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La compagna di Oliverio indagata, presunti finanziamenti ‘clientelari’ a Rende

Il nome di Adriana Toman insieme a quello del direttore del MAON di Rende appare tra le nove persone coinvolte nell’inchiesta sulla spendita dei fondi della Regione Calabria

 

CATANZARO –  La compagna di Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria nei mirino degli investigatori.  Adriana Toman, di 61 anni appare tra le nove persone cui la Procura della Repubblica di Catanzaro ha notificato l’avviso di conclusione indagini nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione da parte della Regione dei fondi destinati nel 2016 ai circuiti teatrali regionali. I reati che vengono ipotizzati sono la turbata libertà degli incanti con riguardo all’assegnazione del contributo per la realizzazione di iniziative culturali, da finanziare nel 2016, per la selezione indetta dal dipartimento regionale “Turismo e beni culturali, istruzione e cultura”, e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, con riguardo all’affidamento, da parte del Dipartimento regionale “Turismo e beni culturali, istruzione e cultura”, nell’anno 2017, di contributi gravanti sul fondo unico cultura. Toman è accusata di avere commesso i reati “sfruttando la posizione goduta in seno alla Regione Calabria per essere la compagna del presidente della Regione Mario Oliverio”, che non è indagato.

 

 

Oltre ad Adriana Toman, sono accusati di turbata libertà degli incanti Sonia Tallarico, di 61 anni, dirigente generale del Dipartimento regionale “Turismo e beni culturali, istruzione e cultura”, e Antonio Sicoli, di 71, critico d’arte, direttore del Maon, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende”. Secondo l’accusa, avrebbero turbato il procedimento eludendo l’affidamento di contributi tramite avviso pubblico, come previsto dalla legge. In particolare, a beneficiare della somma di 20 mila euro, direttamente affidata, sarebbe stato il Centro per l’arte e la cultura “Achille Capizzano”, diretto da Sicoli a seguito di un presunto “accordo collusivo” tra la Toman e Sicoli. Secondo quanto emerge, Toman avrebbe chiesto al direttore artistico il materiale di una mostra sui futuristi, già organizzata da Sicoli, al fine di proporre al Moma di New York di creare un collegamento tra gli artisti calabresi e l’esposizione al Maon di Rende. In cambio la compagna di Oliverio avrebbe segnalato il direttore artistico e la sua struttura alla dirigente Tallarico, organizzando anche incontri negli uffici della Regione durante i quali Sicoli avrebbe chiesto alla dirigente dei contributi per l’organizzazione di alcune mostre, concordando, infine, la cifra di 20 mila euro.

 

 

La somma, affidata senza alcun avviso pubblico con decreto dirigenziale, era diretta al Centro “Capizzano” per la realizzazione della mostra “Maon Art Hub la Calabria dal primo 900 ad oggi”. Ciò senza tenere conto della legge regionale 15 del 2009 che prevede che i contributi del Fondo Unico Cultura devono essere affidati mediante un programma annuale con l’adozione di uno o più avvisi pubblici. Nell’inchiesta, partita nel marzo del 2017, per l’assegnazione di 220 mila euro all’associazione culturale “Porta Cenere”, sono indagati Sonia Tallarico, Gianclaudio Festa, coordinatore dell’Avvocatura regionale, Dario Borruto, avvocato dell’Avvocatura regionale, Pasquale Giorgio Piraino, Angela Rotella e Giacinto Gaetano, rispettivamente, presidente e componenti della commissione di valutazione, i quali, su istigazione di Adriana Toman e con il concorso morale di Marco Silani, direttore artistico della compagnia “Porta Cenere”, avrebbero turbato la selezione indetta per la realizzazione di iniziative culturali relative ai circuiti teatrali, suddivisi per Area Nord, Centro e Meridionale.

 

LE DICHIARAZIONI DI MARIO OLIVERIO

“Io non mi sento politicamente assediato. Mi sento oggetto, piuttosto, di interventi ingiusti che, in parte, sono stati già evidenziati nella loro infondatezza dalla Cassazione prima e dal giudice per le indagini preliminari poi. Non comprendo le ragioni di questa ostinazione, di questo accanimento”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, rispondendo a Civita, a margine di un convegno, ad una domanda dei giornalisti sulle inchieste giudiziarie che lo riguardano. “Vorrei capire queste ragioni – ha aggiunto Oliverio – perché io non sono tra quelli che crede che ci siano atteggiamenti precostituiti della magistratura. Però constato che, appunto, sulla base di quello che gli organi giudicanti evidenziano, ci sono azioni, contestazioni che andrebbero, quanto meno, meglio valutate e approfondite prima di alimentare la gogna mediatica di cui io sono oggetto”.