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Rende: Manna ricorda i debiti, i sostenitori di Principe il ‘tesoretto’

Infuoca la campagna elettorale rendese in vista della chiamata alle urne del prossimo 26 maggio. Nove i candidati: Cafiero, De Rose, Manna, Miceli, Principe, Scalfari, Talarico, Tenuta e Tursi Prato.

 

RENDE (CS) – “Leggendo dagli organi di informazione locale – afferma in una nota il sindaco di Rende Marcello Manna – le dichiarazioni dei candidati avversari, mi viene da sorridere. Perché dico questo? Per la semplice ragione che non intravedo neanche, ma neanche lontanamente un cencio di programma. Avrei voluto leggere la forza dirompente dei loro progetti per la Città, la cultura (quella vera) politica che hanno sempre millantato di coltivare e possedere ergendosi in alto, onnipotenti. Sorrido perché penso abbiano più dignità e contenuti le amministrative del più isolato comune di montagna, dove le piccole beghe di paese avrebbero pur ragione di esistere.

 

Un solo dato su tutti per ora, poi verrà il resto: al nostro insediamento – spiega Manna – abbiamo trovato un debito stratosferico per circa 17 milioni di euro. E poi la drammatica sorpresa di altri 6 milioni venuti fuori poco dopo. E siamo a 23 milioni, ai quali dobbiamo aggiungere 13,5 milioni di disavanzo di amministrazione. Totale più di 36 milioni! Questa è la pesantissima eredità del passato, frutto di un lavoro al massacro, concepito ad arte per il male della Città e della sua comunità a favore degli amici di corte.

 

 

Lavoro per il quale Talarico e Principe hanno avuto ruolo di primissimo piano. E la Città ne è testimone. Di fronte a tutto questo, per non decretare la morte di Rende, non abbiamo fatto spallucce e scelto la via più semplice del dissesto (tanto, avremmo potuto dire, qualcun altro pagherà) ma con enormi difficoltà, e soprattutto responsabilità, stiamo onorando il debito, lavorando senza proclami, producendo, intanto, un debito pari allo 0! Ci sono ancora dubbi? Noi lo abbiamo fatto”.

 

Laboratorico Civico a sostegno dell’attuale sindaco di Rende Marcello Manna esprime il proprio dissenso agli ‘accordi’. “Rende respingerà califfati e matrimoni di potere – afferma Laboratorio Civico in una nota – e non metterà indietro le lancette del tempo. In queste settimane di campagna elettorale non abbiamo letto un rigo su come dovrebbe essere la città del futuro ma solo inutili proclami.

 

Sandro Principe parla di una città che non esiste più, oppure propone interventi (Parco Robinson o centro storico) già approvati e finanziati dalla giunta Manna. L’alleanza Talarico – Gentile – Ponzio tace su tutto, forse imbarazzata dall’innaturale coalizione di potere formatasi. Mentre loro stanno in silenzio cercando voti con promesse stile anni ’80, Rende diventa più bella e funzionale, mostrando i segni di un lavoro serio e partecipato durato 5 anni”.

 

La lista Marcello Manna Sindaco: “Le argomentazioni delle fantomatiche liste riformiste che fanno capo a Sandro Principe – scrive in una nota la lista Marcello Manna Sindaco – sono vetuste come veline della Pravda. Principe è un personaggio surgelato. Hanno lasciato un Ccomune in dissesto, costretto un galantuomo come Vittorio Cavalcanti a dimettersi, disperso tutto il patrimonio lasciato da Cecchino Principe, un uomo che non ha eredi. Il linguaggio di Principe è vecchio, senza proposte, figlio del feudalesimo e dell’arroganza di un passato che non tornerà mai più”.

 

PRINCIPE DIFESO DALLE LISTE A SUO SOSTEGNO

 

A sostegno del candidato a sindaco Sandro Principe le liste Insieme per Rende, Rende Riformista e Rende Avanti rispondono alle dichiarazioni del sindaco di Rende Marcello Manna. 

 

“Il sindaco uscente Manna usa la mistificazione per attaccare i suoi avversari. Stavolta l’accusa è che nessuno, tranne, lui ha un programma. Sembra, in realtà, di leggere un famoso libro del 1970 (Oscar Mondadori) dal titolo “I pensieri di Pippo, ovvero le disavventure di uno svitato”. Il più tipico di questi pensieri è: «Strano davvero come una discesa vista dal basso somigli tanto a una salita». Se si leggono le dichiarazioni di Manna sembra, in realtà di leggere proprio quel famoso libro (oggi introvabile, purtroppo).

 

 

Manna afferma che gli altri non hanno programmi, mentre è lui a non averne; parla di realizzazioni mentre lui del suo programma del 2014 ha realizzato zero; parla di debiti lasciati dalle amministrazioni socialiste, mentre è noto che il Commissario Valiante ha lasciato un Comune senza debiti e con 3 milioni di euro in cassa e le amministrazioni socialiste hanno lasciato un patrimonio pari a circa 5.700,00 euro procapite neonati compresi. E’ giusto, quindi, chiedersi, se Manna ragiona come Pippo e gli sembra strano che una discesa, vista dal basso, somigli a una salita.

 

 

Andando di questo passo potrebbe sembrargli strano che il Parco acquatico lo hanno realizzato le amministrazioni riformiste, che i musei di Rende sono stati pensati e realizzati dai riformisti, che il Viale Principe è un’idea dei riformisti. Può sembrargli strano che i riformisti hanno un programma che realizzeranno perché sono credibili. Le sue mistificazioni sono l’esempio più chiaro del suo fallimento”.

 

 

“A Rende la legge devono rispettarla tutti meno che il suo sindaco. Manna accusa gli altri di affissione selvaggia e lui che fa? Imbratta tutta la città con suoi manifesti  e dei suoi candidati, non rispettando le regole. Manna dà lezioni di decoro urbano e rispetto delle regole relative all’affissione, ma al contrario, la città risulta essere invasa oltre che da affissioni abusive dei manifesti della sua campagna elettorale, anche, addirittura, dai manifesti del Consiglio Comunale.
La cosa che fa maggiore stupore è quella che i suoi manifesti sono affissi in analoghi posti dove sono affissi quelli di altri candidati, con la differenza che quelli degli altri sono etichettati come “Affissione abusiva”, i suoi restano lì, come se fossero perfettamente conformi alle normative del caso. Manna prima di dare lezioni agli altri, dovrebbe guardare se stesso, o quanto meno tacere, non fosse per altro, per rispetto della comunità e per rispetto di chi, chiamato a svolgere un ruolo di controllo sull’osservanza delle regole, viene messo in una condizione di difficoltà e di imbarazzo. È una vergogna”.