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Cosenza: rapina Splendidi Splendenti, condannato a sette anni per 96 euro

I due complici che parteciparono all’azione non sono mai stati identificati.  

 

 

COSENZA – Si è concluso il processo a carico di Cesare D’Elia. Il trentaduenne cosentino, accusato di rapina aggravata, è stato condannato dai giudici del Tribunale di Cosenza a sette anni di reclusione. Pena comminata nonostante D’Elia, ascoltato dagli inquirenti, abbia ribadito di essere estraneo ai fatti. La difesa, nel corso del dibattimento, ha sempre sostenuto la tesi dello scambio di persona. Un’ipotesi che il collegio giudicante non ha ritenuto attendibile. E’ stata infatti rigettata la richiesta di una perizia che potesse confrontare le fattezze di D’Elia con quelle delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza della Polizia Municipale poste all’esterno dell’esercizio. I fatti risalgono al 22 dicembre 2015 quando due persone hanno fatto irruzione nel negozio Splendidi Splendenti di via Montegrappa a Cosenza. Con il volto travisato da casco e sciarpa i rapinatori hanno quindi intimato alle commesse di consegnare loro l’incasso della giornata.

 

La cassiera si sarebbe resa conto di quanto stesse succedendo solo quando il più alto dei due, mai identificato, puntandole una pistola giocattolo contro, ha minacciato di sparare qualora si fosse rifiutata di dare il denaro. Un magro bottino: meno di duecento euro. Quasi tutti in monetine e banconote di piccolo taglio. Poi la fuga a passo svelto verso la Fiat Bravo bianca guidata da una terza persona, anche questa mai identificata. Un passante dopo aver assistito alla scena ha allertato le forze dell’ordine comunicando il tipo di auto sulla quale i tre malviventi si erano allontanati. Gli agenti della Questura sin da subito hanno sospettato si trattasse di Cesare D’Elia il quale aveva in uso proprio una Fiat Bravo bianca e viveva a poche centinaia di metri dal negozio di detersivi rapinato. Assolto in due processi in cui era ritenuto l’autore di furti ai danni di due esercizi commerciali era stato in passato accusato di essere un fiancheggiatore di Franco Bruzzese in quanto, nel garage del palazzo di Quattromiglia in uso al boss latitante, era presente una motocicletta intestata al trentaduenne.

 

All’epoca dei fatti sorvegliato speciale, gli agenti hanno aspettato D’Elia nei pressi della sua abitazione del quartiere Rivocati dove sarebbe dovuto, per legge, rientrare entro le 20.00. Fermato e perquisito, gli furono trovate addosso 96 euro di monete e piccole banconote. Un casco identico a quello descritto dalle commesse, bianco lucido con sfumature laterali rosse e verdi, fu invece ritrovato nella cuccia del cane al lato del portone dello stabile in cui abitava con i genitori. Controllata l’auto di D’Elia, che sostava a pochi metri dalla sua abitazione, gli agenti si resero conto che il mezzo aveva ancora il motore ‘caldo’ come se fosse stata appena parcheggiata. In più nei filmati di videosorveglianza gli inquirenti notarono che la persona che somigliava a D’Elia camminava zoppicando e successivamente, ricordarono, che una volta portato in Questura il ragazzo lamentò a più riprese di avere male ad un piede. Un quadro indiziario che i giudici hanno reputato abbastanza chiaro per poter condannare il giovane a sette anni di reclusione.