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Rende, assemblea per la giustizia ambientale: “Calabria depredata delle sue risorse”

Si è tenuta a Rende la seconda assemblea regionale dei comitati e dei movimenti contro le grandi opere inutili e imposte, per la giustizia ambientale.

 

RENDE – Nei giorni scorsi, nei locali dello Sparrow di Rende, si è tenuta un’assemblea pubblica regionale autoconvocata che ha fatto seguito a quella svolta nel dicembre scorso a Trebisacce, in occasione della IX Giornata Mondiale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e per la Difesa del Pianeta. L’assemblea, a cui hanno partecipato diverse associazioni calabresi che si occupano di emergenze ambientali e territoriali e campagne in difesa del territorio, ha costituito la preparazione dell’assemblea nazionale che si svolgerà a Roma nel prossimo mese di marzo.

Anche a Rende le associazioni presenti, tra cui la Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela (RASPA), VAS Calabria, Gas Cosenza e associazioni ambientaliste di Castrovillari, Rossano, Cotronei, Curinga, Catanzaro, Lamezia e Crotone, hanno ribadito tutte le accuse e le denunce già manifestate negli anni scorsi che sono servite a delineare un quadro sociale desolante e terribile: una Calabria depredata delle sue risorse che in cambio di opere sovradimensionate o inutili ha avuto in cambio malattie, inquinamento e devastazioni ambientali senza neanche la giustificazione di uno sviluppo industriale del tutto inesistente nella regione. I rappresentati delle varie associazioni hanno ribadito le denuncie le situazioni critiche di un territorio regionale da sempre mancante di politiche sanitarie efficienti e di sviluppo culturale, e sociale.

Sono tante le opere che producono o prevono costi enormi, come ad esempio quelli previsti per nuovi tracciati delle SS106, che non migliorano lo stato generale della intera viabilità e lasciano invece in piedi situazioni non più sopportabili quali i gravi dissesti idrogeologici, una viabilità interna abbandonata e senza una manutenzione costante.

Diverse le denunce delle associazioni che operano su vari territori dei tentativi di costruire o ampliare gli inceneritori come la vicenda della centrale biomasse di San Basile di Sorbo, bloccata dopo una lunga lotta, o la battaglia complessa ed estenuante che gli ambientalisti del forum “Stefano Gioia” di Castrovillari portano avanti da sedici anni contro la centrale del Mercure, installata nel Parco Nazionale del Pollino. Non sono mancate le denunce per la costruzione di grandi cemetificatori o le drammatiche situazioni ambientali causate da aziende come la Pertusola di Crotone, dove si stanno bonificando quattro siti pubblici e la Legnochimica di Rende che tanti danni ha causato al territorio e ai suoi abitanti.

L’autogoverno dei territori

In più interventi è stata ribadita la necessità di riaffermare l’importanza della partecipazione attiva e dell’autogoverno dei territori che possano permettere a tutte le comunità locali di decidere della propria vita e del proprio futuro. Alcuni hanno poi posto la necessità che le tante realtà associative e i comitati che portano avanti queste battaglie siano collegate tra loro e facciano rete per mettere a disposizione di tutti strumenti di informazione e scambiare esperienze, metodologie di lotta insieme alla gente.

L’attore Ulderico Pesce e il suo spettacolo sulla Val D’Agri

Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche l’attore Uderico Pesce, a Cosenza per presentare all’Acquario “Petrolio, Storie dalla Lucania Saudita”, uno spettacolo sulle devastazioni ambientali in Val D’agri, causate dalle estrazioni petrolifere portate avanti dall’Eni a partire dal 1994. Pesce ha ricordato come in Basilicata sia tragica la situazione di tutte quelle zone in cui da quasi 25 anni si trivella in 447 pozzi, di cui solo 50 rimasti attivi, nei quali vengono usati liquidi chimici di ogni sorta che hanno causato inquinamento di diverse falde acquifere sul territorio e limitato di molto lo sviluppo dell’agricoltura.

L’assemblea ha, infine, ricordato l’appello sottoscritto dai comitati e dalle associazioni nello scorso gennaio a Roma – “Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili”- ed è tornata a ribadire che è tempo di “promuovere processi che vedano protagonisti gli abitanti dei territori, i comitati popolari, le organizzazioni sociali e le comunità locali nella costruzione di mobilitazioni in difesa del territorio e della salute, per la riappropriazione sociale dei beni comuni, per una nuova economia sociale.