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Cosenza, la Finanza sequestra i beni a due esponenti della cosca Lanzino (FOTO)

Sequestro di un milione di euro tra beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie nei confronti del reggente di una cosca cosentina e del suo parente, anch’egli associato.

 

COSENZA – I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza hanno eseguito questa mattina una misura di prevenzione disposta dal Tribunale di Cosenza su richiesta del Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dalla D.D.A. di Catanzaro nei confronti di un esponente di spicco di un clan locale e di un consociato. Il provvedimento (previsto dal Codice Antimafia, ex D. Lgs. 159/2011) è finalizzato al sequestro per la successiva confisca, di immobili, quote sociali, una società ed un’autovettura per un controvalore pari a circa un milione di euro. In particolare il sequestro ha colpito beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie dell’uomo ritenuto uno dei reggenti della cosca Lanzino e di un suo parente, anch’egli affiliato al sodalizio criminale: Francesco Patitucci e Giuseppe De Cicco. Il boss si trova attualmente detenuto presso la casa circondariale di Terni per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale e per violazione della legge in materia di detenzione di armi.

 

Patitucci è stato già condannato per il delitto di associazione mafiosa e reati connessi con sentenze di primo e secondo grado (divenuta irrevocabile nel 2015) nelle quali veniva condannato per appartenenza all’associazione mafiosa denominata Lanzino – Ruà e riconosciuto quale reggente della consorteria, nonché per la commissione di reati di estorsione e di usura. Il capo clan era già stato condannato per la partecipazione all’associazione mafiosa denominata “Pino-Sena” con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Catanzaro, divenuta irrevocabile nel 2000.  Giuseppe De Cicco, invece, è legato da stretti rapporti di natura familiare con il reggente del clan ed è ritenuto funzionale al business della cosca con compiti di riscossione dei proventi dell’usura. Gli accertamenti patrimoniali eseguiti nei loro confronti e dei prossimi congiunti hanno permesso di appurare, nel periodo 2002/2013, una netta sproporzione delle movimentazioni economico-finanziarie in uscita (ad esempio, acquisti di immobili) rispetto ai redditi dichiarati non sufficienti neanche a soddisfare le esigenze primarie di vita. L’operazione ha portato al sequestro di quattro fabbricati turistico-residenziali in provincia di Cosenza, una società edile con 10.000 quote sociali e il relativo complesso aziendale; un’automobile e conti correnti bancari per un valore complessivo stimato pari a un milione di euro.

 

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