziona”.

 

CLICCA QUI PER IL VIDEOREPORTAGE