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Dopo di Noi a Rende? Da un anno la risposta è la stessa: “entro la fine del mese”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un genitore, una mamma, vedova e anziana, con un figlio con disabilità psichiatrica che denuncia la lentezza istituzionale del Comune di Rende relativa ai progetti “Dopo di noi” per le persone disabili.

 

RENDE – “La legge 112/2016, nota come legge sul “Dopo di Noi”, ha dato la speranza a molte famiglie come la mia, che finalmente ci fossero strumenti e finanziamenti dedicati a costruire una prospettiva di vita dignitosa per i propri figli gravemente disabili, in vista del venir meno del sostegno genitoriale. Quella che per molti di noi è una vera e propria angoscia – non sapere cosa sarà dei nostri figli “dopo di noi” – ha trovato delle possibili risposte nelle attività previste e sostenute dalla legge nazionale e fatte proprie anche dal Piano operativo della Regione Calabria”.

“Con i fondi della legge – spiega la lettrice – sono attivabili sostegni di diverso tipo: percorsi di accompagnamento all’autonomia per l’emancipazione dal contesto familiare o per la deistituzionalizzazione oppure interventi di supporto alla domiciliarità in soluzioni alloggiative innovative, come le coabitazioni fra persone con disabilità in normali appartamenti inseriti nei contesti urbani. Si tratta di soluzioni su misura, da costruire tenendo conto degli esiti di un processo di valutazione multidimensionale, sulla base di un progetto personalizzato, corredato da un budget di progetto. Sulla carta molte possibilità e tante speranze, dunque! Tutte tradite dalla lentezza istituzionale, dagli impegni mai mantenuti a chiudere il processo di progettazione personalizzata e ad attivare gli interventi in tempi ragionevoli”.

È la storia di Rende, ad esempio, dove risiedo io: madre vedova e anziana di un figlio con disabilità psichiatrica riconosciuta. Per mio figlio, che ha vissuto l’esperienza del ricovero in strutture segreganti, ho sempre lottato senza mai rassegnarmi all’idea che, quando non ci sarò più, la sua vita ritornerà ad essere intrappolata tra le mura di un istituto. Con l’aiuto di tanti, abbiamo dato vita ad un’esperienza di coabitazione supportata. Un’esperienza nata e sostenuta con fondi privati (della mia famiglia, della Caritas, di una Fondazione filantropica) e con l’aiuto di organizzazioni non profit. Un’esperienza che rischia di chiudere e di non lasciare alternative a mio figlio, malgrado oggi esistano le possibilità di prevederne il supporto tramite i fondi del Dopo di Noi, assegnati e già trasferiti dalla Regione Calabria agli Ambiti territoriali”.

 

“L’Ambito di Rende ha ricevuto le risorse dell’annualità 2016 già nel corso del 2017. Ha emanato l’Avviso pubblico per raccogliere le istanze nel febbraio 2018, indicando nei tempi di attuazione (art. 6), un termine di 45 giorni per l’individuazione dei beneficiari e di 30 giorni dall’approvazione del progetto individuale e di valutazione multidimensionale per l’avvio dei progetti. Mio figlio è stato convocato due volte per la valutazione, l’ultima delle due nel settembre 2018. Da allora i tempi – spiega la signora – sono sfuggiti di mano all’Amministrazione responsabile”.

“Nei rari casi in cui il telefono non ha squillato a vuoto, la referente del comune di Rende ha sempre risposto che avrebbe convocato l’incontro per la progettazione entro la fine del mese successivo: doveva essere novembre, poi è diventato gennaio e poi marzo. L’ultima volta, circa un mese fa, sono stata chiamata con l’assicurazione che entro la settimana sarebbe partita la progettazione con mio figlio.

A questo punto non posso che chiedere pubblicamente: che fine hanno fatto i fondi del Dopo di Noi? Quando i diritti dei nostri figli smetteranno di essere rinviati ad una data che non arriva mai? Questa volta non possiamo accettare di sentirci dire: “non ci sono le risorse”. Non solo le risorse ci sono, sono già arrivate e sono già state stanziate quelle per il 2017. All’Amministrazione attuale e a quelle che verranno, chiedo che non si giochi più sulla pelle dei più deboli. Non più sulla pelle dei nostri figli”.