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Aria maleodorante da Rende a Montalto, per i disagi si pensa a ‘mappare la puzza’

Per i ‘nasi’ dell’Arpacal i cattivi odori non sono nocivi, mentre i cittadini esasperati continuano a lamentare miasmi insopportabili

 

RENDE (CS) – I residenti chiedono di intervenire da almeno sette anni. Solo dopo l’aggressione avvenuta qualche giorno fa nella casa comunale ai danni dell’Assessore all’Ambiente Domenico Zicarelli quest’ultimo ha deciso di convocare un tavolo tra tecnici per discutere del problema. A partecipare sono stati i delegati dell’Arpacal, il presidente dell’area industriale Ferdinando Morelli e il dirigente comunale Francesco Azzato. L’assessore Zicarelli ha annunciato l’intenzione di volerne discutere con i sindaci dell’area urbana perché il problema è più esteso di quanto sembri. Il presidente dell’area industriale Morelli ha invece ricordato che dal 2011 vengono segnalati da residenti e lavoratori i disagi in contrada Lecco causati dai cattivi odori. L’aria irrespirabile però secondo Claudia Tuoto dirigente del servizio tecnico di Arpacal non è nociva per la salute, ma comunque ‘promette’ che i dati dei miasmi verranno monitorati e verrà stilata una mappatura della zona (fino a Montalto) che evidenzierà tutte le attività presenti per valutare chi possa essere il responsabile del cattivo odore.

 

Claudia Tuoto, dirigente Arpacal ha nel dettaglio ha successivamente inoltrato una nota alla stampa specificando che: “Relativamente al monitoraggio della Qualità dell’aria i dati registrati nella stazione da traffico della rete regionale ubicata nel comune di Rende, in Via Camillo Benso Conte di Cavour, non hanno mai rilevato superamenti dei valori limiti stabiliti, e che lo stesso monitoraggio riguarda i parametri previsti dalla stessa normativa, ovvero PM10 ed Ossidi di Azoto (Nox) e non gli odori”.

 

Nei prossimi giorni il dirigente Azzato si preoccuperà di organizzare un incontro con gli altri comuni e iniziare a redigere una bozza di questa ‘cartina della puzza’. Intanto nonostante i buoni propositi nel ‘quadrilatero dei veleni’ tra Rende e Montalto dove convivono Calabra Maceri, l’ex Legnochimica, la centrale a biomasse, il depuratore di Coda di Volpe, l’ex inceneritore di Settimo, la discarica delle ceneri dell’inceneritore, la nuova bioraffineria di metano e la fabbrica di peptina il Comune di Rende ha avuto l’illuminante idea di costruire un canile per circa 500 cani con tutti i disagi che comporterà la gestione dei loro escrementi. I cittadini guidati dalle associazioni Romore e Crocevia nei giorni scorsi hanno denunciato tale condizione prendendo la parola a Bruxelles durante una seduta del Parlamento europeo di cui si riporta integralmente il testo.

 

L’INTERVENTO A BRUXELLES

“A Rende, nella città universitaria, – ha dichiarato questa mattina dai microfoni del Parlamento Europeo il portavoce dell’associazione Crocevia Roberto Senato – in una zona ampia poco più di un chilometro e mezzo coesistono due bombe ecologiche che da anni compromettono la qualità della vita e flagellano la salute dei residenti. Si tratta del depuratore di reflui fognari e dell’ex Legnochimica azienda piemontese che lavorava il legname nata mezzo secolo fa e chiusa nel 2002. In 50 anni per disfarsi degli scarti chimici, tossici, prodotti dall’estrazione del tannino dai tronchi di castagno l’azienda ha usato due metodi: riversandoli nel fiume Crati e quindi provocando il conseguente sterminio dei pesci o depositandoli in otto vasche che erano state scavate nel terreno senza alcuna impermeabilizzazione. Oggi l’azienda non c’è più, ma restano le vasche colme di veleni. Sono solo tre perché cinque di queste sono state interrate senza bonifica e sopra vi sono stati costruiti dei capannoni. Le falde acquifere risultano gravemente inquinate e i periti che hanno studiato la zona sostengono che il livello di alluminio, manganese, nichel e ferro va molto oltre i limiti previsti dalla legge. Si parla di un inquinamento pericolosissimo. A confermare ciò è l’epidemia tumorale che ha colpito l’intera zona.

 

 

Il problema peggiora nel tempo perché i liquami evaporando diffondono un odore nauseabondo che investe l’adiacente centro abitato compromettendo la salute dei residenti. Inoltre con le alte temperature i terreni vanno in autocombustione e d’estate è molto facile che si sviluppino incendi. L’anno scorso un incendio autoprodottosi ha impegnato i Vigili del Fuoco per due giorni. Il fumo tossico sprigionato ha investito il centro abitato e ha costretto i residenti a chiudere porte e finestre nonostante il caldo. Moltissimi lavoratori di questo impianto negli anni sono morti per cancro e nello stesso periodo è stato registrato l’aumento di neoplasie molto rare tra i residenti delle contrade vicine ai due impianti. Varie sono state le richieste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini di fare istituire un registro tumori. Nel 2010 un’ordinanza del Tribunale ha sancito l’obbligo dello Stato a provvedere alla bonifica del sito. Sono passati otto anni e nulla è stato fatto. Oltre al problema dell’ex Legnochimica nell’area insiste un depuratore.

 

 

Si tratta di un impianto costruito sul perimetro di un ex inceneritore chiuso nel 1998 perché inquinava. Gli abitanti e i lavoratori della zona industriale lamentano odori insopportabili sia di giorno sia di notte. Questo oltre a destare non poche preoccupazioni per la salute influenza terribilmente la qualità della vita. Nonostante il Comune di Rende abbia classificato l’area in questione come area da bonificare e da destinare a Parco Urbano e con un’ordinanza del 2000 del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti della Regione Calabria sia stata ordinata la decontaminazione del sito nulla è stato fatto. Nessuna azione è mai stata intrapresa. Anzi. E’ in cantiere con i fondi della comunità europea un ampliamento. Entrambi i siti sono ubicati presso il fiume Crati che ha ricevuto nel corso degli anni gli scarti della lavorazione della Legnochimica e del depuratore. Il rapporto di Legambiente conferma i dati di inquinamento della foce del fiume Crati. Le istituzioni preposte ancora non hanno intrapreso nessun atto concreto a tutela della salute dei cittadini. Il risultato è una crescente sfiducia nelle istituzione e questa denuncia rappresenta la nostra determinazione a non fermarci di fronte questa indifferenza. Si chiede quindi di garantire il diritto alla salute dei cittadini che vivono e lavorano nelle aree circostanti i due impianti e di accertare le eventuali violazioni delle norme europee in materia ambientale e porre in essere tutte quelle iniziative dirette al rispetto delle ordinanze sollecitando tutte le autorità preposte alla bonifica dei siti contaminati”.

 

LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA: “LA REGIONE DEVE INTERVENIRE”

A dare delucidazioni nel merito, innanzi alla Commissione petizioni del Parlamento Europeo, è stato Marco Gasparinetti del settore Ambiente della Commissione Europea. “Siamo davanti al caso classico di qualcuno che ha utilizzato una regione povera per arricchirsi chiudendo poi l’attività. Legnochimica – ricorda il rappresentante della commissione europea Gasparinetti chiamato a rispondere della procedura d’infrazione in atto – cessa di esistere nel 2002. L’intervento della Commisione Europea è quindi difficile perché solitamente si applica alle attività in corso. La Procura della Repubblica di Cosenza, è l’unico organo dello Stato che in questa vicenda ha fatto il proprio dovere mandando a processo l’ex liquidatore di Legnochimica Pasquale Bilotta e l’ex assessore all’Ambiente del Comune di Rende Francesco D’Ippolito per il reato di disastro ambientale. Ad oggi quest’ultimo è stato prosciolto, ma la Procura ha impugnato tale provvedimento. Il processo non è concluso e dobbiamo quindi stare attenti. Dovendo lasciare alla magistratura il compito di individuare le responsabilità parliamo di ciò che a noi interessa per la procedura d’infrazione.

 

Il Comune di Rende non ha affrontato la situazione essendo in predissesto finanziario forse non aveva la disponibilità delle risorse necessarie. E’ anche vero che non essendo inserito nei siti nazionali da bonificare non doveva essere il Governo ad intervenire per il disinquinamento dell’area. Tre sono le possibilità per tutelare la salute dei cittadini: il Comune bonifica (ma non lo ha fatto per 16 anni), il Governo bonifica (ma non è chiamato a farlo perché è un problema locale) o la Regione interviene (ma non è stata coinvolta). La Regione Calabria dispone di fondi per la bonifica di siti ad interesse regionale che potrebbero essere usati per l’impermeabilizzazione delle tre vasche dell’ex Legnochimica. L’entità dell’investimento non è enorme quindi viene ancora da chiedersi perché non sia ancora stata decontaminata quella zona. Se il Comune non ha i soldi per disinquinare contrada Lecco, può farlo la Regione.

 

L’Europa finora ha aperto con la Commissione Europea una procedura d’infrazione per quanto riguarda il trattamento delle acque reflue che riguarda anche il Comune di Rende già sfociata in una prima sentenza della Corte europea che accerta la violazione della normativa e in una seconda sentenza che condanna l’Italia a pagare delle penalità perché la prima sentenza non è stata applicata. Questo è tutto quello che potevamo fare. Per quanto riguarda i laghi chimici, bisognerebbe mettere in mora la Regione Calabria con una diffida ad adempiere e applicare i propri poteri sostitutivi nei confronti del Comune che ancora non è intervenuto. E’ l’unico consiglio che possiamo dare. Nel frattempo noi andremo avanti con la procedura d’infrazione che riguarda il depuratore, ma non Legnochimica su cui credo sia importante rivolgersi alle autorità competenti a livello regionale essendoci un processo in corso e una situazione in cui la magistratura stessa ritiene ci sia stato un disastro ambientale. Mettere l’autorità regionale di fronte alle proprie responsabilità potrebbe essere una strada da percorrere”. L’europarlamentare Alberto Cirio ha poi preso la parola a Bruxelles durante la seduta al Parlamento Europeo della Commissione per le petizioni sottolineando che “bisogna ragionare sulla necessità di intervenire al più presto per far sì che ciò che il disastro ambientale non si aggravi. Probabilmente l’interessamento di questa Commissione nel richiedere alla Regione Calabria l’esito della bonifica e dell’impermeabilizzazione potrebbe aiutare a mantenere l’attenzione alta su questo determinato tema”.

 

I CITTADINI ACCOLGONO IL CONSIGLIO

Roberto Senato, rendese che ha letto a Bruxelles la petizione, ascoltate le suggestioni delle autorità europee prima di uscire dall’aula del Parlamento Europeo ha affermato che “sollecitare la Regione Calabria è importante”. “Il presidente Mario Oliverio infatti – spiega Senato – quando c’è stato uno dei tanti incendi, provocato dal fenomeno dell’autocombustione, che ha colpito la zona industriale di Rende si è recato sul posto. Per due giorni i Vigili del Fuoco nel 2017 hanno tentato di spegnere un incendio i cui fumi tossici entravano nelle abitazioni. Lui insieme al Prefetto di Cosenza era in contrada Lecco e ha promesso di risolvere il problema. Solo promesso. Poi abbiamo assistito ad uno scaricabarile a cui la Commissione Europea intervenendo con un sollecito potrebbe dar fine”. La Regione Calabria nelle prossime settimane riceverà una lettera in cui sarà invitata ad adempiere al proprio dovere attivandosi per la bonifica del ‘quadrilatero dei veleni’.

 

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