Sciame sismico due terremoti in mezz’ora

COSENZA – Il Pollino continua a tremare.

Non si placa l’ondata di movimenti tellurici che sta coinvolgendo l’area montuosa tra Calabria e Basilicata dall’autunno del 2010. In pochi minuti, oggi, sono state due le scosse registrate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La prima alle 11,02, con magnitudo 2 ed una profondita’ di 8,9 chilometri. La seconda alle 11,35, sempre con magnitudo 2 e con una profondità di 8,6 chilometri. I comuni piu’ vicini all’epicentro sono stati in entrambi i casi quelli di Mormanno (Cosenza) e Rotonda (Potenza). Nessuna conseguenza è stata segnalata per la popolazione, ma torna la paura nel comprensorio colpito dal sisma il 26 ottobre 2012 con magnitudo 5. Proprio il centro di Mormanno fu quello più colpito. Tantissimi i danni alle strutture, le famiglie sfollate che ancora non possono rientrare nelle proprie abitazioni e una fobia che per mesi fece dormire i residenti in auto. Due giorni fa l’ultima scossa di magnitudo 3 avvertita dalla popolazione. Carlo Tansi, geologo del Cnr, dalle colonne de ilmeteo.it spiega che “sul Pollino è in atto un processo deformativo crostale abbastanza imponente, lo sciame sismico sta dando segnali di un incremento dell’energia sismica liberata“. Nell’area infatti esistono due zone sismicamente nevralgiche: il bacino del Mercure e la faglia di Castrovillari-Frascineto. “Purtroppo – afferma Tansi – la scienza oggi non è in grado di fare previsioni dei terremoti. Non si può dire se e quando si verificheranno scosse forti, almeno non in modo preciso. Sicuramente sappiamo che la Calabria è una Regione molto sismica, ma non si può prevedere il giorno, il mese e l’anno delle scosse. Possiamo comunque sapere dove ci saranno forti terremoti in base ai dati storici. I terremoti più violenti della Calabria sono sempre stati nella zona meridionale, tra lo Stretto e il Vibonese, mentre per quanto riguarda la Calabria settentrionale abbiamo avuto terremoti anche forti e intensi, ma comunque meno importanti, al massimo di poco superiori alla magnitudo 6.0 Richter, con potere distruttivo inferiore rispetto a quelli che possono capitare nelle zone meridionali della Regione. Anche il numero di vittime lo dimostra: gli eventi più drammatici della storia sono stati quello del 1908 nello Stretto, quelli del Vibonese e della Piana di Lamezia Terme, con decine di migliaia di vittime, mentre nel cosentino e nella zona al confine tra Calabria e Basilicata abbiamo avuto terremoti sì, anche catastrofici, ma con numero di vittime nell’ordine delle centinaia, mai delle migliaia. In sintesi, possiamo dire che tutta la Calabria è ad alto rischio sismico ma c’è una netta differenza tra quella centro/settentrionale e quella centro/meridionale. Possiamo dire che la Calabria è sismica, e la sismicità dipende dalla presenza di faglie attive; in particolare abbiamo un sistema di faglie attive che va dalla Sicilia orientale fino al Pollino attraversando tutta la Regione; queste faglie determinano i terremoti. Sono faglie che si sono mosse in passato e si muoveranno in futuro; ma non possiamo dire quando di preciso queste faglie si muoveranno. Potranno muoversi tra un giorno o tra cento anni, e questo è il grande limite della scienza. Nessuno, oggi, è in grado di prevedere i terremoti. Al confine Calabro/Lucano si stanno muovendo alcune faglie, ma non possiamo assolutamente prevedere quello che potrà accadere in seguito a questi movimenti. Gli sciami sismici possono esaurirsi nel giro di qualche mese/anno, oppure possono intensificarsi. Attualmente la magnitudo delle singole scosse dello sciame sismico del Pollino è inferiore, almeno fino ad oggi, rispetto a quello che ha preceduto L’Aquila. Ma osservando i dati notiamo come sta aumentando l’energia sismica liberata“.