Enterococchi: acqua non potabile, a Rende è ancora emergenza

In attesa dell’esito delle contro analisi dell’Arpacal vige il divieto all’uso alimentare. Intanto la dirigente dell’Igiene Pubblica Alimenti dell’Asl di Rende da oggi è in malattia.

 

RENDE (CS) – Acqua contaminata da enterococchi nei rubinetti dei rendesi. Dallo scorso venerdì nelle località servite dal serbatoio di località Surdo (Centro Storico, Saporito, contrada Pirelle e contrada Surdo) è stato interdetto l’uso dell’acqua a scopo alimentare e per la preparazione di cibi e bevande. Lunedì l’Asp avrebbe dovuto eseguire i prelievi da inoltrare all’Arpacal per le analisi, ma il campionamento è stato eseguito solo ieri alle 13.00. L’esito finale dei rilievi verrà comunicato all’Asp dai laboratori di Castrolibero domani in mattinata. Sino a quel momento sulla potabilità dell’acqua dei rendesi non vi è ufficialmente alcuna certezza. La ditta che dal dicembre 2015 gestisce il servizio, Acque Potabili Servizi Idrici Integrati Srl di Alessandro Tenuta ha provveduto alla clorazione delle acque e a far eseguire immediatamente le analisi sullo stato di inquinamento delle acque. “Dal primo pomeriggio di venerdì per noi l’acqua è potabile, – spiega Tenuta – l’allarme io ritengo sia rientrato, ma per il ritiro dell’ordinanza sindacale che impone il divieto di utilizzo a scopo alimentare bisogna aspettare i certificati dell’Asp”.

 

Negli uffici dell’Asp di Cosenza, tra funzionari indaffarati a chiacchiere tra i corridoi, a fungere da referente è il dirigente dell’ufficio Igiene Pubblica Marcello Perrelli. “Siamo stati informati del fatto che vi fosse a Rende un punto del serbatoio in emergenza con dodici enterococchi. Possono provocare infezioni e qualsiasi tipo di malattia trasmissibile con l’acqua se c’è una predisposizione particolare. Non è necessario approfondire perché si rischia di creare allarmismo. Basta dire che – afferma Perrelli – per precauzione l’acqua non va bevuta perché potrebbe essere pericolosa per la salute e siamo in attesa di risolvere il problema. Domani mattina intanto io darò disposizione di fare altri prelievi. Ho chiesto ai colleghi di Rende di potenziare i controlli e di verificare qual’è la causa dell’inquinamento da batteri fecali perchè per me la clorazione non basta. Però tutti i documenti ce l’ha l’ufficio Igiene Pubblica e Alimenti dell’Asp Rende, la dottoressa Labonia”.

 

Peccato che la dirigente, proprio oggi, sia malata. Dovrebbe guarire domani e rientrare sul posto di lavoro. A fare le sue veci, secondo il dirigente di Cosenza Perrelli dovrebbero essere i suoi due colleghi, ma entrambi affermano l’esatto contrario ovvero che il referente è lo stesso Perrelli. Tra rimbalzi di responsabilità raggiunta telefonicamente la dirigente dell’ufficio igiene pubblica rendese chiarisce che la questione non è di sua competenza, ma del dottor Perrelli dell’Asp di Cosenza. E che in ogni caso “è inutile fare gossip sugli enterococchi, – afferma la dirigente dell’ufficio Igiene Pubblica dell’Asl di Rende Labonia – tanto domani le analisi dell’Arpacal confermeranno che l’acqua non è contaminata. Noi non abbiamo la bacchetta magica, io sono a casa, ma ho fatto il mio dovere. L’ordinanza dice tutto, non devo dare spiegazioni. Gli enterococchi possono provocare diarrea, mal di pancia, ma secondo me sarebbe meglio preoccuparsi quando nell’acqua vi è la presenza di agenti chimici, non di batteri”. Un utente residente ad Arcavacata che ha contratto un’infezione alle vie urinarie causata da enterococcus e si chiede se potrebbe essere stata causata dall’acqua del serbatoio contaminata. E’ la stessa Labonia a confermarlo. “Certo, se si usa quell’acqua per l’igiene intima può succedere”. Eppure nell’ordinanza non è scritto.

 

 

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