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Pentiti raccontano il ‘Principato’ di Rende. Voti barattati con lavori per i Lanzino e soldi in ‘bacinella’

“L’onorevole Principe era a nostra disposizione”. Ecco le dichiarazioni di Foggetti, Terrazzano, Galdi e Violetta Calabrese.

 

RENDE (CS) – Il Comune di Rende ‘amministrato’ dal clan Lanzino dal 1999 al 2011. Un ipotesi su cui la magistratura ha inteso far luce. L’intreccio tra criminalità organizzata e politica, secondo gli inquirenti, avrebbe condizionato le elezioni politiche e la gestione dei lavori pubblici nel ‘Principato’ per oltre un decennio. Con l’operazione Sistema, scattata lo scorso Marzo, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha notificato dieci ordinanze di custodia cautelare per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio e corruzione aggravata dal metodo mafioso. Tra gli indagati appaiono nomi ‘eccellenti’ della politica e delle cosche cosentine. Si tratta di Adolfo D’Ambrosio, Michele Di Puppo, Francesco Patitucci, Umberto Di Puppo, Sandro Principe, Umberto Bernaudo, Pietro Paolo Ruffolo, Giuseppe Gagliardi, Rosario Mirabelli e Marco Paolo Lento. Tutti in concorso si sarebbero spesi, ognuno in base ai propri ruoli, per favorire l’elezione al Comune di Rende, alla Provincia di Cosenza e alla Regione Calabria di uomini che avrebbero poi difeso gli interessi del gruppo Lanzino sul territorio, rafforzandone il prestigio e le capacità di infiltrazione. La ricostruzione dei rapporti tra i politici e la cosca è stata effettuata non solo attraverso le intercettazione ambientali dei colloqui in carcere tra Adolfo D’Ambrosio e i suoi familiari, ma anche grazie alle dichiarazioni rese da alcuni dirigenti comunali e dai collaboratori di giustizia: Pierluigi Terrazzano, Francesco Galdi, Adolfo Foggetti e Roberto Calabrese Violetta.

 

PIERLUIGI TERRAZZANO: “D’AMBROSIO FINGEVA DI SOSTENERE L’AVVERSARIO DI PRINCIPE”

Il collaboratore di giustizia Pierluigi Terrazzano, racconta di aver incontrato insieme al padre (Francesco Terrazzano) presso le piscine comunali di Quattromiglia di Rende, Sandro Principe e Franco Santelli (fratello del dirigente comunale di Rende Lello Santelli) in occasione della campagna elettorale del 2011 per il rinnovo della carica di sindaco a Rende. “Santelli – spiega Terrazzano, ritenuto uno degli affiliati al clan Lanzino – è un personaggio di spessore in quanto vicino agli ambienti politici e massonici. Si impegnava nella campagna elettorale a favore di Principe e degli uomini che questo indicava quali rappresentanti del suo schieramento politico alle elezioni nei vari enti (come la Provincia di Cosenza o la Regione Calabria). In quell’occasione si stava muovendo a favore del candidato sindaco Cavalcanti. Dal momento che mio padre e la mia famiglia disponiamo di un notevole bacino di voti loro si dimostrarono interessati a noi consapevoli che avremmo orientato i voti della criminalità organizzata di cui facevamo parte o comunque a cui eravamo vicini. Nello specifico le persone a cui eravamo più legate per questo tipo di collaborazione erano: Adolfo D’Ambrosio, Umberto Di Puppo e i fratelli Provenzano. Per evitare accertamenti da parte della magistratura Adolfo D’Ambrosio fingeva di sostenere in campagna elettorale l’avversario di Cavalcanti. Nel corso dell’incontro a Quattromiglia a fronte della nostra disponibilità chiese ad un suo collaboratorie di scrivere il mio nome su un’agenda affinché venisse inserito tra coloro i quali avrebbero ricevuto un posto di lavoro presso l’Interspar a Rende vicino alla palestra Scorpion come magazziniere”. 

Bar Colibrì Villaggio Europa

Bar Colibrì Villaggio Europa

ROBERTO CALABRESE VIOLETTA: “PRINCIPE ERA A NOSTRA DISPOSIZIONE”

Il collaboratore di giustizia Roberto Calabrese Violetta autoaccusatosi di essere il contabile dei ‘Castiglia’ gruppo vicino al clan Lanzino ha sempre indicato Adolfo D’Ambrosio come l’alter ego di Ettore Lanzino nel periodo in cui era latitante. “Durante la campagna elettorale a Rende del 2011 – ha raccontato Calabrese Violetta – D’Ambrosio mi disse che quel bar che lui di fatto gestiva era frutto di un concessione dell’onorevole Sandro Principe. Aggiungeva che qualora avessimo avuto bisogno Principe era a disposizione. La concessione del bar era una sorta di corrispettivo in quanto Adolfo D’Ambrosio e la cosca Lanziono avevano sostenuto la campagna elettorale dell’onorevole Principe attraverso il procacciamento di voti e l’affissioni di manifesti. Mi disse che se avessi portato voti Ettore Lanzino ne sarebbe stato molto contento. Il bar inoltre era un punto di ritrovo per i membri della cosca in quanto come è accaduto nelle circostanze in cui sono stato testimone spesso ci si ritrovava lì a discutere. Avvalendome della mia caratura e del mio ruolo mi attivai per racimolare voti a favore della coalizione sostenuta da Principe.  Me l’avevano chiesto anche Umberto Di Puppo e Francesco Patitucci. Quest’ultimo aveva però specificato ‘compà stavolta senza soldi’ lasciando intendere che non saremmo stati retribuiti dai candidati. In altre occasioni avevamo ricevuto somme di denaro da parte dei candidati. Tutti parlavano a nome di Ettore Lanzino.

 

Principe quando aveva ricoperto cariche pubbliche aveva favorito la cosca. Nella cooperativa a cui il Comune di Rende appaltava lavori pubblici figuravano infatti come dipendenti esponenti di primo piano del clan come lo stesso Ettore Lanzino. Il vantaggio si concretizzava nel fatto che parte delle retribuzioni dei dipendenti venivano pagate solo fittiziamente ai medesimi, nel senso che una parte della retribuzione dei singoli dipendenti confluiva nella bacinella della cosca, infatti nessuno dei lavoratori si poteva sottrarre a finanziare forzosamente le casse del gruppo criminale. Il meccanismo era il seguente. Se il dipendente veniva pagato con assegno questi era tenuto a restituire in contente una parte dello stipendio a D’Ambrosio o ad un incaricato del clan per conto di Lanzino. Nei primi anni 2000 (non ricordo se 2002 o 2003) incontrai a Saporito i fratelli Di Puppo che mi chiesreo di trovare voti per Principe, una cortesia che avrei fatto anche per Ettore Lanzino. In quel caso il candidato da sostenere era Bernaudo. Proposi di inviare qualche ragazzo di mia fiducia per affiggere i manifesti, ma i due mi dissero che stavano già provvedendo i dipendenti della cooperativa su loro disposizione. Tutti i candidati appartenenti anche ad altri schieramenti politici per poter far affiggere i manifesti si dovevano, per forza, rivolgere a D’Ambrosio. Una volta mi trovavo al Villaggio Europa al bar Colibrì con Adolfo D’Ambrosio e Umberto Di Puppo quando ho visto dietro al bancone dei buoni benzina dell’Agip e mi hanno spiegato che li aveva consegnati Sandro Principe per la benzina dei ragazzi che dovevano fare attacchinaggio per sostenere Cavalcanti.

 

Adolfo D’Ambrosio in pratica fungeva da tramite tra Principe e Lanzino. L’onorevole però per dare una certa parvenza di legalità evitava di farsi vedere con uomini di malavita. Tutto però aveva un costo che in parte doveva confluire nella ‘bacinella’ di riferimento della cosca Lanzino. I voti venivano pagati così come D’Ambrosio aveva il monopolio della gestione di tutti i servizi connessi alla campagna elettorale compresa l’affissione dei manifesti tramite persone dallo stesso individuate. Questo è accaduto in tutte le campagne elettorali compresa quella in cui è stato eletto Cavalcanti. La funzionalità delle cooperative a favore della cosca è anche di natura economica poiché parte dei proventi confluiscono, a scapito degli stipendi dei dipendenti, nella bacinella del sodalizio con diverse modalità. Si va dalla fatturazione fittizia di acquisti di materiali o alla lievitazione degli importi in busta paga, Ne ho una conoscenza diretta poiché avendo l’incarico di controllare la ‘bacinella’ per conto dei Castiglia, principalmente alimentata dall’usura, ho fatto verifiche anche dei proventi dei Lanzino ed ho capito che parte dei proventi delle cooperative che lavoravano per il Comune di Rende finivano nella ‘bacinella’ grazie all’intercessione di Adolfo D’Ambrosio. In più quest’ultimo mi chiarì che la concessione del bar che possedeva e i favori legati all’attività della cooperativa che si occupava a Rende di pulizia delle strade e manutenzione del verde pubblico erano fatti avvenuti grazie al nostro appoggio in campagna elettorale”.

Adolfo Foggetti

Adolfo Foggetti

ADOLFO FOGGETTI: “IL DENARO DELLA ‘BACINELLA DEGLI ITALIANI’ ARRIVAVA DALLA COOP RENDE 2000”

 

Anche il collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti ha a sua volta reso nota la propria versione dei fatti. “D’Ambrosio – dichiara Foggetti – aveva ottimi rapporti con Mirabelli e Principe. Insieme a Umberto Di Puppo, Alberto Superbo, Francesco De Luca, i fratelli Provenzano e Francesco Patitucci e cioé tutti quelli che erano intranei alla cosca degli italiani si prodigavano per fare la campagna elettorale sia per Rosario Mirabelli sia per Principe. Entrambi erano considerati ‘amici’ utili per chiedere eventuali ‘favori’. Patitucci mi aveva informato durante un incontro insieme a Rinaldo Gentile e Umberto Di Puppo tra il 2010 e il 2011 che la ‘bacinella degli italiani’ e quindi del loro clan veniva alimentata da somme di denaro che provenivano dalla cooperativa Rende 2000 in cui per un periodo era stato assunto anche Ettore Lanzino”.

 

FRANCESCO GALDI: “DATI CONTABILI TAROCCATI PER FINANZIARE GLI ‘AMICI'”

Il collaboratore di giustizia Francesco Galdi, commercialista di professione, racconta la versione ‘finanziaria’ del presunto iter corruttivo. “Pietro Ruffolo (ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Rende (ed ex consigliere della Provincia di Cosenza in quota PD), in carica nel corso dell’amministrazione Bernaudo) – afferma Galdi – erogava finanziamenti e concessioni di credito a favore di uomini e società delle cosche e ‘graditi’ alle cosche. Parlo di centinaia di finanziamenti che possono essere documentati attraverso accertamenti bancari. Tali finanziamenti sono riscontrabili perché molti non sono stati restituiti in quanto con la complicità del Ruffolo venivano erogati a società in crisi finanziaria i cui bilanci erano taroccati dal compiacente commercialista I. O., ovvero a persone fisiche non esistenti attraverso la creazione di documenti falsi di cui in ogni caso il Ruffolo era pienamente a conoscenza. Ruffolo prendeva dai finanziamenti che erogava una parte e la consegnava a Di Puppo. La criminalità organizzata beneficiava di questi finanziamenti poiché molte persone che contraevano debiti per motivi vari, droga o altro, si rivolgevano al criminale di riferimento per avere un aiuto, questi poi si rivolgevano a Ruffolo per ottenere i finanziamenti.

Adolfo D'Ambrosio

Adolfo D’Ambrosio

L’assessore era il punto di riferimento dei Di Puppo. Un giorno Michele Di Puppo intervenne in difesa del Ruffolo perché era diventato oggetto di troppe pressioni da parte della criminalità. L’episodio dal quale scaturì il ‘reclamo’ riguardava Romano Giovanni Battista il quale si era rivolto a Ruffolo, che rivestiva un ruolo di responsabile del settore concessione del credito presso la filiale del Credito Italiano di corso Mazzini a Cosenza, per ottenere un finanziamento di circa 40.000 euro per conto del gruppo Cicero. Nel 2003/2004 a seguito del rifiuto da parte di Ruffolo poichè il soggetto richiedente aveva delle segnalazioni in Crif e vi erano seri problemi per superare tale ostacolo, il gruppo Cicero aveva in mente di porre in essere una ritorsione nei confronti di Ruffolo. Michele Di Puppo allora si rivolse a Romano intimandogli che Ruffolo non poteva in nessun modo essere toccato perché era un loro uomo indispensabile al finanziamento della cosca. I fratelli Di Puppo avevano grosse e importanti entrate dal Comune di Rende me lo raccontò Michele insieme a Gianluca Marsico. Della Rende 2000 so che era inizialmente gestita da Giuseppe Iirillo. Aveva sede nel campo del Rende Calcio ed era riconducibile a Iirillo (alias Vecchiarella) uno dei pionieri della malavita di Cosenza che dopo l’operazione Garden si allontanò dagli ambienti criminali fino all’uscita dal carcere di Gianfranco Bruni, meglio noto come Tupinaro, di cui divenne il braccio destro.

 

La cooperativa che aveva creato a Rende destò l’interesse dei clan, Bruni gli impose che su Rende doveva far riferimento ai Di Puppo quindi favorire assunzioni a persone a loro vicine. Ettore Lanzino nel 2008 era stato assunto proprio in quella cooperativa, ovviamente solo in modo fittizio, tale da fargli percepire lo stipendio pur senza prestare effettiva attività lavorativa. Sono a conoscenza di ciò poiché in tal senso, pur se in quel periodo mi trovavo a Bologna ero stato incaricato per il tramite di Ettore Lanzino e Gianfranco Bruni di redigere tutta la documentazione necessaria a fargli ottenere il contratto. Per consentire l’assunzione di Lanzino senza destare sospetti era necessario creare dei documenti di supporto artefatti e quella, come noto, era la mia abilità, in più essendo intraneo al clan ero obbligato alla riservatezza. L’assunzione avvenne nel 2008, ma durò solo pochi mesi: tipo da gennaio a giugno. In estate infatti venne a trovarmi a Ravenna Giovanni Battista Romano, uomo all’epoca riconducibile al gruppo Cicero, il quale mi disse che era stato mandato dai ‘cosentini’ per dirmi di fare sparire le carte che io avevo predisposto in relazione all’assunzione di Lanzino in quanto erano sorti dei problemi e da lì a breve il boss avrebbe dovuto interrompere il rapporto lavorativo”.

 

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