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Rende, torrente Surdo: sul degrado ambientale interviene il Comune

Interventi idraulici nel torrente Surdo al fine di prevenire possibili rischi per la salute pubblica; operazioni di somma urgenza per bonificare le aree di pericolo in località Saporito

 

RENDE – In seguito ad alcune segnalazioni pervenute da cittadini di Saporito, Linze e Failla per la presenza costante e diffusa di un olezzo nauseante proveniente da alcuni settori del torrente Surdo, l’Amministrazione comunale ha preposto in tempi rapidi degli accertamenti attraverso i settori di competenza, i quali hanno effettivamente rilevato un degrado ambientale estremamente diffuso e articolato. Al fine di prevenire possibili rischi per la salute pubblica, ha rapidamente programmato alcune operazioni di somma urgenza per bonificare le aree di pericolo, successivamente individuate in una fascia a cavallo dell’attraversamento in località Saporito.

Dai rilievi effettuati dai tecnici comunali è stata accertata, infatti, la presenza diffusa di materiali antropici solidi di diversa natura (resti di elettrodomestici, eternit, residui di materiali edili, materiali plastiche, lamiere, sacchetti di rifiuti solidi urbani, contenitori di plastica, ecc.) nonché carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione e scarichi fognari acclusi dai materiali detritici trasportati dalle passate correnti di piena.

Gran parte di questi solidi alluvionali è rimasta intrappolata nei sedimenti collassati dalle ultime fasi di criticità generati dagli eventi meteorologici di notevole intensità e di straordinaria continuità avvenuti nell’ultimo decennio (novembre 2008 – gennaio 2009, 2010 e 2012).

Vista la gravità ambientale, vista anche la vicinanza della scuola elementare e di molte abitazioni, è stata ravvisata la necessità di intervenire celermente, per cui sono state attivate le procedure di somma urgenza.

È necessario evidenziare che il tratto fluviale sul quale si è operato, ricade in un’area a rischio idraulico molto elevato (classe R4) del PAI (Piano stralcio per l’assetto idrogeologico della Regione Calabria). Tale classe è disciplinata dall’art. 21 delle NA&MS (Norme Attuazione e Misure di Salvaguardia). Durante le operazioni di bonifica ambientale, sono risaltate anche una serie di criticità idrauliche che necessitavano d’interventi di manutenzione ordinaria urgenti. Infatti, durante le fasi iniziali di queste operazioni sono emerse una serie di criticità idrauliche non visibili in quanto mascherate dalla vegetazione.

Durante le passate piene alluvionali, il tratto fluviale in questione, è stato soggetto a frequenti fenomeni di collassamento in quanto la pendenza morfologica si attenua rapidamente. È noto che al diminuire della pendenza si riduce anche la velocità di piena per cui si affievolisce anche il potere di trasporto. Questo costringe la corrente idrica a rilasciare i materiali più pesanti cioè gli elementi solidi più grossolani. Infatti, da una lettura più puntuale delle morfologie riportate a vista nell’area golenale, sono stati individuati rilevanti accumuli detritici sciolti, irregolari e instabili (fig. 1) contenenti anche pezzi di tronchi, oltre a materiali solidi urbani ritenuti ostruttivi al deflusso durante un nuovo evento di piena, per cui è stato necessario allargare il raggio d’azione iniziale, procedendo in parte alla loro eliminazione e in parte a rimodellarne la morfologia irregolare.

 

 

Si è passati, quindi, alla risagomatura dell’area golenale conseguita attraverso la riprofilatura delle pendenze uniformandole il più possibile. In alcuni settori lungo la destra idrografica del torrente, è stata necessaria la ricostruzione dell’intera area golenale distrutta dall’intensa erosione spondale causata dagli effetti alluvioni citati in precedenza (fig. 1). I livelli litologici superficiali così riprofilati, sono stati ricompattati con mezzi meccanici per aumentarne l’addensamento, il processo di compattazione si è reso necessario al fine di evitare, o quantomeno minimizzare, i processi erosivi e il trasporto solido a valle.

Le procedure eseguite in alcune fasi realizzative sono quelle riportate dalle linee guida predisposte dall’ABR (cap. 3, §§ 3.1.2, 3.1.3) riguardanti la progettazione degli interventi ordinari e straordinari per la mitigazione del rischio. Le tipologie degli interventi effettuati sono quelli previsti al comma 2 lettere i, k, l, art. 21 delle NA&MS. Per tali interventi non è necessario il parere di pertinenza dell’ABR (Autorità di Bacino Regionale).

Le procedure attinenti, invece, la sistemazione dei depositi alluvionali riscontrati, sono quelle previste dal DPR 14/04/1993 relativo al “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modalità per la redazione dei programmi di manutenzione idrica”, che recita: “… ripristino delle sezioni di deflusso inteso come eliminazione, nelle tratte critiche per il deflusso delle portate idriche, dei materiali litoidi, trasportati e accumulati in punti isolati dell’alveo, pregiudizievoli al regolare deflusso delle acque. La sistemazione di norma deve avvenire nell’ambito dello stesso alveo. Solo in casi eccezionali o di manifesto sovralluvionamento può essere prevista l’asportazione dall’alveo del materiale estratto, nel rispetto delle vigenti normative”.

Si precisa inoltre, che in merito all’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del D. L. n° 42/2004 non è necessaria in quanto le operazioni previste rientrano nei punti A25, A26 dell’Allegato A del Decreto del Presidente della Repubblica n° 31 del 13/02/2017, “Regolamento recante individuazioni degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”.