Rifiuti accumulati tra le strade di Rende, un diabolico perseverare (FOTO)

Ormai se ne contano a decine di discariche abusive, soprattutto nelle contrade dove occhio non vede e cuore non duole. Anche il centro però è ora colpito dalla piaga del conferimento selvaggio.

 

RENDE (CS) – Dopo la ricognizione di una minima parte della periferia rendese fatta stamane (da Piano di Maio fino a via Ungheria di Santo Stefano di Rende, passando per la Zona industriale di Contrada Cutura e via Portogallo) da cui è scaturito il reportage di foto che vi presentiamo, siamo consapevoli di tre cose. La prima è che la Polizia Municipale – a cui abbiamo rivolto la segnalazione da queste pagine lo scorso 9 agosto – non solo ha chiuso entrambi gli occhi, ma sembra che non ritenga altamente necessario per il bene della salute pubblica e dell’ambiente intervenire con somma urgenza alla bonifica di una discarica accertata e che cresce ogni giorno di più, sempre di più.

 

La seconda è che la lungimiranza del Comune di Rende ha fatto in modo di pubblicizzare senza attivare all’unisono il porta a porta cittadino mettendo in moto una curiosa organizzazione: primo passo, incetta dei contenitori del pulitissimo centro, lasciando quelli logori in periferia; secondo step, calendarizzazione del servizio porta a porta cittadino quantomeno atipica per non dire apertamente discutibile così da causare (non si sa bene se involontariamente o goffamente)  che le zone periferiche assumessero i connotati di mini-discariche abusive che fagocitano spazzatura fino a scoppiare. Una situazione non certo nuova che gli organi di stampa hanno avuto modo di far conoscere già da fine maggio. Anzi in alcuni punti, laddove i cassonetti sono stati rimossi, c’è chi imperterrito lascia i rifiuti per terra, senza colpo ferire.

 

E questo anche in centro a Quattromiglia, dalle parti dell’Hotel Majorana. Il servizio di raccolta ingombranti, che assolve diligentemente al suo compito in inverno, o è andato in vacanza o si preferisce, con cortesia, tenersene alla larga. Sono siti di abbandono, ripetiamolo, non autorizzato, ma a tratti  sembra che qualcuno li abbia scambiati per isole ecologiche. Come ripeteremo fino allo sfinimento, sono luoghi di oggetti indesiderati e spazzatura organica – e veniamo al terzo ordine di consapevolezza –  lasciati dagli incivili chiamiamoli ‘per dna’, ma anche dagli incivili, diciamo, ‘motivati’ dalle strategie comunali fin qui illustrate. Con videosorveglianza o maggior controllo del territorio il ricorso al reato ambientale è dovuto: stroncare questo stato di cose non è più differibile.

 

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