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Rende la città a ‘grappolo’ vista con gli occhi dei residenti

Sondaggio su 3.000 persone che abitano Rende rivela enormi differenze tra quartieri. Il sociologo: “Non sembra una città, ma un insieme di piccoli paesi”

 

RENDE (CS) – Una città a ‘grappolo’. Costruita nell’arco di 50 anni in una pianura dove esistevano case sparse e un centro storico sul colle tra i fiumi Emoli e Surdo. Uno sviluppo non lineare, quello di Rende, che comporta oggi enormi differenze tra quartieri. A lamentare maggiori disagi sono i cittadini che abitano nelle zone periferiche: centro storico, Dattoli, contrada Lecco, Arcavacata. Lo rivela il sondaggio che ha coinvolto 3mila residenti, durante la campagna d’ascolto lanciata nei mesi scorsi dall’associazione Attiva Rende, presentato ieri al Museo del Presente. Si tratta di informazioni raccolte tra i condomini, le piazze e all’uscita delle chiese. Un patrimonio conoscitivo che Attiva Rende offrirà alla cittadinanza pubblicandone in rete i contenuti e userà per stabilire le priorità del programma elettorale con il quale si candida alla guida della città con Mimmo Talarico in veste di aspirante sindaco. Il 29% delle persone che hanno risposto al questionario sono impiegati, il 13% operai e l’8,6% studenti.

 

 

EMERGENZA AMBIENTALE

Per quanto riguarda la qualità dell’ambiente solo il 7,5% dei residenti ritiene sia ottima, il 18% pensa sia pessima e il 40% meno che sufficiente, oltre l’80% però concorda sul fatto che sia peggiorata negli ultimi 4 anni. Ovviamente nel ‘quadrilatero dei veleni’ tra l’ex Legnochimica di contrada Lecco e il depuratore di Coda di Volpe è circa il 60% della popolazione a ritenere che l’aria sia insalubre. A testimoniarlo sono gli stessi residenti che hanno inteso far sentire la propria voce nel corso della presentazione dei dati del sondaggio denunciando una vera e propria emergenza igienico sanitaria. “Abito nella contrada con meno laureati di Rende – afferma Teresa Sirianni del comitato Romore noto per aver portato con le proprie proteste alla chiusura dell’inceneritore di Settimo – e cammino su una sedia a rotelle. La mia malattia neurologica è stata probabilmente provocata da quelle maledette vasche della Legnochimica. Mi accusano di allarmismo, ma me ne assumo ogni responsabilità. Nel reparto di oncologia di Paola sono gli stessi medici a chiedersi il perché tante persone affette da neoplasie provengano da Settimo, contrada Lecco, cancello Magdalone. Invito tutti a prendere coscienza di questo problema perché l’incidenza di tali patologie continua a moltiplicare nei nostri quartieri”. Facile notare nei dati la scarsa conoscenza dell’inquinamento che circonda il quartiere Sant’Agostino dove i residenti, nonostante vivano a ridosso di tre discariche mai bonificate, ritengono nel 70% dei casi essere soddisfatti della qualità della vita e dell’ambiente in cui crescono i propri figli. Dato preoccupante soprattutto alla luce del fatto che il Comune di Rende ha stilato per la bonifica un piano di caratterizzazione sul quale sono già stati segnalati gravi errori che potrebbero vanificare il progetto di disinquinamento dell’area.

 

I RENDESI VIAGGIANO IN AUTO, MA PREFERIREBBERO LE BICICLETTE

Il 90% delle persone che abitano a Rende, secondo i dati del sondaggio di Rende Attiva, si sposta ogni giorno usando l’automobile. Solo il 10% usa i bus, ma si tratta perlopiù di ragazzi al di sotto dei 18 anni e persone che vivono temporaneamente a Rende per ragioni di lavoro o di studio. Una condizione dettata dalla difficoltà di collegamento tra quartieri provocata dall’urbanizzazione a ‘grappolo’, ma anche della disattenzione delle amministrazioni che si sono avvicendate negli anni ignorando le esigenze di chiedeva una città più ‘pedonale’. E’ infatti evidente come gli universitari che intendano raggiungere il Campus da Quattromiglia a piedi debbano attraversare zone completamente al buio, senza marciapiedi, tra i campi. Eppure è un fiume di persone che quotidianamente da trenta anni al mattino e alla sera si sposta per raggiungere l’Università della Calabria. Nessuno ha però mai pensato di rendere più agevole il loro cammino. L’unica idea per la mobilità sostenibile degli ultimi anni è quella della metrotramvia Cosenza – Rende – Unical che incontra il consenso di meno del 5% dei rendesi contro un 65% che chiede più bus e percorsi ciclabili.

 

SERVIZI E SICUREZZA

Fino allo scorso anno Rende, che conta oltre 35mila abitanti, aveva solo un assistente sociale. Al suo fianco oggi operano 7 colleghi del progetto Rei, ma la percezione dei servizi offerti resta comunque scarsa per l’81% dei residenti. Il 100% di coloro che hanno la licenza elementare come titolo di studio ritiene essere insoddisfatto dai servizi sociali rendesi. Il 90% dei disabili invece reputa pessima la vivibilità di Rende soprattutto nel centro storico e nella zona di Surdo/Saporito. I commercianti invece sono la categoria che più lamenta l’inefficienza degli uffici comunali. Negli anziani la qualità della vita pare sia discreta per chi vive a Commenda, pessima per oltre il 70% dei pensionati che abitano nel centro storico. La presenza dei vigili urbani, otto in totale, è definita pessima da una quota di cittadini che supera il 90%. In generale tutti i rendesi affermano di percepire i propri quartieri come ‘tranquilli’, tranne nella zona di Dattoli, Rocchi e Settimo probabilmente a causa della maggiore diffusione dei furti in appartamento. Il 10% dei 3mila cittadini che hanno risposto al questionario hanno infatti subito atti vandalici o, appunto, furti.

 

L’ANALISI DEL SOCIOLOGO

A commentare i dati raccolti da Attiva Rende è stato Mimmo Cersosimo ordinario del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria. “Se il cittadino si arrabbia e si lamenta – spiega il professore Cersosimo – significa che è preoccupato e crede ci sia da attivarsi per migliorare le condizioni dei propri quartieri. Rende non è una città unica. E’ come se fosse un insieme di paesini a sé stanti a causa della sua urbanizzazione a ‘grappolo’. Da ogni zona però arriva la richiesta di una vita più ‘green’ più rispettosa dell’ambiente con un modello di mobilità sostenibile. A fronte di ciò non esiste neanche un’isola pedonale e chi si sposta a piedi nei quartieri periferici lo fa in condizioni estremamente pericolose al buio e senza marciapiedi. A fronte di interventi elementari assenti i cittadini assistono a sprechi di risorse enormi come l’ennesimo finanziamento del palazzetto dello Sport di Villaggio Europa e dei milioni di euro usati inutilmente per realizzare il Parco Acquatico. E’ lampante che anche il centro sia diviso in blocchi. Basta attraversare Quattromiglia, Commenda e Roges per rendersene conto. La differenza tra i quartieri è evidente. I più disagiati sono Arcavacata, Surdo, Dattoli, l’area industriale e Viale dei Giardini totalmente isolato e privo di servizi. I ‘grappoli’ sono la caratteristica urbanistica di Rende, bisogna lavorare per legarli con coerenza”. La diversa geografia dei quartieri però non impedisce ai rendesi di concordare sul valore aggiunto dato dalla presenza dell’Università della Calabria. Il Campus più grande d’Italia è infatti per il 90% degli abitanti il punto di forza della città di Rende.




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