Laboratorio Civico all’attacco “la candidatura di Principe è un triste ritorno al passato”

Per il movimento a sostegno del sindaco Marcello Manna, la candidatura di Principe altro non è che “un triste tentativo di coalizzare tutte le forze del vecchio sistema di potere che ha portato alla drammatica crisi di Rende”

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RENDE – Non è stata nemmeno ufficializzata, ma la notizia sta già agitato le acque della politica rendese che si prepara ad un durissimo scontro politico. Parliamo della candidatura di Sandro Principe alle prossime elezioni amministrative di maggio sul quale sono confluite le forze riformiste, con il sostegno anche di Orlandino Greco. La prima bordata arriva dal Laboratorio Civico che sostiene l’attuale Sindaco Marcello Manna, anch’esso candidato (per un secondo consecutivo mandato) alle prossime amministrative. Parole durissime sulla discesa in campo del leader socialista “la candidatura di Sandro Principe è un triste tentativo di coalizzare tutte le forze del vecchio sistema di potere che ha determinato, negli anni duemila, la drammatica crisi di Rende.
Un sistema di potere autoritario e mai autorevole che ha prodotto decine di milioni di euro di debiti per la città, arrivata sull’orlo del dissesto. Non è un caso che la cosiddetta parte riformista abbia recitato il triste copione del rinvio delle scelte salvo poi consegnarsi a chi, purtroppo, oggi non ha nemmeno i requisiti per poter fare il Sindaco”.

Con Principe si ritorna a 40 anni fa

“a chi serve – continua la notala riproposizione di un amministratore che era Sindaco 40 anni fa? È questo il dato più sconsolante che emerge dalla notizia dell’impegno diretto di Principe. Sandro Principe e la sua ristretta oligarchia hanno immaginato un’espansione del tutto errata della città che ha messo in ginocchio l’edilizia e ha allontanato il territorio dall’università. Quando, nel 2014, Marcello Manna si è insediato come Sindaco lo stato delle finanze ereditato dal sistema Principe era drammaticoSolo la caparbietà e l’impegno degli attuali amministratori hanno evitato il dissesto. Riproporsi dopo 40 anni ancora, caso unico della vita politica italiana, significa avere una concezione del potere assolutista, che non tiene conto di una comunità che oggi sta rinascendo e sta vivendo una nuova primavera basata sulla partecipazione attiva della cittadinanza. Dispiace che Sandro Principe pensi che i cittadini rendesi rimpiangano quel modo di amministrare arrogante, autoreferenziale e teso solo ad accentrare il potere nelle mani di pochi eletti. Indietro non si torna”.